Vetrina: la spada nella roccia

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, «Semola» in un fotogramma da
La spada nella roccia).

Carla Muschio
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Finale

E lesse questi versi:

La chiave

La chiave c’era e non c’è più.
Come entreremo in casa?
Qualcuno la potrà trovare,
la guarderà – per farne cosa?
Camminando la rigira su e giù
Come un ferro da buttare.

Ma se lo stesso accadesse
All’amore che io provo per te,
non solo a noi, al mondo intero
questo amore mancherebbe.
Sollevato nell’altrui mano
Non aprirà nessuna casa
e sarà solo una forma
e che ruggine la roda.

Non da carte, astri o grido di pavone
è tratta questa predizione.

Ma versi più profondi di questi non si trovarono, così Wislawa Szymborska vinse il premio Nobel per la letteratura.

Vetrina

PAOLA
Be’, potrei buttar giù due righe..
«Sempre caro mi fu….»  mah, già sentita.
«…codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».       Drammatica!
«…il resto è silenzio»… Tragica!!
«…amor, ch’a nullo amato amar perdona»  ….questa non se la bevono.
Va bene, va bene.
Datelo a lei il premio quest’anno…
Umilmente…. Paola

ELENA TRABAUDI
Molti portarono candidature di poeti di varia provenienza. Qualcuno disse che, con tutti gli uomini che c’erano in giro a scrivere poesie, non era il caso di premiare una donna, che oltretutto nella sua opera si occupava di temi minimi, diciamo della routine quotidiana di una casalinga. Furono citati versi più o meno altisonanti di poeti che si interessavano di argomenti forti, o molto dibattuti; addirittura ci si spinse a dire che, se proprio doveva essere una donna, si poteva scegliere la Tale, moglie del critico Talaltro.
Ma la sera della premiazione in Svezia, sotto le alte volte della sala risuonarono gli splendidi, semplici versi della Szymborska:

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

E tutti tacquero, anche i suoi numerosi detrattori.

 

FRANCESCA TADDEI
Nella commissione che decide a chi assegnare il premio c’è chi è perplesso. Ma come, una donna semisconosciuta? Polacca? E poi la poesia è ormai così di nicchia… Evidentemente però nessuno riesce a trovare un nome su cui ci sia una maggiore convergenza di opinioni e così Wislawa Szymborska viene effettivamente insignita del Premio Nobel 1996, nonostante in quel momento sia sicuramente una outsider rispetto ad altri autori più noti.

 

LUCIANO MADRISOTTI
In ambedue le storie la soluzione narrata avviene per decisione di altri ed i due beneficiati ignorano sino all’ultimo i meriti per i quali alla fine vengono prescelti. Il giovane Artù estrae la spada senza sforzo ma inconsapevole delle conseguenze di quel gesto spontaneo, la poetessa scrive nell’oscurità della provincia polacca ed è quasi un miracolo che qualcuno dell’Accademia Svedese la rintracci. Probabilmente le due soluzioni sono eccezioni, la regola oggi vorrebbe che, quanto al ragazzo capace di estrarre la spada dalla roccia, ci si dica che ciò non basta, essendo necessaria la consapevolezza del gesto in una pubblica tenzone. Lo si ignorerà quindi ideando un qualche artificio per mettere sul trono chi si abbia già prescelto. Quanto alla tenzone letteraria, si sceglierà una scrittrice ancor più sconosciuta di un qualsiasi paese, ma rispondente a requisiti più certi di politicamente o poeticamente corretto. In ambedue i casi il giovane e la poetessa non saprebbero nulla di quanto avvenuto sopra le loro teste.

 

MARIAGRAZIA
Il Nobel, dopo non poche perplessità, viene assegnato a W. S., autrice quasi sconosciuta sulla quale comunque non si era patteggiato. Una sola difficoltà era rimasta: la pronuncia del nome della vincitrice.

 

LODOVICO RE
Prima della lettura della poesia circolava una foto della sconosciuta candidata….una donna dell’Europa dell’Est di aspetto un po’ da età sovietica, aria quasi da massaia che potresti trovarti accanto al banco dei cavolfiori al mercato. Una giacca dall’aspetto un po’ grigio ed un cappellino rosso a realizzare un abbigliamento modesto. Un primo commissario, guardando la foto, cominciò a ridere tra sé e sé, mentre la commissaria inglese torse la bocca in disgusto. Il terzo commissario alzò gli occhi al cielo, sollevò la penna per dire «Andiamo! Concediamo una chance (sottinteso inutile) a questa sconosciuta, chiaramente senza chances».
Il commissario che aveva fatto la proposta prese a leggere…

 

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.
D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.
Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con qualche verso occasionale
quanto triste è stato. *

La commissaria inglese cominciò a sentirsi un po’ confusa e a non sapere dove fosse. Quello che aveva riso per primo fu attraversato dalla memoria di una figura incontrata quella mattina al parcheggio che pensava nota, ma che non aveva riconosciuto: ma ora   improvvisamente si ricordò di una donna che gli aveva detto anni prima «son venuta qui per amarti». Il terzo, quello degli occhi al cielo, chissà perché pensò che avrebbe voluto andare a ballare. A casa propria la poetessa, intenta a cucinare, improvvisamente sorrise.

 

* Traduzione di Pietro Marchesani, da Due punti / Qui, Libri Scheiwiller, 2010

 

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