Vetrina: minestre

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, le Sexbomb girls in
Spaghetti song – soffrite con me, che ho patito tanto per trovare questo video [CdC]).

Carla Muschio
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Lettura

Quando la minestra è servita in una scodella, il cucchiaio deve venir riempito con movimento non verso la persona, ma opposto. Le vecchie regole imponevano di sorbire la minestra soltanto dal fianco del cucchiaio, mai dalla punta. Oggi questa norma non si osserva più; né si osserva quella di non inclinare la scodella per raccogliere il brodo. Soltanto, questa deve essere inclinata non verso il bordo della tavola ma verso l’interno di essa. Terminata la minestra, il cucchiaio si lascia come detto per le altre posate, oppure col manico volto a destra e posato sull’orlo della scodella; mai nella tazza, se la minestra viene servita in tazza. In tal caso, il cucchiaio si lascia nella sottocoppa; e questo sia detto anche per i cucchiaini del caffè, del tè, ecc. Qualunque cosa venga servita in una tazza fornita di manico, dev’essere bevuta portando la tazza alla bocca. Si può sorbire uno o due cucchiai di zuppa (o cucchiaini di caffè o di tè); ma dopo bisogna bere dalla tazza. Se vi sono erbaggi o pastina che rimangono in fondo, si raccoglieranno col cucchiaio, dopo aver bevuto il brodo. Non bisogna curvare delicatamente il mignolo, né toccare gli angoli della bocca solo con la punta del tovagliolo: affettazioni antiquate che non sono di buon gusto.

(Vera Rossi Lodomez, Ada Salvatore, Grazie sì grazie no,
Editoriale Domus, Milano 1953, p. 24)

Vetrina

Elena Trabaudi
Eppure la minestra è un buon banco di prova: sono più le cose da evitare che quelle da fare.
Innanzitutto, dovendo stare a tavola con il busto eretto, è più complicato sorbire una pietanza liquida. La mano dev’essere ferma, il cucchiaio non troppo pieno, il viso rilassato. Poi bisogna avvicinare il cucchiaio alla bocca non dalla parte della punta ma del lato lungo; soprattutto è vietatissimo il risucchio!
E ora ditemi se non è un po’ angosciante la prospettiva di gustare una minestra con tutti questi accorgimenti. Forse è meglio un piatto di spaghetti; anzi no, di pasta corta, perché quella lunga va arrotolata con bel garbo sulla forchetta in dosi limitate. E anche questo non a tutti riesce…

 

Filippo
Non si finisce mai di imparare: va bene non fare slurp mentre si consuma la minestra, non mangiare dalla punta del cucchiaio, non agitare il cucchiaio mentre si chiacchiera a tavola, ma mai avrebbe immaginato di non poterla sputare se troppo calda!

 

Lodovico Re
Maddalena pensa cosa mai ci sarà da imparare….questa proprio non riesce a capirla… oltretutto è piena estate e la minestra bollente non ci azzecca….le finestre della scuola al pianterreno son spalancate e dalla strada entrano le voci dei ragazzi che giocano… è un attimo e Maddalena si ritrova a saltare in piedi sul davanzale della finestra: tutti si voltano spaventati, chi grida, chi come il maestro è impietrito… prima di lanciarsi in strada e scappare si volta e grida: «O mangi questa minestra, o salti dalla finestra!».

 

Francesca Taddei
Maddalena non sa quanto si sta sbagliando! La minestra è una delle portate più insidiose.
Bisogna portare il cucchiaio alla bocca, e non viceversa; sorbirla senza risucchiare e senza sbrodolarsi; evitare di inclinare la scodella per raccogliere la minestra rimasta sul fondo… insomma, ci vuole un po’ di abilità! e bisogna anche rassegnarsi al fatto che una parte rimarrà nel piatto, perché sarà fisicamente impossibile raccoglierla col cucchiaio quando ne rimarrà poca.

 

Luciano Madrisotti
Pur nel dubbio che si possa insegnare/imparare in una sola lezione la desueta arte del comportamento a tavola facciamo un atto di fede e diamo per già appresi i fondamentali come l’angolatura del busto, la posizione delle braccia, l’uso del tovagliolo ecc. Quindi la minestra: il cucchiaio non va tenuto in mano come una paletta da giardiniere e va portato alle labbra o dalla punta o dal lato a seconda della scuola isolana o continentale, non si aspira o sugge rumorosamente il brodo ma lo si fa convogliare in bocca in piccole dosi, non si spargono pezzetti di pane nel piatto a meno che non siano serviti appositi crostini, si accettano solo se offerti olio e pepe da aggiungere alle zuppe, non si piega il piatto per raccogliere il liquido residuo, anche se ciò è in via minoritaria ammesso purché fatto con mossa appena accennata; nella rara ipotesi che sia servito un brodo ristretto in tazza con manici si porterà la tazza alle labbra senza usare il cucchiaio. E non si dirà buon appetito!

 

Mariagrazia
Maddalena giustamente ritiene che ciascuno di noi sappia sorbire una minestra ma, stando alle regole introdotte da Monsignor Della Casa fin dal 1500, non è poi un modo così ovvio. Usare il cucchiaio di lato non è semplice, specialmente se non si debbano provocare molesti gorgoglii; quanto poi all’inclinare la fondina verso il centro del tavolo è difficile e… pericoloso! Ma non è finita. Che dire della testa che va tenuta diritta senza inclinarla verso il basso? Senz’altro è una virtù da equilibrista. Maddalena frequenti comunque con allegria la scuola di bon ton  perché verrà sempre utile sapersi comportare bene anche a tavola.

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