Vetrina: io rubavo le biciclette

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Questa barzelletta, che ho sempre molto amato, illustra il comportamento di chi guida l’attenzione degli altri su qualcosa di innocente per distoglierla da qualcos’altro, magari un misfatto. Ecco un esempio.
In un rapporto amoroso in cui uno dei partner vuole concedersi poco, «derubando» l’altro ad esempio della possibilità di avere figli, di fare grandi progetti insieme, di costruire un amore solido con cui viaggiare nella vita (come il ladro della barzelletta rubava le biciclette), può succedere che costui, invece di svelare con chiarezza i suoi piani, ingaggi continuamente l’altro in scaramucce da poco: la pasta era scotta, tu non sai prendere mia madre, ma possibile che tocchi sempre a me buttare il vetro? Magari su quegli argomenti ha ragione, ma intanto ha distolto l’attenzione dell’altro dai problemi seri e l’ha fatta franca, proseguendo nel suo comportamento ingiusto.
Io «rubavo le biciclette» quando mi annoiavo a scuola. Se per sfuggire a una lezione poco interessante mi fossi messa a chiacchierare con un compagno sarei stata sgridata, se mi fossi persa nei miei pensieri sarei stata colta in fallo. Allora io ascoltavo con attenzione il discorso del professore, ma non per seguire il suo argomento bensì per studiare il suo eloquio. Giocavo tra me e me per individuare e poi prevedere le pause, l’intercalare, le espressioni tipiche, la prossima parola che sarebbe stata detta. Non avrò tratto grande profitto accademico da quelle lezioni, ma in compenso ho affinato la mia abilità in psicologia, sintonizzandomi con il ritmo del pensiero dei professori, e linguistica, ponendo attenzione agli algoritmi del discorso. Non avrò portato a casa l’oro, ma le biciclette sì.

Vetrina

Rosa
Non vedere il bosco per i troppi alberi.

 

Lorenzo
In effetti secondo un adagio che ricorre regolarmente un buon metodo per nascondere qualcosa di prezioso ai ladri che potrebbero visitare il tuo appartamento pare che sia proprio il lasciarlo malamente coperto tra le carte più banali. Quando invece poi il ladro passa un sacco di tempo prezioso e con rischi aggiuntivi ad aprire la cassaforte.

 

Filippo
Anche le barzellette ci ingannano sempre. Gli scherzi e l’umorismo ce la giocano nello scarto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere: di questo spiraglio se ne approfittano sempre le risate per scappar fuori.

 

Francesca Taddei
Ovvero: mai illudersi di poter avere il controllo sulla propria vita, sugli eventi, sulle persone. Magari sei talmente concentrato a tenere sotto controllo un aspetto, o una persona, che non ti accorgi che qualcosa o qualcun altro ti sta fregando…

 

Elena Trabaudi
Una coppia di sposini nella tranquilla provincia italiana, nel bresciano per la precisione.
Lui è impiegato di concetto alle poste, lei insegnante elementare nel vicino paese.
Matrimonio d’amore, così pensavano tutti; anche se in fondo lei sapeva che più che altro aveva trovato simpatico – e soprattutto solido – quel ragazzo che la faceva ridere e che la accompagnava al cinema. Lui, d’altro canto, si era invaghito soprattutto di quel suo modo di ridere stringendo gli occhi e facendo brillare quei denti bianchissimi.
Dopo qualche mese, lui aveva incominciato a ingelosirsi e di nascosto le controllava il cellulare; però non trovava mai un sms segreto, un numero di telefono dubbio, mai una traccia. Le sue scenate di gelosia finivano in bolle di sapone: lei regolarmente si offendeva di quello che il marito aveva anche solo osato pensare. Finché in un pomeriggio d’estate, mentre lei era al mare e lui stava soffocando dal caldo, gli venne in mente di cercare il vecchio ventilatore nel ripostiglio. Accidenti, disse, eppure era qui; o forse sotto a questo mucchio di carte…E all’improvviso gli capitò in mano un mucchietto di lettere chiuso da un nastrino rosso. Come ai vecchi tempi, pensò. Ne aprì una a caso: Topina mia, lesse. E la firma di un uomo. Febbrilmente ne aprì un’altra: Amore mio, ho sete di te. Le date erano tutte recenti.  Richiuse tutto in fretta e furia, con il cuore che gli martellava.
La mattina dopo andò dall’avvocato per avviare la pratica di separazione.

 

Pietro V.
La forza del pensiero debole: ma se è così forte allora forse non è tanto debole, vi pare?
Una volta a una donna, nell’antichità, fu chiesto di mettere la mano in un vaso e di scegliere uno dei due sassolini presi dal terreno circostante: se avesse scelto il sassolino nero -disse il cattivo sacerdote- avrebbe avuta salva la vita, se avesse scelto il bianco sarebbe stata offerta in sacrificio agli dei. Era un trucco: i due sassolini nel vaso erano bianchi. Che fece l’astuta fanciulla? Prese un sassolino e poi se lo fece sfuggire di mano, e questo andò a confondersi con il terreno circostante disseminato di pietruzze. Poi la fanciulla disse: guardiamo dentro il vaso di che colore è il sassolino rimasto, e se è bianco vuol dire che avevo preso il nero. E si salvò.
La forza del sesso debole: ma se è così forte allora forse non è tanto debole, vi pare?

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