Vetrina: «mailing list»

il_postino-1-large

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

 

Lettura

•    Una buona regola generale: conviene esser risparmiatori in quel che si spedisce e liberali in quel che si riceve. Non è il caso di inviare messaggi d’ira («flames») anche se si dovesse esser provocati. D’altra parte, non c’è da sorprendersi se si diventa vittime di qualche «flame», e in tal caso è prudente non rispondere.
•    Seguire regolarmente mailing list e newsgroup per uno-due mesi prima d’inserire testi. Ciò permette di comprendere la cultura del gruppo.

(Nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca)

Vetrina

Elena Trabaudi
Non apprezzo l’anonimato. Sono per l’assunzione di responsabilità.
Nel caso in questione non si era ricevuta un’offesa, semplicemente si riteneva un concerto molto al di sotto delle aspettative. Che bisogno c’era di lanciarsi in ingiurie, oltretutto anonime?
Non condivido minimamente. È vero, ci si può chiedere dove venga incanalata la rabbia, se non può venire espressa in queste forme rozze. Se lo chiedono di certo tutti quelli che si occupano di psiche. Anche a ogni esplosione di violenza negli stadi, si dice che la rabbia va incanalata, e che è meglio gridare arbitro becco o sporco negro che ammazzare una persona. Ma davvero noi umani siamo a livelli così tribali?
Per quanto riguarda il quesito finale, non so che dire. Io penso che non risponderei, ma visto l’andazzo potrei approvare anche una risposta identica nel tono ai messaggi di Giacomo e Gigi.

Francesca Taddei
Annoso problema, quello della violenza (verbale e non) sul web. Intanto sottolineo che si tratta comunque di un reato. Ingiurie, minacce, istigazioni a delinquere ecc… sono perseguibili penalmente anche nel mondo virtuale (esiste apposta la Polizia postale).
Sono sempre di più i violenti della tastiera, che sembrano una moderna deriva dei violenti di strada o dello stadio. Molti infatti si limitano al gusto della polemica, della provocazione; ma è facile spingersi oltre e passare alle offese (o peggio) quando si è protetti dall’anonimato (che è comunque sempre un anonimato relativo, ricordiamolo) o quando ci si trova in siti e blog che sono la versione virtuale del “branco”. Inutile dire che si tratta di persone che hanno evidentemente una certa dose di rabbia repressa, che dovrebbe preoccupare. La “valvola di sfogo” del web non è certo una soluzione (come non lo era lo stadio, o gli spettacoli cruenti dell’antichità); bisognerebbe piuttosto andare alla radice di quel disagio.
Per quanto riguarda l’etichetta, esiste una netiquette, che prevede l’educazione anche nella comunicazione virtuale: niente di offensivo, niente di urlato (perciò ad esempio non si dovrebbe scrivere con tutte maiuscole). A questa ci si dovrebbe attenere quando si scrive.
Quanto alle vittime, a un’accusa o a una provocazione si può scegliere di rispondere con una propria pacata versione dei fatti, con una battuta tagliente o con il silenzio. Ma se la provocazione diventa ripetuta e persecutoria o se si passa alle minacce, non è più questione di etichetta, ma di diritto: conviene denunciare.

Lodovico Re
Il ciberbullismo in qualche modo è un  analogo della violenza  alla guida: quante insolenze, corna, gestacci e violenze al riparo della sensazione di anonimato dell’abitacolo di un’automobile…. incontrare certe situazioni di bullismo  è un po’ come camminare  a zonzo per Venezia: prima o poi arrivi in una piccola calle che finisce nell’acqua e non ti resta che a malincuore tornare sui tuoi passi. A volte facciamo degli incontri con altri che hanno un atteggiamento mentale tipo i vicoli veneziani che non portano a nulla e la cosa migliore è venirne via. Perché cambiassero occorrerebbe un salto di qualità: chi minaccia per un concerto che non è piaciuto di quali e quante insoddisfazioni sta davvero parlando e vorrebbe che tu gli parlassi?

Rosa
Internet permette a tutti, vittime e delinquenti, di parlare senza troppe  intermediazioni mediatiche ed al riparo dell’anonimità. Internet – al pari di ogni altro strumento – può essere usato in modi proficui oppure in modi antivitali: la differenza non la fanno gli strumenti, ma gli umani che li utilizzano.

unnamed

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *