Vetrina: la fine delle elementari

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine: una donna lava i panni in un ruscello, in Nepal. In questa zona si lavano abitualmente così anche le stoviglie, e quasi sempre anche le persone. Fonte dell’immagine: qui).

Carla Muschio
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Né voglio io che tu ti pensi che ciò avvenga de’ visi e delle membra o de’ corpi solamente, anzi interviene e nel favellare e nell’operare né più né meno. Ché se tu vedessi una nobile donna e ornata posta a lavar suoi stovigli nel rigagnolo della via pubblica, comeché per altro non ti calesse di lei, sì ti dispiacerebbe ella in ciò che ella non si mostrerebbe pure una, ma più, perciocché lo esser suo sarebbe di vile e di lorda femmina: né perciò ti verrebbe di lei né odore né sapore aspero né suono né colore alcuno spiacevole né altramente farebbe noia al tuo appetito, ma dispiacerebbeti per sé quello sconcio e sconvenevol modo e diviso atto.

(traduzione di Myriam Cristallo) L’armonia è talmente specifica del bello che non è del viso, ma anche nel modo di agire e parlare. Ché se tu vedessi una nobildonna riccamente adorna messa a lavare piatti sporchi in un rigagnolo della pubblica via, anche se a te di lei non importasse proprio nulla, questo fatto ti darebbe comunque fastidio per il suo apparire non singola ma sdoppiata, dato che il suo modo di essere sarebbe di donna aristocratica e pulita, e il suo modo di agire di umile e sporca popolana. E tu ne proveresti disgusto, anche se da lei non venisse né cattivo odore né sapore sgradevole al palato, né piacevole suono o colore; né offendesse il tuo gusto per altre ragioni di questo tipo: ma ti darebbe noia di per sé quel comportamento fuori posto e quel modo di essere così disarmonico.

(Giovanni della Casa, Galateo, cap. XXVI)

Vetrina

Francesca Taddei
Un classico di feste, pic-nic e merende all’aperto: in genere sono i bicchieri a finire, se non si ha l’accortezza di scriverci su il proprio nome con un pennarello indelebile.
I piatti in realtà è più difficile che finiscano, perché i bambini tendono a mangiare prendendo direttamente il cibo dal vassoio, senza fare la fatica di trasferirlo in un altro supporto.
Un minimo di senso ecologico doveva suggerire agli adulti presenti al pic-nic di non cambiare piatto (che immagino di plastica) per ogni cibo che veniva mangiato: si tiene lo stesso per tutti i salati e si cambia quando si passa al dolce.
Strano quindi che non si siano attivate in tal senso almeno le maestre, che sono abituatissime a calcolare quanti oggetti, pennarelli, caramelle, piatti ecc… toccano ad ogni bambino, razionandoli in modo che nessuno rimanga senza.
Comunque, ora che la frittata è fatta, non restano che due soluzioni. Se la torta è di tipo solido si può tranquillamente mangiarla senza piatto, posando semplicemente la fetta su un tovagliolino.
Se si tratta di un dolce al cucchiaio, prima di affidarsi al fiume (in epoca di acque inquinate, più che della forma mi preoccuperei delle sostanze tossiche che può contenere) proporrei un bel rito conviviale: si divide il dolce in tanti quadratini, ognuno si arma del suo cucchiaio e con quello mangia direttamente la sua parte nel vassoio.
In entrambi i casi (fiumi o cucchiaiata dell’amicizia), qualche genitore rifiuterà inorridito, mentre i bambini apprezzeranno felicissimi!

 

Mariagrazia Basile
Bravissima la signora Torini ! Averne in compagnia persone così: pronte, pratiche, sicure di sé, semplici ed intraprendenti. Fortunata Ambra ad avere una mamma che minimizza le piccole avversità e le sa risolvere con spirito di iniziativa e partecipazione personale. Quanto più il proporsi è spontaneo e semplice, tanto più è coinvolgente.

 

Elena Trabaudi
Ha ragione la signora Torini: abbandonare il piccolo perbenismo e lasciarsi andare, oltre a divertire i bambini con un’attività che esuli da quelle solite, tecnologiche, risulta liberatorio anche per gli adulti. Così, una volta tanto, si avrà la soddisfazione di aver avuto una pensata geniale; e non ci si limiterà a pensare solo alla forma perfetta nel servire le pietanze.
Aggiungo un ricordo personale: ai campi scout dovevamo per forza lavare i piatti nel ruscello, senza detersivo per non inquinare. La prima volta – avevo dodici anni e non avevo mai lavato un piatto in vita mia – chiesi strabiliata come si facesse. Le più grandi mi fecero vedere: la terra strofinata sulle pentole dovrebbe togliere l’unto. Non è proprio così, ma ci si adatta a non avere stoviglie brillanti, in cambio di una vacanza che fa crescere divertendo!

 

Luciano Madrisotti
Che bello leggere un racconto di assoluta normalità, educazione e, sì, di classe vera! Non sappiamo chi sia la signora Torini, ne’ reddito, studi, posizione sociale, ma è signora davvero. Alcuni degli altri genitori sono un po’ meno di classe, figli ormai quasi immemori dell’epoca delle Milano da bere, delle happy hour ininterrotte, degli stilisti mecenati come Gonzaga o Medici, ma figurarsi lavare un piatto di plastica!, anche se ora nell’intimo domestico si battaglia per mettere assieme pranzo e cena! E figurarsi i figli loro, i festeggiati cresciuti come principini su istigazione di copioni televisivi, che mai hanno udito che il pane non si spreca e si deve finire quanto è nel piatto, propensi anzi a buttare per strada bustine o cartacce  tanto ci sono (sentito dire!) gli spazzini. Brava quindi la signora Torini che da’ senza volerlo una lezione e alcune mamme poi aiutandola si divertono con il gioco nuovo di essere fuori per un poco dalla tenaglia di consumismo ormai da quattro soldi e falsa rappresentazione di se’ quali protagonisti di vite dove tutto è un diritto, come avere piatti puliti sempre. E quindi brave anche loro ad adattarsi ad una situazione così insolita. I padri per la verità non vengono menzionati e li si immagina, seguaci di mode metropolitane come nella foto introduttiva con  sciarpa a cappione d’ordinanza, non propensi a sporcarsi le mani assieme ad alcune delle loro signore.

 

Lodovico Re
Tutti lavano alacremente i piatti ma, si sa, il grasso non va via con l’acqua. Un po’ di delusione serpeggia. Ed ecco che Filippo, che vuol far bella figura con Ambra (oltre che con tutti), ha un’idea geniale. L’aveva sentita da suo fratello maggiore capo scout. «Usiamo la sabbia di fiume per sfregare i piatti e poi risciacquiamoli bene!». Un successone. Anche con Ambra.

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