Vetrina: sciroppi d’acero

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!

Lettura. Le parole, il consiglio e l’affetto del saggio sono come la linfa di un acero. Devono essere raccolte al momento giusto, quando egli è disposto a concederle. Vanno richieste con discrezione: se si diventa assillanti, come chi pratica troppi fori nello stesso acero, non si ottiene più niente. Bisogna poi fare propria la saggezza che si è ottenuta, facendola ribollire in sé fino ad arrivare alla sua essenza. Solo allora si potrà godere della conoscenza e della vicinanza, centellinandole come si fa con le cose preziose.

Carla Muschio

Stefania Berutti, Vampiri. Le giornate si susseguono monotone per Cinzia. La sua corsa quotidiana verso l’autobus che la riporterà a casa dalla scuola diviene passo felpato e rallentato accanto al letto da cui dovrà alzare sua nonna.
Sono passati due anni da quando sua madre se ne è andata. Cinzia non è mai riuscita ad avere parole dure nei suoi confronti, per la verità qualche suo compagno ha cercato di svegliarla dal torpore che l’ha avvolta, ma senza successo. Forse perché la “tecnica” adolescenziale della presa in giro, a volte anche pesante, non ha incontrato terreno fertile nella sensibilità quasi infantile che ancora agita il cuore di Cinzia.
Oggi è venerdì, suo padre tornerà un’ora prima e la potrà aiutare a spostare la nonna dal letto alla poltrona: questo pensiero non riesce a rallegrare Cinzia, in fondo non si tratta di un premio ma del naturale succedersi dei giorni, ognuno uguale a se stesso, anche i venerdì, inevitabili nella loro cadenza settimanale.
Durante il weekend la routine non cambia, anzi, la domenica si allunga di qualche ora, perché manca la pausa scolastica. Suo padre rimane in casa il più possibile, ma la partita allo stadio è per lui lo svago che sono per Cinzia le ore passate sui banchi di scuola.
La madre di Cinzia ha deciso di abbandonare la nave, finché era in tempo. In fondo, a quarantacinque anni è ancora possibile riprendere in mano un po’ di indipendenza, qualche cena con gli amici, vacanze spensierate, teatri, cinema, uscite azzardate, incontri galanti.. dunque, perché no? La malattia della suocera ha offerto il momento opportuno e così Cinzia e suo padre si sono ritrovati da soli, a gestire un dolore che piano piano si è trasformato in un pauroso incantesimo.
Anche Veronica torna a casa velocemente dopo la scuola. A casa la mamma le chiede di apparecchiare per suo padre e suo fratello, mentre lei è in stanza della nonna ad aiutarla con la minestra e la mela cotta.
Veronica è abituata a non mangiare con sua madre, ormai da un annetto la situazione di nonna Rosa è peggiorata e così in famiglia si sono dovuti organizzare: Filippo ha imparato a fare i compiti da solo, orgoglioso dei suoi 8 anni di studente e figlio modello, papà Federico ha chiesto il part time e nel pomeriggio può accompagnare Veronica a pallavolo e Filippo a calcio. La mamma è stanca, ma in fondo lo fa volentieri: sua suocera è sempre stata una presenza gentile e mai pesante nel ménage familiare; da quando è rimasta vedova si è lasciata andare e per Giuliana è sembrato naturale tenerla a casa con loro, lontano dalle asettiche sale di una residenza per anziani. La fatica di Giuliana è ripagata dai sorrisi di Rosa e soprattutto dall’aiuto dei suoi figli: in fondo è contenta di ritrovare nei loro gesti quei principi che lei e Federico hanno voluto insegnare. Forse sono ancora piccoli, ma si vede che stanno crescendo bene, mentre lei, che grande lo è già da tempo, capisce che con l’aiuto del marito riesce a dosare le forze in modo da non compromettere il loro rapporto e godere anche di momenti di svago.
Cinzia e Veronica sono compagne di banco e a volte si raccontano qualche segreto, le piccole paure o gli sguardi rubati ai ragazzi della V E, la classe più fica del liceo! Qualche volta Veronica invita Cinzia a casa sua, un paio di volte ha provato anche a farla dormire da lei, ma Cinzia deve sempre rifiutare. Veronica è un po’ preoccupata perché vede l’amica spegnersi a poco a poco, ne ha parlato con sua madre, perché capisce che solo lei può comprendere in pieno la fatica di Cinzia. Eppure Veronica si domanda come mai il padre della sua amica non si accorga della sua pena, non decida di mettere la nonna in una casa di cura o almeno di prendere una badante, qualcuno che aiuti la ragazza a vivere non solo in funzione dell’anziana donna.
Il padre di Cinzia, in realtà, aveva pensato a soluzioni alternative, ma le spese da affrontare erano troppe e poi, in fondo, Cinzia non si lamenta mai…

Francesca Taddei.  Mi sono sentita un acero. Soprattutto quando aspettavo Martino. Passavano le settimane e lui cresceva a vista d’occhio: prima era un cosino di un paio di millimetri, poi di qualche centimetro, poi sempre più somigliante a un bambino. E si muoveva all’impazzata; sembrava che avesse energie infinite. Io invece, per quanto mangiassi un po’ di più e stessi praticamente sempre a riposo, mi sentivo ogni giorno più stanca. Ecco, in quei mesi ho avuto chiarissima la sensazione che tutto quello che assimilavo, la mia “linfa”, veniva assorbita da lui quasi al cento per cento. Al momento del parto, io ero una donna abbastanza provata, lui invece un bambolottone di quasi 4 chili. E il bello è che per oltre un anno quella specie di idrovora avrebbe continuato a succhiarmi la linfa (sotto forma di latte)!

Lodovico. Ci sono umani, animali, animaletti, piante o anche solo batteri che vivono in comune con esseri di altre speci, con reciproca soddisfazione, ciascuno prendendo qualcosa dall’altro. Altri invece distruggono il prossimo con la propria avidità per rimanere alla fine senza casa loro per primi.
Un parassita può distruggere la pianta su cui vive, ma un batterio della flora del nostro intestino , di quelli che ci portiamo sempre dentro, permette a noi e a lui di vivere molto meglio. Lui ottiene di che vivere e noi otteniamo di digerire meglio grazie a lui.

Elena Trabaudi, Linfa vitale.  A volte l’esistenza ci appare particolarmente difficile o stancante; oppure, cosa ancora peggiore, è la noia o il male di vivere a ghermirci. In queste occasioni abbiamo bisogno di attingere da qualche parte la linfa vitale.
Allora, invece di farci risucchiare dal vortice distruttivo, o di dar sfogo a scenate che verrebbero interpretate come pazzia, è meglio trovare a ogni costo persone o interessi che ci forniscano la spinta necessaria: dei motivi per cui vivere, per cui alzarci tutti i giorni, lavarci, fare la spesa, mangiare, e così via.
E poi ammettiamolo: ci sono persone che, per il fatto stesso di esistere, addolciscono la nostra vita. E, quando le vediamo o le sentiamo, è come se uno sciroppo dolcissimo ma non stucchevole si spandesse dentro di noi. Dobbiamo stare attenti a non ferirle, queste persone; e a non chiedere troppo. Insomma bisogna essere molto discreti, in modo che il nostro egoismo o la nostra leggerezza non le danneggi.

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