Vetrina: la segretaria dell’assessore

laschiavagreca

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. L’immagine è un particolare della
Schiava greca di Hiram Powers, 1843).

Carla Muschio
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Lettura

La segretaria perfetta è pulitissima, depilatissima, ordinatissima. Se necessario, fa largo uso di deodoranti, ma rinuncia a profumarsi in ufficio e veste senza strafare. Anche se il datore di lavoro la tratta con marcata cordialità, mantiene un contegno riservato. Se il capo desidera offrire a chi riceve un caffè o qualche bibita, provvede ad avvertire telefonicamente il bar e appena il cameriere ha portato il vassoio porge tazzine o bicchieri a ognuno: prima gli ospiti, poi il capo. Non è tenuta ad aiutare quest’ultimo a infilarsi il soprabito, se non si tratta di persona molto anziana. La stessa regola vale per le persone in visita.

(Colette Rosselli, Il nuovo Saper Vivere di Donna Letizia,
Mondadori, Milano 1990, p. 148)

Vetrina

Luciano Madrisotti
Questa volta ragione e torto si equivalgono specularmente anche se a danno dell’assessore vi è il sospetto di una certa molesta pedanteria. E’ arrivato all’importante incarico trovando una segretaria brava ed esperta da cinque anni del lavoro, si suppone anche belloccia, quindi non si vede perché debba infastidirsi dei suoi capelli strani, consentendoci di malignare che il suo scalpo non sia certo come quello di un  Apollo. E poi il profumo: ringrazi la sorte che lo esenta dagli afrori frequenti anche nei luoghi di lavoro! Semmai lo assolviamo per il fastidio delle frequenti telefonate fatte ad alta voce, benché la vita quotidiana ci abbia ormai abituato a sopportare dovunque tale tortura. Quindi direi che colpe e ragioni stanno per lui 2 a 1. La segretaria confonde un poco ufficio con discoteca, ma è giovane e poi inalbera un’acconciatura ormai non proprio rarissima. Per il profumo dolciastro non vi è reato o al più solo colpa lieve. Non può invece telefonare di continuo a voce alta, si spera con il suo cellulare, altrimenti sarebbe da galera. Ma perché i due non si parlano? Anzi dovrebbe essere l’assessore ad aprire l’argomento con leggerezza ed ironia: dica che  soffre di lieve allergia per i profumi forti o le regali un profumo a lui gradito, che vederla con i capelli così lo spaventa sempre pensandola marziana, che ascoltandola non vuole essere troppo coinvolto nella sua intimità per non ingelosirsi. Valeria capirà più o meno e accetterà una pace a metà strada magari cambiando profumo e abbassando la voce, con la speranza nostra che l’assessore non appartenga alle frange più retrive dell’arena politica. Altrimenti chieda il trasferimento!

 

Elena Trabaudi
Io mi terrei buona Renata, perché una perla simile non si trova facilmente. Capisco che diano fastidio le telefonate private, fatte sfacciatamente al alta voce; e questo è forse l’unico atteggiamento su cui è possibile fare un appunto.
Per quanto riguarda il profumo, conosco una signora che annusa gli ospiti con fare inquisitorio e li interroga a turno: Hai messo una colonia, una crema, qualcosa?
Si è messa in testa di essere allergica a tutto; ormai chi la frequenta si è rassegnato a usare solo sapone di Marsiglia.
Per la ciocca verde non c’è proprio discussione: ognuno si pettina come gli pare. Ci mancherebbe solo di esigere un’acconciatura o un colore standard per chi entra in ufficio!
Se l’assessore vuole invece incanalare la ragazza nei propri standard, rischia di vedersela arrivare ancora più colorata, più profumata e più ciarliera.

 

Francesca Taddei
L’unica cosa che l’assessore deve valutare della sua segretaria è la professionalità. Quindi l’unico appunto che può muoverle è quello relativo alle telefonate private, nel caso che queste avvengano in orario di lavoro.
Riguardo invece ai capelli e al profumo non può fare altro che tenersi per sé il suo disappunto e spero che non sia così idiota da privarsi di una segretaria capace solo perché non ne condivide il look.

 

Rosa
L’assessore l’ha chiamata in ufficio e seppur cortesemente, ma senza tanti mezzi termini, ha detto tutto quello che lui pensava del look di Renata. Renata è consapevole della situazione oltre che di se stessa e quando esce dall’ufficio quella sera sa già cosa fare.
Anziché andare a casa va subito da una cara amica di sua madre, suora laica, e si fa regalare qualche vestito dismesso e naturalmente molto castigato. L’indomani anziché dover entrare in ufficio sembra che entri in una clausura… Dopo una settimana e molti commenti sorpresi di tutto l’ufficio e anche una certa insoddisfazione perfino dell’assessore, è lui stesso che la riconvoca a colloquio. Tutto può tornare come prima, deve tornare come prima, a tutti manca la Renata di prima. Magari coprire solo quel tatuaggio osé con la scritta «follow-me» proprio sopra i glutei…. ma no, dai, va bene anche quello.

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