Vetrina: senape romana

semi-senape

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Non conosciamo tutte le conseguenze delle nostre azioni. A volte una nostra idea, un nostro modo di fare viene mutuato da altri, attecchisce e poi segue una sua strada, lunga e inimmaginabile. Un altro motivo per badare bene a come si agisce e cosa si dice. Infatti magari tra molti secoli qualcuno ripeterà ancora una nostra frase, un nostro gesto, propagatosi nel mondo come la senape per le campagne.

Vetrina

Elena Trabaudi, Semi sparpagliati dal vento
Immaginiamo di essere in un regime soffocante, tipo quello di 1984 di Orwell.
Ebbene, pure in una situazione così tremenda e subdola i dissidenti esistono ed esisteranno sempre, capaci di resistere anche a costo della propria vita e del proprio equilibrio mentale.
E se per caso il potere riuscisse davvero nell’intento di piegare la volontà della gente fino a farle amare il grande fratello, i semi della ribellione disseminati qua e là prima della resa continuerebbero in ogni caso a germogliare. Si creerebbero così sempre nuovi dissidenti, pronti a raccogliere il testimone; e le idee, compresse e inselvatichite, finirebbero con l’avere una potenzialità rivoluzionaria ancora maggiore.

 

Francesca Taddei
Le nutrie e i bronzi antichi. Cosa hanno in comune? Niente, naturalmente. A parte il fatto di essere dei “sopravvissuti”.
Partiamo dalle nutrie, simpaticissimi animali simili a grossi toponi, o a castori a cui la natura ha sostituito la coda piatta con una più affusolata. Come sanno tutti i bravi animalisti, ogni nutria presente in territorio italiano allo stato libero discende da esemplari fuggiti dagli allevamenti. Allevamenti dove tali animali vengono infine uccisi e scuoiati. Dunque le nutrie che vediamo libere sugli argini di fiumi e torrenti discendono da quei pochi e fortunati esemplari che riuscirono a sfuggire ai lager in cui erano reclusi, adattandosi perfettamente al nuovo ambiente.
Veniamo ai bronzi. Come ogni bravo archeologo sa, una statua o comunque un oggetto in tale materiale che arriva fino a noi è parimenti uno “scampato”, proprio come le nutrie di cui sopra. Perché in tutte le epoche c’è stata fame di metalli da rifondere, e una quantità incredibile di opere in bronzo dell’antichità è stata allegramente riciclata per farne ad esempio palle di cannone!
Ecco, quando guardiamo una nutria che scava le sue gallerie sugli argini (a proposito, in un paese di abusivismo selvaggio come l’Italia è quanto meno grottesco esaltare i danni causati da questi animali), o una statuetta antica in un museo, pensiamo alle loro sorelle meno fortunate, che hanno avuto un destino molto più triste.

 

Filippo
Il negozio Maille a Digione è in pieno centro storico. Entrando ti avvolge una tempesta di profumi di senape. È un negozio che attira un pubblico misto: sia persone comuni che gente benestante. Già la scaffalatura ha una scelta di senapi da non credere. Ma soprattutto ci sono dei distributori di senape “alla spina”: porti il tuo vasetto e te lo riempiono. Per scegliere meglio tra 5 o 6 tipi di senape sfusa puoi assaggiare da un banco con pane e senapi forti, dolci, al vino… quanta vita in un granello di senape.

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