Vetrina: ho visto un re

geronimo

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Lettura

In un’occasione formale, aspettate che sia un assistente del re a presentarvi a un membro della Famiglia Reale; non presentatevi da soli. (…) Le donne fanno la riverenza spingendo in avanti un piede e piegandosi leggermente; gli uomini si inchinano, ma senza esagerare. Ripetete gli stessi gesti nel congedarvi. (…) Se vi viene concessa una conversazione, non date mai del «tu» o del «voi» a un membro della famiglia Reale. Direte invece «Vostra Maestà» o «Vostra Altezza Reale». Ad esempio, «Spero che Vostra Altezza Reale sia contenta di questo bel tempo»; ma non esagerate con le formalità.

(tradotto da Fleur Britten, Etiquette for Girls, Debrett’s 2006, p. 112)

Vetrina

Pietro V.
L’unico re che sarei disposto a riconoscere:

Il-re-del-terrore

Degli altri non ho rispetto alcuno, gli unici brividi son di disgusto. Se poi pensiamo ai nostri europei regnanti… Brrr. Certo che gli indiani, pensando al capitano Nemo, forse, un briciolino di rispetto in più se lo meritano (magari anche solo perché non sappiamo bene le loro malefatte). Comunque nel loro palazzo non ci andrei, non esiste proprio che io mi metta in una situazione dove sono inferiore per «storto» di nascita, per di più se gli sto pagando l’affitto come a un boghesuccio qualsiasi qual io sono: problema risolto!

Francesca Taddei
Sinceramente non ho idea di quale sia l’etichetta in presenza di un re indiano! Non so se si possa applicare pari pari quella prevista per le «altezze reali» europee, o per i capi di Stato. C’è sempre da tener presente il relativismo culturale: una cosa che da noi è segno di cortesia e rispetto, in un’altra cultura può risultare offensiva, e viceversa.
Quindi, se fossi nei panni di Elena e Riccardo, cercherei di informarmi prima di accettare di accompagnare l’amico. Una volta giunti di fronte al re in questione, c’è poco da fare: si può solo cercare di mimetizzarsi. Penso che sia meglio fare e dire meno possibile, cercare di essere al contempo rispettosi e dignitosi e aspettare che finisca.

Elena Trabaudi
Non ho mai dovuto affrontare il problema di andare a trovare un re nel suo palazzo, è chiaro.
Però so per certo che non avrei portato con me gli amici; e che, pur non capendo bene chi fosse quell’uomo in bianco, non avrei riassunto la mia posizione, oltretutto presentando degli sconosciuti.
E qui entrano in gioco Elena e Riccardo, i quali, inconsapevoli della regola del bon ton secondo la quale è la persona più importante a tendere la mano, si lanciano in questo errore marchiano.
Immagino che, quando l’equivoco sia stato chiarito, i tre suderanno freddo al pensiero della magra figura. E forse Gino si dimenticherà anche di chiedere una diminuzione d’affitto.
Ma poi, perché si è rivolto direttamente al re anziché al suo segretario, magari via e-mail?

Filippo
Ma la storia non finisce qui ed il seguito fu ugualmente  spassoso. In India si sa che a casa propria e non solo, un po’ in ogni condizione di rilassamento, appena possibile ci si levano le scarpe: E questo in tutte le classi sociali. Per l’indiano in certi frangenti restare con le scarpe ai piedi è come per noi pensare di doversi tenere il cappotto indosso in un interno.
Finalmente tutti seduti davanti al re, in un’atmosfera ora solenne, ora paternalistica Riccardo prende a ridere irrefrenabilmente e più si sforza di contenersi e più la ridarola gli esce da ogni poro. Il re ha i calzini bucati.

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