Vetrina: lei e tu

tuvous

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In francese si dà del voi anziché del lei, come in alcune parti d’Italia).

Carla Muschio
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Citazioni

Darsi del tu è molto più complicato che darsi del lei. I tempi più veloci non scalfiscono infatti le posizioni sociali. Ci sono categorie di cosiddetti «colleghi» che si danno automaticamente del tu senza che ne risenta il rango. (…)
È cambiato il gioco, è il lei che è un vezzo. Un vezzo sfoggiato, cautamente, in società dalla signorina che è la prima volta che viene invitata dalla regina dei salotti. Sarà in questo caso, come in tutti gli altri, la più vecchia a dire sbrigativamente alla più giovane: «Ma via dammi del tu». Educazione vuole che sia sempre il più vecchio e il più potente a prendere l’iniziativa. Il tu contemporaneo, per non essere indisponente, si basa sul tono della voce, sulla grazia e sulla conoscenza dei propri ruoli. Il tu non è un salto sociale: è semplicemente creare un’atmosfera più amichevole. Dunque una pericolosissima trappola in più se non lo si sa usare. Il tono della voce è il segreto del tutto: amichevole ma deciso quello del capo, rispettoso e riguardoso quello del sottoposto. Leggerissimo quello di società. Insomma un tu «falso» che vuol dire «potremmo diventare amici» non «siamo amici». Il tu forte è quello di vecchia data. Per esserlo ci vogliono dei ricordi, non basta la voglia di averli. Ricordate che i tuisti sono la parte più disinvolta del mondo, quella che non soffre d’insicurezze sociali. Se voi non siete fra quelli, guardate la faccia che avete davanti. Circolano ancora molte facce da lei. Non sbagliate.

(da Lina Sotis, Il colore del tempo, Rizzoli, Milano 2001, pp. 32-33).

Vetrina

Francesca Taddei
Se colui che è superiore (per età o per ruolo) propone all’interlocutore di darsi del «tu», è molto scortese rifiutare. Capisco che possa sembrare difficile; a me per esempio non riesce per niente facile dare del tu agli insegnanti dei miei figli, anche quando si crea un rapporto amichevole, o loro sono più giovani di me, o magari abbiamo amici in comune.
Livia sta cercando di mettersi al livello dei due ragazzi; al limite Giulio può fare un preambolo dicendo che deve vincere il rispetto che porta alla sua prof (anche se ex), o anche che è una persona timida… ma poi deve assolutamente fare quanto gli viene proposto. In caso contrario è come se volesse mantenere le distanze a tutti i costi. Io penso che, dopo il primo imbarazzo, tutti parleranno più speditamente.

Elena Trabaudi
Premetto che sono contraria al tu generalizzato, quello che ti dà, per esempio, il panettiere o il barista.
Fatta questa premessa, capisco che Giulio, in quanto ex studente, si trovi in difficoltà a dare del tu alla prof e che continui con il lei, come sta facendo giustamente la sua ragazza.
L’unica eccezione è quella per età, tra chi istintivamente si tratta come pari: quindi via libera al tu non solo tra Giulio e Rita, come già sta avvenendo, ma anche tra Rita e Chloé.

Lodovico Re
Mais c’est facile!, pensò Giulio.
Bastan solo un po’ di acrobazie verbali per restare nel terreno sicuro di quelle forme verbali dove non si pone il problema del lei o del tu. Per esempio cercare di rivolgersi sempre con il discorso contemporaneamente alla professoressa ed a suo marito  per poter dare sempre del voi, un bel plurale neutrale che richiama vagamente anche un arcaico Voi di rispetto. Oppure costruire le frasi in forma impersonale: «Se uno va al Museo del Louvre…». Et voilà!, seppur con un po’ di sudori freddi non si cade in scene imbarazzanti…
Prima o poi ci si alzerà da questa tavolata?, si chiese Giulio. Non sapeva ancora, data la giovane età, che la situazione si sarebbe ripetuta tante volte nella sua vita.

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