Zombies in candyland

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Prendete una versione del gioco dell’oca ideato nel 1945 da Eleanor Abbott, mentre era in convalescenza da poliomelite in quel lontano quel di San Diego, California, Usa, pensato per bambini che non devono prendere decisioni ma solo affidarsi alle istruzioni e chiamato Candyland, Terra dei dolciumi. Ecco come si presentava nel 1949:

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Prendete la contessa Erzsébet Báthory (Nyírbátor, 7 agosto 1560 – Čachtice, 21 agosto 1614), leggendaria omicida seriale ungherese, accusata di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne (la cifra oscilla tra 100 e 300) e di farsi bagnetti nel sangue delle sue vittime per mantenersi giovane. Ecco come si presenta in un simpatico oggettino d’arredamento:

bathory oggettino arredamento

Prendete gli zombi, i morti viventi che si aggirano in cerca di cervelli da sbranare, ultimamente protagonisti di una fantascientica serie televisiva britannica quale Dead set (Studio morto, con tutti i doppi sensi del caso), serie in cui si scatenano nelle stanze di un equivalente del Grande fratello e schifezze simili (fantascienza: o non si nutrono di cervelli? E allora lì che ci combinano?); della serie televisiva The walking dead (Morti che camminano); di un bellissimo libro di Max Brooks; e prima di tutto di un inaggirabile capolavoro di Romero. Eccoli in una versione letterale della primissima comunione:

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Ecco, prendete queste tre cose e tenetele ben presenti per dimenticarle (o viceversa); e poi fate un salto sul sito di Taty Dessì (in rete Taty Bathory), Zombies in candyland, fresca di blogo e di disegno, che ha in apertura di informatico loculo cotante kubrickose parole:

Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere: «Non tentare di volare troppo in alto», come viene intesa in genere, e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso: «Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide».

e che disegna e scrive cose gustose, con un tocco di umorismo e un ribaltamento di prospettiva in direzione di Mostri & co. e Dylan Dog (siamo tutti i mostri di qualcun altro).

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Una risposta a Zombies in candyland

  1. FAD dice:

    Vi invito a visitare oltre al blog pure il sito di Taty Dessì:
    http://www.zombiesincandyland.it

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