Vetrina: le finestre del vicolo

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Come le finestre delle case, così sono le persone nelle loro aperture e chiusure rispetto agli altri. Perché ci sia uno scambio profondo le finestre, cioè i cuori, di ambedue devono aprirsi senza troppi pudori. Chi tiene la finestra del cuore sempre chiusa è sicuro di non avere intrusioni, ma è anche sicuro di non avere l’aiuto e l’affetto che possono derivare da un rapporto. Chi si apre troppo a un dirimpettaio eccessivamente espansivo rischia di diventare vittima della sua esuberanza, restando coinvolto in un rapporto di intensità superiore rispetto a quella che lui è disposto ad accettare. L’uomo che guarda il mondo da dietro le persiane senza che gli altri possano vedere lui assomiglia a quelle persone che ti chiedono confidenza senza essere disposti a darne altrettanta.

Vetrina

Francesca Taddei
Prendiamo un gruppo di persone (che si conoscano o meno è irrilevante) e mettiamole insieme in uno stesso luogo. Nel giro di poco tempo noteremo che alcune si relazioneranno tra loro da pari a pari, altre guarderanno l’interlocutore dall’alto in basso e altre ancora, viceversa, si sentiranno intimidite e in condizione di inferiorità.
Ci sarà poi chi se ne starà solo in disparte e chi invece cercherà uno scambio con gli altri, chi si mostrerà estroverso e pronto ad aprirsi con tutti e chi invece sarà timido e riservato, e anche chi fingerà di essere solare e di compagnia, ma in realtà terrà nascosta la parte più intima di sé.

Rosa
Sui treni indiani si può scegliere tra un più grande numero di classi che non quelle nostre tradizionali, prima e seconda. Ci sono treni veloci con l’aria condizionata e poltrone come da aereo. Nel biglietto è compreso un pranzetto dove ho visto molti bei signori indiani lanciarsi con gusto. Più spesso che non, però, l’aria condizionata è sparatissima: copritevi bene se non volete buscarvi qualcosa che vi rovina un po’ di giorni del vostro  viaggio. E poi vi piace guardar fuori? Fotografare dal finestrino? Niente da fare! I piccoli finestrini son tutti ben sigillati e così sporchi da non permettere di veder nulla.
Se viaggiate all’estremo opposto, in terza classe, vi aspettano le panche rigide, finestrini sempre aperti e probabilmente così tanta gente che non riuscirete a intravedere e godervi molto il panorama. Ma magari chiacchiererete con mille persone in un’atmosfera di reciproca curiosità l’uno per l’altro. Gli indiani possono essere molto personali con le loro domande agli stranieri e anche questa è un’esperienza.
Resiste ancora su qualche treno una prima classe senza aria condizionata, che nei paradossi indiani costa meno della seconda classe con aria condizionata. Poco affollata, vi godrete l’aria fresca della stagione dei monsoni e la vita dell’india che scorre commovente, drammatica o gioiosa come l’infanzia e che entra dal vostro finestrino.
In quale classe viaggiare quindi? Dipende dal vostro sogno su quel viaggio.

Elena Trabaudi
Il posto dove abitavo non era l’ideale. Molti avrebbero arricciato il naso, sia metaforicamente che in senso letterale. Infatti aleggiava anche un odore sgradevole ai più.
Io però mi ci trovavo bene, e ora vi spiego il perché. Non ero mai sola; a ogni ora del giorno, e anche di notte, bastava che mi guardassi intorno e vedevo miei simili, tutti conosciuti peraltro.
C’erano quelli chiusi di carattere, che evitano il contatto diretto; i burberi che gridano gridano, ma in fondo sono pronti a scambiare vedute con te. Poi c’erano i timidi, quelli che fanno sempre un passo indietro con la coda fra le gambe, come se chiedessero scusa per il tozzo di pane che mangiano senza pagare. Ma quello che ricordo più di tutti era Lampo, con la sua stazza enorme e le orecchie morbide: lui sì che mi ha fatto girare la testa. Ebbene sì, è stato l’amore della mia vita. Quante volte ci siamo abbracciati (a modo nostro), strofinandoci muso contro muso!
Ora vivo in una casa banale, candida e profumata, senza amici della mia specie. Non voglio lamentarmi, molti sarebbero felici di essere nella mia posizione, ma io non riesco a superare la nostalgia per il canile. E ogni tanto, nei miei sogni, mi illudo di essere ancora là, e di correre nel prato con l’erba che mi pizzica la pancia, come quando venivano i volontari a farci fare una sgambatina. Lo avrete capito, sono una bassotta. E il mio nome è Lula.

Pietro V.Ogni persona è un labirinto. E come dice un mio amico, da un labirinto si può uscire solo verso l’alto; e ancora, come diceva un famoso regista (Kubrick, mi pare), la storia di Icaro ci dice solo che abbiamo bisogno di cera migliore.

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