Vetrina: vipere

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Riportato alle nostre vicende umane, il comportamento della vipera fa pensare a quelle persone che, avvicinatesi a te con apparente innocenza, fanno un voltafaccia improvviso e ti feriscono profondamente. Che cosa possono volere? Appropriarsi di qualcosa che è tuo, godere di servigi che non sono disposti a ricambiare. Devono «ucciderti», magari solo professionalmente, o sentimentalmente, per godere poi indisturbate delle ricchezze di cui sei portatore. Un esempio: il professore universitario che si appropria dei risultati della ricerca di un suo assistente. Per poterne godere la gloria deve far uscire di scena il malcapitato giovane pensatore.
Quando l’apparente amico ha affondato in te i suoi denti di vipera, la ferita è profonda e la delusione amara. Speriamo che ci sia un siero antivipera a soccorrerti.
La vera vipera, animale dell’area mediterranea e alpina, è un animale giustamente protetto. Le vipere umane vanno evitate e, all’occorrenza, messe nell’impossibilità di mordere.

Vetrina

Pietro V.
Mi fa impressione scrivere di una vipera dopo i risultati di queste elezioni. Pensavo di rispondere con Mitridate, che ogni giorno prendeva un po’ di veleno, mi pare cicuta, per rendersene immune nel caso lo avvelenassero, da cui il verbo mitridatizzarsi. E invece non c’è solo Mitridate, c’è anche Eta Dirtim, il suo contrario: a furia di prendere veleno si è completamente (autocensura) instupidito. Eta Dirtim  ha benedetto il pubblico italiano di destra che ha votato i ladroni incapaci e mangioni, ma il suo bacio ha intossicato pure il centro sinistra, perso tra il pisolino sugli allori del futuro (che poi si son rivelati spine) e l’ansia di dire sissignore alle operazioni di macelleria sociale volute dalla finanza ue/mondiale e servite dal maggiordomo della «scelta civica». Allora, allegoricamente: la vipera resti nel suo ambiente, ma se vuole entrare in casa non siamo noi che dobbiamo adattarci: io le schiaccio la testa.

 

Francesca Taddei
Sabrina era così; civettare era più forte di lei. Anche con uomini di cui in realtà non era infatuata, o men che meno innamorata. Anzi, flirtava proprio con chi non le faceva battere il cuore, perché il suo era solo un gioco, un passatempo.
Non era appariscente Sabrina. Sempre curata, questo sì, ma non aveva mai un abbigliamento provocante o un trucco marcato. Era l’atteggiamento la sua arma segreta. Si avvicinava alla sua preda senza destare sospetti nella fidanzata/moglie/compagna di turno; anzi, in genere suscitava simpatia e c’era pure chi si confidava con lei. Poi metteva in atto il suo piano. Si mostrava interessata al lavoro, o allo sport o all’interesse principale del tizio; diceva che, guarda caso, anche lei era proprio tanto interessata alla stessa cosa e a quel punto il gioco era fatto. Creato l’alibi per frequentarsi senza destare sospetti, bastava usare la strategia più banale: mostrarsi una fragile fanciulla, riconoscente all’uomo interessantissimo e pieno di qualità che le stava dando una mano e contemporaneamente far nascere l’idea che lei, contrariamente alla fidanzata/moglie/compagna, lo avrebbe sempre tanto gratificato, tanto compreso e anche tanto lasciato libero.
Il decorso era sempre rapido: la preda rimaneva colpita all’istante da tante moine, perdeva la testa e si esponeva pericolosamente mostrandosi pronto a lasciare la partner ufficiale per lei. Ma a quel punto Sabrina aveva già soddisfatto la sua voglia di conquista pura e semplice e quindi si negava al malcapitato, fingendo stupore e imbarazzo.
E si ritirava dalla scena, almeno fino alla prossima battuta di caccia.

 

Lodovico
Citando Paracelso, il medico del ‘400,  «tutte le sostanze sono velenose. Non c’è nulla che non possa essere velenoso. E’ la dose che fa il veleno». Anche l’acqua potabile è un possibile veleno.

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