Vetrina: latte artificiale

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Tutte le cose, anche quelle buone, devono mantenersi in una giusta proporzione. Un affetto smodato riversato su una persona può essere più dannoso di una freddezza discreta. Un dono esagerato può mettere l’altro in imbarazzo. Il votarsi a un altro accontentando tutti i suoi desideri, anche se fatto in buona fede, può rendere costui assetato e appesantito, invece che felice.

Vetrina

Elena Trabaudi, Rimpinzare i figli
Ora usano meno, perlomeno in Italia, le mamme che rimpinzano i propri figli, ma quando ero piccola erano frequenti i casi di genitori che si vantavano di avere dei bambini pasciuti, non magrolini, deperiti, dei ragnini. Mia madre faceva come sempre caso a sé: lei non mi riempiva di pastasciutta, focaccia o dolciumi a casaccio, lei voleva rinforzarmi. Aveva la mania, dovuta certamente alla perdita di un’altra figlia, di rendermi forte contro tutte le malattie; e per questo nevroticamente mi inseguiva con spremute d’arancia, uova all’occhio senza grassi, vasetti di yogurt intero col miele. Se lasciavo la carne a tavola, me la ritrovavo a merenda tagliata a dadini o a striscioline e condita con olio e sale.
Verso primavera, immancabilmente chiamava a casa il dottor Miriani, il mio pediatra, perché mi visitasse e mi desse la famosa cura ricostituente. Ma che cosa dovevo ricostituire, se già ero sana, alta, insomma grande e grossa?
Non si rendeva conto del male che mi faceva, del danno d’immagine che a quell’età è così sentito.
Quando a mia volta ho avuto una figlia, non ho fatto che ringraziare il cielo e la terra che fosse nata magra, anzi magrissima; lasciavo che mangiasse quanto si sentiva e me la accarezzavo con gli occhi.

 

Filippo
Da bambino c’erano dei rubinetti, per esempio nei cortili , che erano durissimi da aprire: ma quando li avevi aperti  andavano subito solo al massimo, spruzzando da tutte le parti.
Per non parlare di certe manopole del volume della radio. La manopola del volume accendeva la radio e poi continuando a  girarla si alzava progressivamente il volume. Certe manopole con l’uso si consumavano dentro: come risultato il volume era sempre bassissimo finché non esplodeva fortissimo!

 

Francesca Taddei
Quando hai un figlio che va a scuola il dilemma è: seguirlo nello studio o lasciare che si arrangi da solo? La soluzione ottimale è un giusto dosaggio delle due cose, in base alle caratteristiche del piccolo studente. Infatti se ti affianchi costantemente a lui, se lo segui in ogni passaggio, se lo aiuti appena dice che un esercizio non gli riesce, finisce che non proverà mai a sforzarsi per superare da solo le difficoltà. Ma è rischioso anche l’atteggiamento opposto: se lo lasci da solo a organizzare lo studio, senza alcun controllo, puoi ritrovarti a scoprire che è sulla strada per bocciare quando ormai la situazione è irrecuperabile.

 

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