Vetrina: il suonatore di fisarmonica

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un frammento di
Totò le mokò, e fatemi il piacere di non dirmi la pinzillacchera che non è proprio una fisarmonica quella che suona Totò nostro).

Carla Muschio
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Lettura

Rispondere con malgarbo o con impazienza a chi chiede l’elemosina non è soltanto indice di durezza di cuore, ma anche di cattiva educazione. È tanto facile, se non si vuole dar nulla, tirar dritto come se non si fosse udito l’appello; oppure dire: “Mi dispiace ma non ho spiccioli”. Meglio però fermarsi e, se il caso appare interessante o particolarmente grave, suggerire una delle tante istituzioni caritatevoli della città. Chi può fare la carità in denaro, invece che in parole, la faccia; ma è essenziale che il rifiuto sia cortese.

(Vera Rossi Lodomez, Ada Salvatore, Grazie sì grazie no,
Editoriale Domus, Milano 1953, p.24)

Vetrina

Elena Trabaudi
Ecco che cosa succede a fingere di essere quello che non si è!
Marco avrebbe dovuto comportarsi come sempre, come quando è solo. Oltretutto, offrendo una mancia esagerata al suonatore di fisarmonica, può avere dato a Martina l’impressione di essere un parvenu che vuol far colpo sulla poverina. Alla zingara non darà niente, studiando le mosse di lei.
E Martina, non dovendo far colpo perché sa di averlo già fatto, continuerà tranquilla per la sua strada come se niente fosse.

 

Francesca Taddei
E fu così che Marco e Martina iniziarono una inconsapevole gara di solidarietà. Cominciarono elargendo monete a chiunque li avvicinasse per strada. Poi presero ad adottare a distanza bambini che vivevano nei paesi più poveri del mondo, cani abbandonati, animali salvati dai macelli o dai laboratori di vivisezione. Dedicarono tutto il loro tempo libero al volontariato. Quando non ci furono più nuove associazioni a cui iscriversi, ne fondarono una propria. Aiutavano chiunque fosse in pericolo o in difficoltà, che fosse bipede, quadrupede o alato.
Scoprirono, durante questo percorso, che ciò che era iniziato come gesto di generosità per fare buona impressione sull’altro, era diventato la loro comune ragione di vita. E ovviamente vissero sempre felici e contenti.

 

Luciano Madrisotti
Tutti siamo più o meno infastiditi dalla serie infinita di coloro che in vario modo ci chiedono elemosine, creandoci sensi di colpa nell’incertezza se si tratti di migranti neri arrivati con i barconi della morte, giovanette costrette a prostrarsi per ore coperte da stracci e simulando di essere vecchie malconce, vere vecchie che esibiscono cartelli ove è scritto che hanno sette figlioletti da sfamare, veri ciechi sciancati paralitici ecc. o ingannatori. Insomma il nostro è un sentiero minato quotidiano da casa fin dove andiamo, non meno di una decina di incroci raddoppiati dal ritorno.   Che fare?   Marco nella sua beata giovinezza – la potenza dell’amore! –  sbaglia deliziosamente sganciando 5 euro e rovinando così il mercato, Martina altrettanto dolcemente si sente commossa solo da romantici artisti di strada.  Sono ambedue freschi ed impreparati nella materia e quanto fanno e pensano è da assolvere sorridendo. Noi cinici invece adottiamo diverse prassi: ad esempio una sola elargizione di moderata entità al dì ad uno dei tanti questuanti scelto a caso secondo il nostro umore e poi domani è un altro giorno e, si sa, il Signore dà il Signore toglie!   Certo non nascondiamo la preferenza per fisarmonicisti che torturino un tango o un valzerino o madonnari da marciapiede, ma insomma le vie dell’arte sono quasi infinite…

 

Rosa
Martina fruga nella borsa fino a metterci la testa dentro, rovistando a vuoto,  come a cercare il portamonete, ma in realtà senza sapere come agire….  provvidenziale fu lo scherzo di carnevale del suo nipotino che le aveva messo tra i fazzoletti di carta un po’ di quella polvere che fa starnutire. Martina prende a starnutire una volta, due volte, dieci volte… Marco, cui non pare vero, la soccorre… e la zingara – convinta che Martina sia  malata di una malattia molto contagiosa – si allontana rapidamente.

 

Mariagrazia
Un bimbo cencioso è sempre un sistema vincente per impietosire, ma ormai sappiamo che si ricorre a tutto pur di suscitare emozioni, per altro epidermiche. Soltanto la considerazione di come vengano sfruttati bambini, sia grandicelli che neonati, mi fa negare qualunque partecipazione emotiva di compassione. Semmai mi indigna e mi fa arrabbiare.

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