Vetrina: rose di Gerico

rosadigerico

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Certe istanze vitali: gusti, progetti, pensieri, possono restare latenti a lungo e poi rinascere, addirittura in un’altra persona, se non in te, e in tutt’altri «campi». Magari un romanzo che io non avrò occasione di sviluppare verrà scritto tra cento anni in una lingua diversa dalla mia, da qualcuno che riprenderà un mio pensiero, come il seme di una Rosa di Gerico, dopo un lungo viaggio a cavallo del vento, fa rinascere una pianta giovane e fresca in tutt’altro tempo e tutt’altro luogo.
E perché non viene detto con chiarezza che la Rosa di Gerico in commercio è una pianta morta? Perché non tutti hanno piacere a lasciare che si ricordi loro il flusso inesorabile del tempo e la brevità della vita. Per lo stesso motivo, anche altre cose morte sono date per vive: idee, istanze, addirittura persone, che respirano e camminano, ma magari dentro sono aride e secche.

Vetrina

Elena Trabaudi
Come la rosa di Gerico, una volta morta e seccata, può (in natura) dare spore che germoglieranno al contatto con l’acqua, così le persone muoiono, ma le loro idee possono rimanere in standby e rianimarsi quando le condizioni storiche lo permettono. Ogni tanto si scopre l’attualità di un pensatore, di un sociologo, di un politico, che ai loro tempi erano troppo avanzati per avere un seguito consistente, ma che poi sono stati riscoperti in chiave moderna, quando la situazione era cambiata.
La possibilità di germogliare – anche per le idee – dipende dal milieu: mi sembra che Zola lo abbia sostenuto in Germinal. Anche se quel titolo si riferiva al corrispondente mese del calendario della Rivoluzione francese, mi piace pensare che avesse comunque in sé il concetto di dare frutti.

 

Francesca Taddei
Molte civiltà o culture, più o meno antiche, sono come la rosa di Gerico. In realtà sono morte, e magari anche da parecchio. Però basta riscoprirle, prestare loro attenzione e cure ed ecco che tornano attuali e quasi vive. Naturalmente lo sai che mettere in scena una tragedia greca o allestire una mostra sull’antico Egitto o studiare un frammento di rotolo del Mar Morto non farà resuscitare i popoli che hanno prodotto quelle culture, però un po’ te li fa sembrare «meno morti», diciamo così… Proprio come la povera rosa rinsecchita.

 

Rosa
Da alcuni anni nelle vetrine di Natale si trovano in vendita quelle che sembrano delle repliche di giocattoli d’epoca. Fatti in latta, configurano delle scene che possono essere le più diverse: si va dalla giostrina del luna park che gira in continuazione alla pista da sci dove uno sciatore vien giù dalla cima e risale a ciclo  continuo lungo lo stesso binario fisso.
A prima vista la meraviglia è enorme e forte il senso di bellezza: quei giocattoli  compaiono solo a Natale, mi colpisce la cura dei personaggi e dei luoghi riprodotti,  la armonia del giro dei movimenti. Poi dopo qualche decina di secondi mi accorgo di una sottile condizione di attesa: aspetto come che debba succedere qualcosa che non so e che sembra che sia io che non riesco a vedere. Poi capisco che non succederà mai d’altro: c’è un solo modo per giocare lì. E il gioco meraviglioso di poco prima mi diventa angoscioso.

 

Pietro
La rosa di Gerico a me ricorda un amore che si è creduto finito e che invece rimane dentro e poi all’improvviso scoppia di nuovo con una vita tutta sua e indipendente che non ti aspetti. Penso che certi amori stiano lì e attendano magari solo che caschi una goccia di acqua di condensa dalla casa di ringhiera del piano di sopra per ripresentarsi, magari esplodendo in una inaspettata apertura. E non solo amori per persone, ma anche per cose, libri, viaggi, posti, generi cinematografici. A me è bastato per esempio vedere il film bruttino sui fratelli Grimm per riscoprire nella mia memoria Angela Carter e la sua rilettura delle fiabe e da lì arrivare a Orwell, che non leggevo da un sacco, e da Orwell al Mondo nuovo di Huxley, che non avevo mai letto.
E se la rosa che si apre in realtà è morta stecchita, alla fine che importa?
Le leggi dell’aereodinamica dicono che la forma del calabrone è inadatta al volo ma lui non lo sa e ronza felice per l’aria.

 

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