Zé-Violet / Come evitare di alimentare i troll col proprio fegato (almeno su Tumblr)

trolli

L’altra sera ho ingrassato la lista nera degli utenti di Tumblr bloccati. Dopo aver scoperto che ho circa 4 pagine di tumbli senza post che mi seguono, mi sono chiesta: «Dove sbaglio?», e subito dopo: «Ma sei scema? Chiudi tutto che è la pula, sicuro». Probabilmente invece sono alias di gente che ho bloccato con i loro tumbli originari.
Casomai mi fossi sbagliata in galera portatemi sigarette, mi raccomando.
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Come non

C’è da dire che avendo tempo discuto, spesso. O spesso ho tempo da buttare e mi parte l’embolo. Quindi è possibile che mi sia fatta un branco di stalker pronti ad azzannare. Ma un minimo comune denominatore degli attacchi gratuiti, degli scassac@22o, ci sarà pure: se lo trovo eviterò di cascare nella tentazione di litigare o di farmi venire una crisi isterica paranoica scoprendo quanti profili fasulli mi seguono. Magari scovo la formula magica per salvare le discussioni intelligenti sull’interwebs eliminando i troll e i flamers. Ci scappa il Nobel fra qualche decennio, magari.
Dunque, il rant o l’invettiva; il flame, la lite; gli attacchi gratuiti. Come non alimentare gli spaccac@22o.
violetpaoloPurtroppo ho dovuto guardare nella melma altrui. La mia, essendo donna  (sì lo so, un tempo in rete mi facevo passare per trans, e ogni tanto lo rifaccio per ridere -vedi a fianco- ma prendo per buona l’idea che la maggior parte mi identifichi nel genere femminile) si arena sul classico «Sc0p@ di più», «Zoccola», «Sei un cesso e non ti caga nessuno».
E’ imbarazzante dover trovare risposte sensate a questo tipo di chiusa dell’invettiva, vero? Il bello è che il risultato di un attacco del genere a una donna, soprattutto se rientra nelle categorie gattini-bimbi o bondage-racconti di sc0p@te, è che questa si ritrova con una nuova schiera di aspiranti amanti e di aspiranti nuove amiche per la pelle.
Quindi io che mi ritrovo solo fake devo cominciare a postare più porno e gattini, sembrerebbe.
Ai maschietti invece capitano avversari più interessanti, ma non molto più vari nella specie.
(continua)

Pollitica

Il blockbuster dell’argomento buono per attaccare è la politica, o meglio, il posizionamento che ciascuno si dà scrivendo di ciò che accade nella mai tanto analizzata Vita Vera(tm). Se uno scrive «Immigrati morti? Potevano starsene a casa loro» è difficile che venga travolto da critiche. Perde lettori-seguaci, cioè followers, si spera. Ma se scrive «Mangiare carne fa male al pianeta» qualcuno che sfanculi lo trova. Molto di più se commenta le larghe intese con un rosario di bestemmie o l’ultimo editoriale del  Pigi Battista del momento (c’è sempre un insulso scribacchino ignorante pagato troppo per scrivere sui giornali) con una svomitazzata di odio.
Se i post sono intervallati da sc0p@te o gattini non frega niente a nessuno, curiosamente.
Quando lo scrivente, diciamo il tumblero così eliminiamo failbuk, si mette d’impegno e analizza un fatto per poter dire che vaffanculo, governo ladro, vi meritate l’estinzione ma con modi e temi che non possano farlo passare per grillino, il flame diventa interessante per la mia ricerca.
C’è quello o quella che riesce a spaccare il capello in sedicimilionesimi e pur sostenendo la stessa linea dello scrivente riesce a smontare il post vergando una treccani di commento al commento del commento. Il flame scoppia per esaurimento nervoso del primo estensore, che cerca furiosamente un qualsiasi appiglio per non farsi fregare l’idea base del post da qualcun altro, cioè da chi lo critica, e sa che se non si chiude in una scazzottata alla prima occasione non si chiuderà mai più. Qui l’antidoto non c’è. Perché ciulare le idee è insito nel dna del web.
(continua)

Bastiani

C’è quello o quella che attacca la teoria del post a prescindere, come se fosse antani, con la supercazzola del «Voi siete tutti uguali».
Di questa specie fanno parte i bastiancontraristi: se la tendenza mondiale del momento è «Miley Cyrus ha un pessimo gusto nel vestire»,  loro si indignano per la poca sensibilità dello scrivente accusandolo di non capire che quel costumino in latex trasparente è in realtà un grido d’aiuto della ex ragazzina Disney che cerca di affrancarsi dal business del malefico Topo. Se tutti invece sbavano o perculano la performance zozza il bastiancontrarista si indigna per lo sfruttamento dell’immagine della donna, e così via passando per B. non è peggio di Marrazzo, anche la Santanché è una donna e poi vi lamentate del femminicidio, eccetera.
I bastiancontraristi si fermano con l’astuzia. Se dicono nero mentre tutti inneggiano al bianco basta dargli ragione SUBITO: lo shock è tale da zittirli, generalmente. Altrimenti ve lo ritrovate sullo zerbino di casa, col guinzaglio al collo, pronto a sottomettersi a voi. Comodo in caso stiate traslocando o rinfrescando le pareti di casa.
(continua)

Liberqualcosa

Affiliato al bastiancontrarista c’è l’autoproclamato liberal (o liberale, libertario, liberista, libero, liberato: attenzione, quasi in nessun caso l’autodefinizione corrisponde a quella unanimamente riconosciuta da dizionari ed enciclopedie) che di base è affascinato dalla radice liber delle parole avendola scambiata con il concetto di è come dico io e basta. Questi sono la maggior parte dei fomentatori di flame, ed è anche la triste (ironia) punizione per chi si proclama unico e irripetibile: sono, siete, tutti degli spaccaovaie o spaccac@22o. Uguali.
Il liberqualcosa (spesso li ho definiti liberm€rde, ma è limitante) è bastiancontrarista per mettersi in mostra ma si accomoda molto volentieri nel flusso generale di chi ce l’ha con i komunisti. E hanno sempre ben presente, se non nel mirino del loro fucile (sono spesso favorevoli a una più facile vendita e possesso di armi, spesso desiderando una legislazione modello Usa), un preciso o una precisa komunista. Se la discussione si fa interessante, il liberqualcosa attacca direttamente la persona sminchiando irrimediabilmente il flusso di ragionamenti in corso.
Sanno sempre tutto del loro avversario: che non lavora, se lavora è assenteista; che è sicuramente uno statale perché non fa una mazza dalla mattina alla sera; oppure che non guadagna un c@22o, è un morto di fame perché privo di spina dorsale; oppure che è un eterno studente, un topo di biblioteca che non vive nel mondo reale; alle volte si lanciano nel «non sc0p@» anche con un uomo, ma solo se sono di buon umore.
Sanno sempre e perfettamente chi hanno di fronte ma soprattutto credono fermamente che i soldi siano un’ottima arma: se non li hai sei un fallito, se li hai sei ipocrita (perché fai il komunistah!).
E qui il dubbio assale: non c’è antidoto se sono stalker, c@22o. Ma se sono stalker vuol dire che passano un sacco di tempo indagando sull’avversario. Quindi un antidoto potrebbe essere rispondere invariabilmente: ma tu che sai tutte queste cose di me, quando diamine lavori? Come fai ad attaccare qualcuno come fancazzista se passi tutto il tuo tempo a cercare le sue magagne?
Ma squilla l’Io sono un libero professionista, un imprenditore di me stesso quindi lavorano quando vogliono. «Interessante. Tuo padre che fa? Ricco di famiglia, eh?».
L’ideale per liberarsene definitivamente sarebbe scoprire un liberqualcosa fautore ad cazzum del libero mercato e del meno Stato più libbertah! che lavora in una startup internet o un’agenzia di comunicazione per failbuk e vive in casa dei suoi grazie ai soldi del padre baby pensionato ex dirigente Inps.
E’ un metodo schifoso, lo so, ma per levarsi la m€rda dalle scarpe si rischia di sporcarsi, è noto. Sempre meglio che portarsela in casa o sul tappetino dell’auto.

Violet

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