Vetrina: smaltimenti dei rifiuti

spazzatura_spazio

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Alcune persone gestiscono le loro esperienze di vita come la famigliola californiana trattava la spazzatura: si consuma l’esistenza senza meditare troppo e si liquidano le esperienze insieme al loro packaging, senza averne tratto grande saggezza. Queste persone poco meditative non si vergognano di lasciare in giro veleni che rovinano l’ambiente degli altri. Sono degli esuberanti insoddisfatti che lasciano un senso di disagio in chi li incontra: il “puzzo” dei loro rifiuti non correttamente smaltiti.
Chi dispone dei propri “rifiuti spirituali” in modo più giusto dividerà le proprie esperienze in situazioni felici, che di certo non butterà via; esperienze in “vuoto a rendere”: lo scambio di opinioni e sentimenti con gli altri; infine, esperienze negative da cui allontanarsi. Queste ultime, debitamente etichettate e divise come si fa con vetro, plastica, metallo, acquisteranno nuova vita come consapevolezza acquisita.
Anche a non essere così bravi, si dovrebbe almeno evitare di buttare addosso agli altri i propri malumori, come fanno quei barbari che buttano tutti i loro rifiuti alla rinfusa in un sacchetto e poi lo abbandonano in un cestino in strada. È improbabile che vengano visti e multati, ma la Terra ne soffre.

Vetrina

Stefania Berutti
Cercare di fare ordine, ogni tanto. Cercare di sistemare tutti i pensieri che affollano la mente e non danno tregua nemmeno durante il sonno. Sistemare la casa, la propria stanza. Innaffiare le piante, quelle sul balcone e i tre peli che crescono sul tavolino accanto al telefono. Provare a fare una lavatrice alla settimana e, nel frattempo, comprare un paio di pantaloni nuovi, magari un maglione, volessiddio un paio di scarpe.
Ecco, un po’ di ordine, è quello che ci vuole.
Ma il tempo non c’è mai. Annaspo nell’eterna emergenza. Allora accendo il computer e mi tuffo nei tremila progetti rimasti in sospeso, ma vengo distratta da altrettante idee che circolano sul web: il desktop diventa una sorta di “campo minato” stracolmo di cartelle cui do nomi sempre diversi e sempre più fantasiosi, così, per rompere la monotonia. Il risultato è il chaos più totale: le idee buone si mescolano a quelle appena accennate, il filo logico viene seguito come se fosse srotolato da una Arianna telematica, ma alla fine si perde nei meandri di labirinti più vecchi di me…
Bisogna fare pulizia!
Cominciare dal piccolo, magari raggruppare i vestiti sparsi tra letto e sedie e dividere quelli destinati alla lavatrice dagli altri, che ancora possono essere indossati.
Si passa poi ai fogli disseminati sopra-sotto-accanto al computer: raccolti in pratici mucchietti, magari con una fascia che indichi la pertinenza.
La sistemazione dei fogli prevede almeno due fasi: la prima, quando si raccoglie TUTTO, e la seconda, quando dal tutto si liberano fogli e ricevute che proprio non possono più servire… e si comincia a buttare…
Buttare via, racchiudere mondi interi in pratici sacchetti di plastica e accompagnarli nell’ultimo viaggio fino al cassonetto. Decidere, in un moto degno di Greenpeace, che le riviste e i quotidiani, le fotocopie e le ricevute possono essere raccolti in sacchi di carta e raggiungere i loro simili nei gialli pascoli dei cassonetti per carta e cartone. Questa storia del differenziare il proprio passato è spesso affascinante e in fondo allunga il momento sempre difficile del distacco: sembra che l’atto distruttivo del buttare via, reso ancora più perentorio dal fatto che si butta via parte della propria vita, possa riscattarsi in una palingenesi del riciclo. La stessa sensazione l’ho provata buttando via vestiti ormai vecchi per me: una bella lavata, una veloce selezione per eliminare buchi e strappi e poi via, nei cassoni della Caritas. Ecco, cos’è quella piccola fitta che sento, in un punto troppo vicino all’iconografia del Sacro Cuore per essere davvero il muscolo cardiaco? Commozione.
Commuovermi del mio buttare via, del distacco che prendo da ciò che ho usato. Rallegrarmi del colore della scrivania, finalmente riscoperto sotto strati di bianco sporcato di nero.
E poi, una volta compiuti i riti del riordino esterno, avvicinarmi al computer, questo totem moderno, e aprire, uno a uno, i mille file… Trascorrere come in un sogno le mille idee, i progetti, le foto.. decidere di cancellare, con un semplice gesto, interi anni passati a studiare e ad elaborare. Cancellare le immagini, che sofferenza. Eppure, anche questo è giusto, importante e spesso vitale.
Fare spazio a nuove sensazioni e nuove idee, distruggere qualcosa di scritto, per permettere alla mente di elaborarlo di nuovo.
Smaltire, che verbo strano. Si può usare per il grasso e per i rifiuti, dunque per qualcosa “in più”, che blocca e appesantisce. Allora sì, smaltiamo anche le idee e i progetti non riusciti. Smaltiamo le foto meno significative, teniamo solo quello che può ancora suscitare emozione e non commozione.

 

Elena Trabaudi, Risparmiare energie
Ognuno di noi ha un certo numero di cose da fare, per sé e per gli altri. Poniamo che si debba andare in tre banche, poi all’ufficio che cura l’amministrazione della ditta di famiglia; ma che sia necessario fare la spesa, vedere la figlia per mettere a punto la quarta di copertina del libro che sta per essere stampato, e magari portare anche le scarpe a risolare o i pantaloni a fare l’orlo.
Se non ci si dà un’organizzazione, si sprecano risorse senza riuscire a fare tutto nel giro di due ore.
Allora proviamo a considerare i posti raggiungibili a piedi e quelli per i quali è necessaria la macchina, poi ricordiamoci di prendere tutto: gli F24 da lasciare, gli assegni già compilati, le fatture del mese sia in arrivo che in partenza, borse della spesa (in tela, naturalmente!), i pantaloni o le scarpe da sistemare. E poi via, prima a piedi e poi in macchina, riuscendo a fare tutto e a tornare per mezzogiorno a casa, giusto in tempo per preparare una pastasciutta per lui e un pollo fritto per entrambi, naturalmente con le patatine!

 

Francesca Taddei
Bisogna stare molto attenti a non mescolare i vari ambiti. Affari e affetti, per esempio, non dovrebbero mai confondersi: mai mettere in mezzo questioni di soldi con i parenti, se non si vogliono vedere evaporare i legami di sangue in un secondo! Così come è meglio non condividere il lavoro col partner, altrimenti i problemi lavorativi si riverseranno inevitabilmente anche nel rapporto di coppia.
L’importante è avere ben chiare le varie categorie di persone, sapere cosa si può chiedere a chi, cosa si può condividere con chi ecc… Per esempio, una confidenza molto personale andrebbe fatta solo con un amico vero, verso il quale abbiamo una grande fiducia; chiedere come regalo di matrimonio dei soldi può essere accettabile solo con i più intimi, come genitori e fratelli: con gli altri è veramente poco fine e fonte di infiniti imbarazzi; propinare il filmato dei propri pargoli è ancora una volta praticabile solo con i nonni e poco più, non con qualunque malcapitato; mentre una serata in allegria a mangiare una pizza può essere proposta più o meno a tutti.
Ecco, bisogna individuare bene le varie categorie di persone, per saperle gestire senza danni.

 

Rosa
Riciclare od espellere?, Questo è un dilemma universale, non solo di fronte ai rifiuti materiali, ma anche a quelli mentali. Possiamo immaginare  i “vuoti a perdere”  mentali? I pensieri spazzatura? Le idee disturbanti che ci fan ribrezzo come un avanzo puzzolente della pattumiera di casa in estate? Gli scarti emotivi di una esperienza che non stanno con la nostra convinzione radicata?
Che farne? Tentare di eliminarli in una pattumiera generica emotiva? Quanta ricchezza potrebbe nascere dal riciclarli, riutilizzarli, trasformarli in nuovi giochi o nuova carta su cui scrivere nuove storie? O quanta energia nuova potrebbe nascerne? Come potrebbe arricchirsene il nostro pianeta emotivo?

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *