Vetrina: i vini

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Citazioni

I giovani che vogliono far carriera sanno che il computer e l’inglese non bastano più. Bisogna conoscere e riconoscere i vini. Bisogna sapere il francese per pronunciare meglio il Sauternes, il Poilly-Fuissé e il Côte de Nuits. Oltre alle palestre proliferano i corsi di sommelier.

(da Lina Sotis, Il colore del tempo, Rizzoli, Milano 2001, pp. 103-104).

Vetrina

Elena Trabaudi
Per prima cosa, forse è presto un invito così ufficiale dopo soli sei mesi di frequentazione; comunque è solo un’opinione personale. Poi devo dire la verità: trovo un po’ cafone da parte del padre di Franco rivolgere una domanda così specifica a Chiara, visto che lei se ne sta zitta.
Fa bene la ragazza a rispondere semplicemente la verità: non me ne intendo.
Quanto all’aiuto che prontamente le darebbe Franco, sono perplessa. Per esperienza, penso che il ragazzo sarà distratto dalla conversazione con qualcun altro e che nemmeno si accorgerà dell’imbarazzo di Chiara. La quale, da parte sua, concluderà che sarebbe stato meglio uscire con la sua amica Manuela, mangiare un panino, bere l’acqua minerale e parlare di tutto tranne che di quello che si sta mangiando e bevendo.

Francesca Taddei
Mi sembra strano che Chiara non conosca neanche un paio di termini spendibili in queste occasioni. In genere, basta buttare lì qualcosa tipo: «mi piacciono i vini dal retrogusto fruttato» oppure «mi piacciono i bianchi fermi» (già il fatto di dire «fermo» e non «senza bollicine» ti fa apparire meno inesperto!).
Al limite si può optare per una battuta: «Ah, io da brava fiorentina sono per il Chianti!» oppure, visto che la domanda è sui vini da dessert, qualcosa tipo «Sono venuta su a cantucci e vin santo» (anche se non è vero).
E comunque, prima di dire che non si sa un bel niente di vini, c’è sempre l’ultima carta: si sorride e si dice con disinvoltura «Ah, figuriamoci, io sono astemia. Quindi dovrò fidarmi del vostro giudizio». Di solito la gente non insiste oltre.
Detto ciò, visto che la frittata di Chiara è ormai fatta, bisognerebbe che Franco la salvasse con una battuta.
– Io conosco solo lo champagne.
– Bene, allora la prima volta che andiamo a Parigi, ne ordiniamo a fiumi!
E, senza lasciare spazio a ulteriori sproloqui sul vino, è auspicabile che dirotti immediatamente il discorso su un altro argomento.

Rosa
Franco fa dapprima la fantasia di dire che in realtà lei è mussulmana e non beve neanche ai brindisi, poi ci ripensa e trova che il padre sia stato un po’ invadente con le sue domande e risponde che a Chiara piace soprattutto il Dom Pérignon Vintage 2002… panico in sala… Franco guarda il padre disorientato da queste parole… e che con gli occhi ora sembra dirgli: «Questa ragazza ti costerà cara!».

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