Vita: un, e due, e tre e quattro?

Contro l’omologazione, in nome di una diversa omologazione, seppur stupefatta, diceva uno dei protagonisti di Trainspotting: “Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”
Contro l’omologazione, in nome di una diversa omologazione, si schierava anche il protagonista di A ritroso di Joris Karl Huysmans, che sognava persino di riuscire a sfuggire al giogo del nutrimento e dei relativi prodotti di risulta.
Essere non omologati significa semplicemente fare quello che ci va, né omologati né contromologati. La semplice serie di quattro immagini sopra fa impressione. Vien da chiedersi: tutta qui la vita? E un, e due, e tre e quattro? No. Occorre Battiato: Lascia tutto e seguiti.

 

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