Vetrina: Ivano e l’anello

anellonibelunghi

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra: una scena di Josef Hoffmann dal primo allestimento del più famoso cerchietto metallico fino al
Signore degli anelli, e cioè L’anello dei Nibelunghi).

Carla Muschio
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Finale

Maria rimase estremamente turbata dall’incontro con il messaggero di Philippe. La perdita dell’anello la spinse ad aprire gli occhi sulla sua vita. Esaminando il suo animo, vi scoprì tanta freddezza e desolazione. Avrebbe voluto volare subito in Mali e implorare Philippe di perdonarla, ma sentiva che sarebbe stata respinta.
Il suo disagio interiore era così forte che sentì il bisogno di una decisione altrettanto forte. Diede le dimissioni dall’ospedale e decise di viaggiare per il mondo per qualche mese, così da concedersi una pausa e forse trovare nuove strade. Ma il viaggio non l’aiutò: tutte le bellezze che vedeva la rendevano solo più triste.
Un giorno svenne per il gran caldo nel cortile di un tempio indù. Il guardiano la portò nelle sue stanze per soccorrerla. Maria fu toccata da tanta sollecitudine ed ebbe come un risveglio. Da quel giorno incominciò a pensare di ritornare a lavorare come medico.
Ormai aveva perso il posto di lavoro all’ospedale italiano. Si rivolse a Medici Senza Frontiere e non ebbe difficoltà a farsi riassumere. La inviarono per un anno ad Haiti. All’arrivo Maria andò subito a presentarsi ai colleghi ed ebbe una sorpresa: uno di questi era proprio Philippe! L’uomo le tenne il broncio per qualche giorno, ma alla fine tornarono ad amarsi e Maria non scappò più da questo amore.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Quella sera Maria faticò ad addormentarsi. La visita del pomeriggio e soprattutto il gesto improvviso, quasi brutale, di sfilarle l’anello l’avevano turbata molto. È vero che ormai si era quasi dimenticata della sua storia intensa ma breve con Philippe, e che portava quel segno esteriore come un qualsiasi ricordo dell’Africa; ma quando i pensieri si mettono in moto, non è facile fermarli. Cominciò quindi a dirsi che forse aveva sbagliato a restarsene in Italia, non tanto o non solo come scorrettezza verso l’innamorato africano, ma anche perché aveva rinunciato ai suoi sogni. La scelta di aderire a Medici senza frontiere – pensò –dovrebbe essere un’opzione duratura, non un fuoco di paglia che finisce subito dopo un breve assaggio.
Era a questo punto del suo pensare quando Massimo, che le dormiva accanto, si svegliò di soprassalto.
«Come sei agitata, le disse. Se continui a rigirarti così, non riesco a dormire».
«Hai ragione, ma anch’io non ho voglia di dormire. Penso che domani avrò molto da fare».
Maria andò in salotto, pose le basi di un nuovo viaggio in Africa: la mattina dopo si sarebbe rivolta a MSF per farsi assegnare la stessa destinazione che anni prima l’aveva portata nel Mali. E lì avrebbe incontrato Philippe, gli avrebbe chiesto scusa, dicendogli che amava solo lui…Ma all’improvviso comparve Massimo. Grazie al proprio intuito, aveva capito che bolliva in pentola qualcosa di grosso e voleva bloccare la corsa di Maria lontano da lui. E per la prima volta si parlarono veramente, come non avevano mai fatto . E quando fu mattina Maria andò al lavoro come sempre, solo un po’ più stanca del solito a causa della nottata in bianco.

 

FRANCESCA TADDEI
A questo punto è probabile che Maria senta una qualche nostalgia per quella storia perduta, e che tenti anche di recuperare, magari provando a ricontattare Philippe.
Ma in genere un comportamento del genere non equivale a un reale pentimento; è solo desiderio di recuperare il controllo su qualcosa a cui non si dava importanza, e che ci secca perdere per pura vanità.
Personalmente, spero che Philippe non riveda le sue posizioni e non si faccia intenerire da quello che può dire Maria. C’è poco da raccontarsela: se lei, appena messi tutti quei chilometri di mezzo, si è dimenticata all’istante della loro storia in Africa, è più che confermato che non prova alcunché per lui.
Fine della storia.

 

PAOLA
Un senso di vuoto si manifestò in Maria.
Un buco nero che si dilatava e le assorbiva tutta l’energia.
Cadde malata e per tre mesi faticò anche nel più piccolo e materiale dei pensieri
Sentiva solo respiro e battito.
Dlin-dlon, suonano alla porta.
E’ Amal, la piccola vicina, «stiamo facendo la torta con la mamma ma non abbiamo lo zucchero: pazzesco!».
Sì, “pazzesco” pensò Maria e sorrise, finalmente sorrise.
Sorrise veramente.
Preparò una torta di mele da portare al suo uomo, sì a lui, in Mali.
«Mi do tre anni per riconquistarlo», pensò.
Se sono ancora qualcosa per lui affiorerà.

 

LODOVICO RE
Se ne andò buttandolo in una vecchia stufa lì vicino. Da allora Philippe ritornò prepotentemente in mente a Maria. Lei fece di tutto per ritrovarlo. Ed un giorno infine ci riuscì ad un corso di medicina tropicale, tra una sezione sulla malaria ed una sulla Dengue….il contagio fu immediato. Ma c’era un ma… l’anello mancante che la imbarazzava e che lei pensava avrebbe impedito un riamore. L’anello era finito nella stufa. Philippe ascoltò, capì e con aria bonaria disse “ma non lo sai che gli anelli di fidanzamento non bruciano?”

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