Vetrina: studi d’artista

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video:
Neil Young, The artist).

Carla Muschio
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Lettura

Se ti capita di visitare lo studio di un artista, non toccare assolutamente nulla nella stanza. Non voltare un quadro appoggiato alla parete, non aprire una cartelletta senza permesso, non sfiorare un manichino con il suo drappeggio, un mobile o un oggetto usati come modello. Non sai con quanta cura l’artista ha disposto questi pezzi e che disagio puoi causargli se glieli sposti.
Non esprimere esagerato apprezzamento o disapprovazione per ciò che ti viene mostrato. Se un quadro o una statua ti piacciono, mostra il tuo apprezzamento con il guardarlo attentamente dicendo poche parole ben scelte, non lodi sperticate.
Non chiedere i prezzi delle opere se non vuoi veramente comperare; e anche in quel caso, è meglio osservare bene le opere, scegliere e affidare le trattative a una terza persona oppure scrivendo all’artista dopo la visita. Non è detto che l’artista voglia vendere quell’opera. Se vuoi concludere subito l’affare puoi chiedere il prezzo; se lo trovi troppo alto dillo pure e fa’ una controfferta, poi l’artista deciderà se mantenere il suo prezzo o accettare.

(tradotto da John H. Young, Our Deportment or the Manners,
Conduct, and Dress of the Most Refined Society
, Harrisburg e Chicago 1881, p. 164)

Vetrina

Elena Trabaudi
Direi che i due ricconi hanno sbagliato tutto.
Intanto non si capisce perché non si siano orientati su beni di investimento più neutri, come i fondi bancari o un immobile in zona più o meno di prestigio. Sono andati a scegliere uno dei campi più chiusi e di gusto più soggettivo, salvo poi comportarsi come fanno alcuni con i senegalesi sulla spiaggia: informarsi su tutti i prezzi, contrattare fino allo sfinimento e poi piantare in asso il malcapitato e andare a farsi un bel bagno in mare!
Loro non capiranno che cosa hanno fatto di sbagliato. La volta dopo sfoggeranno un paio di occhiali fighissimi da portare sulla testa, pensando: Ora l’artista capirà come siamo trendy!

 

Mariagrazia
Due professionisti in che cosa? Forse in sfrontatezza? Certamente in maleducazione e presunzione! La signora trova Car-ino quel torso? Gentile da parte sua, ma trovi un aggettivo  più adeguato. Lui, invece, faccia una cura ricostituente e prenda uno Xanax, che lo renderà più calmo e meno sensibile allo stridore dei colori. Ultima considerazione: perché non seguire un corso accelerato su cosa si intenda per arte e come venga interpretata individualmente da ogni artista?

 

Francesca Taddei
Chiaramente le opere d’arte non sono merce esposta su uno scaffale e quindi non si dovrebbe chiedere prezzi a raffica, ma solo nel momento in cui si è intenzionati all’acquisto. Meglio ancora sarebbe parlare con l’artista solo delle sue opere e poi trattarne l’acquisto con la galleria o con altro intermediario. Perché in effetti è brutto ridurre l’arte a una questione di soldi!
Tutto ciò però vale in teoria. Nella pratica purtroppo un artista deve pur puntare sulla vendita, se vuole campare. E chi può permettersi di acquistare un’opera di un certo costo non è detto che la apprezzi davvero. Quindi temo che al nostro Giovanni toccherà far buon viso a cattivo gioco ed essere gentile con gli arricchiti di turno; oppure rinunciare a vendere le proprie opere e limitarsi ad esporle in qualche mostra.

 

Filippo
Ferdinando ha un dubbio che è anche una intuizione e lo racconta ad Adele: «Ma se avessimo scucito il grano, intendi comperato un’opera, il nostro artista sarebbe stato ugualmente scontento di noi?… L’impressione è che certi artisti siano venali come certi bottegai…».

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