Vetrina: signore e signora

signoresignora

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
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Carla Muschio
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Citazioni

Per essere una signora è meglio sapere quando va bene pronunciare questo termine o fa goffo. Ancora in molti cadono in questo tranello sociale. (…) Signora è una parola per definire una donna elegante, che però è poco elegante pronunciare troppo spesso. La sua signora e la signora mia sono le capostipiti femminili dei tanti modi in cui non bisogna pronunciare la parola signora. Il tassista si rivolge alla passeggera dicendo: «15 mila, signora». Il pollivendolo chiede invece: «Petto o ala, signora?». il vicino di tavola, anche se è la prima volta che siede vicino a quella signora si informa subito del suo nome di battesimo per dire: «Preferisce dell’acqua, Giuliana?». Ripetere molto spesso nella conversazione «signora» è segno di poco uso di mondo. Dopo la prima mezz’ora tutti hanno un nome. Normalmente l’unico che viene chiamato signore in una tavolata di conoscenti è il cameriere.

(da Lina Sotis, Il colore del tempo, Rizzoli, Milano 2001, pp. 202-203).

Vetrina

Francesca Taddei
Se proprio vuole essere così formale, si rivolgerà con l’appellativo «signora» alla cugina della sposa e alla moglie del padrone del negozio, e con l’appellativo «signorina» a Silvia. Eviterei invece di chiamare «signore» i due uomini, perché ormai suona troppo militaresco.
Io però opterei per un semplice e universale: «Desidera del vino?», senza appellativi. Mi sembra già sufficientemente educato dare del Lei e offrirsi di versare il vino a tutti.
Con i due bambini non si pone il problema, perché certo non si dovrà offrire loro il vino!! E comunque ci si rivolgerà a loro sempre e solo con il «tu».

Rosa
Giuseppe in realtà è disincantato e un po’ sfiduciato della gente. Sa che il formalismo spesso impera e poi non sa bene chi ha di fronte. Tanto per non  sbagliare parte a servire prima le signore e poi gli uomini, così per default. Nell’intimo non ci crede a queste cosiddette buone maniere e non pensa che siano manifestazione di una vera cortesia o simpatia.  Silvia lo osserva e  capisce, fa un accenno di battuta su questo, i due si intendono. E poi le feste di matrimonio son noiose, si sa, ma spesso lì si conoscono persone nuove. Da cosa nasce cosa. Tempo la fine del pranzo Giuseppe ha cambiato buone maniere e serve vino a Silvia e se stesso più che a chiunque altro.

Elena Trabaudi
Secondo me non è necessario che Giuseppe versi il vino a tutta la tavolata, soprattutto se il tavolo ha un diametro notevole. Basta che lo faccia con le signore che ha vicino e di fronte, se proprio vuol fare il galante. Se gli interessa Silvia, può incominciare con il galateo per poi lanciarsi in discorsi meno formali.
Per quanto riguarda l’appellativo, escludendo i bambini che di sicuro non bevono vino, penso che basti il tu per i coetanei, il lei per le persone di età superiore. Ma gli consiglio di limitare il suo saper versare il vino allo stretto necessario, per non apparire troppo ingessato e formale.

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