Vetrina: viaggiatori maleducati

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Nell’immagine, le varie incarnazioni del Dottor Chi e i relativi compagni di viaggio).

Carla Muschio
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Lettura

La persona che vuol essere mal educata, in viaggio, cerca sempre di avere il miglior posto, in vagone semplice, nello sleeping, in carrozza o in battello, alla faccia o alle spalle di tutti i viaggiatori, maschi o femmine, giovani o vecchi, belli o brutti. La persona male educata, in viaggio, non cede la destra, non si cava il cappello, non saluta, non s’inchina, non presta il suo giornale, non presta il suo orario, non solleva il cristallo dello sportello, non tira la tendina contro il sole, non dice il nome della stazione, a cui si è arrivati, non ha freddo, quando gli altri hanno freddo; non ha caldo, quando gli altri hanno caldo; e non lascia di fumare, nel vagone dove non si fuma. Egli mangia, beve, dorme in treno, come se niun altro vi fosse; fa la sua toilette, sfoglia i suoi libri, va e viene attraverso il vagone, senza chiedere mai il permesso. In albergo, la persona male educata fischia, canta, strepita, nella sua stanza, senza curarsi del vicino: gitta le sue scarpe contro il muro, se ode un rumore: chiama il cameriere e la cameriera a distesa, senza occuparsi, se gli altri dormono: scende alla table d’hôte tardi e vi legge il giornale: si serve del miglior pezzo e se vi è un residuo d’insalata, lo prende tutto.

(Matilde Serao, Saper vivere. Norme di buona creanza, 1901;
Mursia, Milano 2012, pp. 112-113)

Vetrina

Francesca Taddei
Beh, non occorre che Gianfranco si impegni molto per risultare un pessimo compagno di viaggio; basta che si comporti come un sedicenne medio. Passerà tutto il viaggio rispondendo a monosillabi agli zii, non distoglierà mai gli occhi dallo smartphone (o altro dispositivo elettronico equipollente), non lo attraverserà neanche per un secondo l’idea di aiutare gli zii a sistemare le valigie o a procurarsi qualcosa per la cena, e soprattutto farà capire inequivocabilmente quanto si annoia e quanto vorrebbe essere ovunque tranne che lì.

 

Elena Trabaudi

Semplicissimo! Per essere un cattivo compagno di viaggio, è sufficiente che Gianfranco dimentichi le regole di bon ton eventualmente apprese in famiglia e che interpreti con convinzione il ruolo dell’adolescente annoiato, snobbando con aria di sufficienza i parenti adulti. Questi, poveretti, si rovineranno il viaggio nonché la permanenza in Austria; e al ritorno potranno rifarsi con i genitori del ragazzo.
A proposito: perché il giovane non pianta una bella grana in famiglia, invece di farsi mandare là dove non vuole? E perché a farne le spese devono essere gli zii incolpevoli invece dei genitori, incolpevoli anch’essi, ma tenuti dal proprio ruolo a interagire con il figlio?

 

Lodovico Re

Ed ecco a voi una lista di buone idee per Gianfranco. E non scrivo a caso: le ho tutte collaudate personalmente.
1) Essere perennemente in ritardo: nel prepararsi al mattino, nel  muoversi per andar da qualunque parte… parte di questa strategia è anche occupare il bagno ad oltranza.
2) Metterci una vita a ritrovare documenti di viaggio, biglietti, soldi nascosti chissà dove…..
3) Parlar male della gente del posto, della cucina del posto, della città e di tutto quello che è possibile. In sintesi, spirito d’adattamento pari a zero.
4) I vecchi zii lo han tanto voluto con sé in viaggio? Gianfranco può sparire quando ci si aspetta che lui sia con loro e magari ancor più perfidamente restare superpresente se capisce che gli zii vorrebbero un momento per star da soli.
5) Gianfranco  può far qualche discorso spinto al telefono con la fidanzata in presenza degli zii od usare al telefono molte parolacce.
6) Quando richiesto di dire la propria, di fare una scelta… non avere mai un’opinione.

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