Vetrina: i surgelati

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!

Lettura. I sentimenti più genuini sono quelli “freschi”, che si vivono con sincerità nel momento in cui sorgono. A volte tuttavia si ha bisogno di “surgelare” delle esperienze, di riporle nella memoria aspettando di tornarci sopra nel futuro. Può succedere con un’amicizia: non si incontra la persona per un po’, ma si continua a sentirsi in contatto con lei, pronti a riprendere la relazione in futuro. A volte il rapporto ripreso dopo un’interruzione sarà come il prezzemolo, subito disponibile, altre volte si scoprirà che il “prodotto” è scaduto, la scintilla dell’affetto non si riaccende più.
Quando si ritorna su un’esperienza passata, un ricordo, bisogna dare ad esso il tempo di “sgelarsi”, altrimenti sarà inavvicinabile e si presterà ad essere frainteso. Puoi tornare ai ricordi delle elementari, ma c’è il rischio che il tempo li abbia falsati.
Alcune esperienze sono come la lattuga e il latte, vanno vissute al momento: non puoi andare a cercare il tuo corteggiatore del liceo a quarant’anni.

Elena Trabaudi, I segni del tempo.  Sono già le otto e mezzo, Giuliana mette il piede giù dal letto, poi l’altro, apre gli occhi e va in bagno come un automa. Quella notte ha dormito male, tanto per cambiare. Oltre all’agitazione e all’insonnia perenne, che conosce bene fin da quando aveva trent’anni, ora si aggiunge il caldo asfissiante e umido a impedirle di dormire.
Si guarda allo specchio e si sgomenta: che occhiaie, che solchi! Non ci si può fare niente, a sessant’anni non si può dimostrarne trenta, ma neanche quaranta o cinquanta. E poi, a dire la verità, quelle rifatte le sono sempre sembrate finte: non vorrebbe per niente al mondo essere così. Quindi? Quindi niente, è necessario accettarsi: sempre meglio la realtà a una costruzione fittizia e artefatta. Si potrà ricorrere a qualche piccolo aiuto, così, solo per avere una soddisfazione personale, tipo tingersi i capelli o continuare imperterrite a farsi la riga agli occhi. Ma tutto questo non intacca la scelta di base, della naturalità.
Non siamo nati eterni, pensa in un guizzo. Tutti abbiamo una scadenza, e prima di quella un declino: c’est la vie, come ha detto suo nonno morendo. Ora Giuliana si è svegliata per bene, ha rifatto il giro mentale necessario e può affrontare con coraggio e disinvoltura la sua giornata, che sarà bella (almeno lo spera), anche se dovesse vedersi riflessa qua e là nelle vetrine o negli specchi messi lì a tradimento.

Francesca Taddei. Il mio rapporto con il freezer è molto semplice. Ci tengo qualche surgelato che può risolvermi il pranzo o la cena quando il tempo è talmente poco e la stanchezza talmente tanta, che non ho voglia di far altro che aprire una scatola e buttare il tutto in forno o in padella. D’estate c’è anche la vaschetta del ghiaccio e a volte il gelato. Non ho invece mai congelato niente che in origine fosse fresco, né qualcosa di già cucinato. Non ho neanche mai scongelato qualcosa per poi ricongelarlo.
Sarà che questa cosa dei surgelati mi fa venire in mente il rapporto che la gente ha con i propri amici o conoscenti. C’è chi ne tiene tantissimi in attesa, come cibi nel surgelatore. E se ne serve quando ha bisogno: magari li scongela (ovvero li fa avvicinare a sé) per poi rimetterli subito dopo al loro posto. Oppure si serve solo di una piccola parte e il resto lo lascia lì dimenticato. E spesso i cibi/conoscenti in attesa sono talmente tanti che ci si dimentica pure di averli e quando alla fine ci ricordiamo di loro, ormai sono “andati a male”.

Lodovico.  Ogni cibo surgelato ha un suo modo di essere trattato. Complicato? Certo. Ma è anche una ricchezza, perché dietro c’è tutto un mondo di attenzioni a questo o quel particolare di ciascuno. Viene in mente De Gaulle: “Come si può governare un paese che ha duecentoquarantasei varietà differenti di formaggio?”…ma il mondo ama la ricchezza dei formaggi francesi.

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