Vetrina: gli amori di Artù

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine, il
Viaggio di re Artù e Morgana verso l’isola di Avalon di Frank William Warwick, 1888).

Carla Muschio
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Finale

Dice alla figlia: «Ti devo pregare di farmi conoscere il tuo amico. Non posso dirti ora il perché, ma è importante». Emerge che Nero è un suo figlio illegittimo, di cui negli anni aveva perso ogni traccia.

Vetrina

PAOLA
«Non avrà mai fine?
Abbiamo sbagliato ,inutilmente?»
Qualcosa di forte e libero ci ha posseduti, li ha posseduti.
Ma loro dovranno sapere,questa la mia eredità.
E qui mi fermo, mi arrendo.
Tocca a loro.
-Un padre-

ELENA TRABAUDI
Luisa non capisce perché il padre si intristisca nel sentire nominare Nero.  Pensa che abbia semplicemente una di quelle giornate storte che gli capitano di frequente, soprattutto da quando la moglie lo ha piantato in asso alla vigilia dei sessant’anni. E quindi, dopo un rapido bacio, se ne va a casa ad aspettare trepidante l’arrivo del suo innamorato.
Nero sbarca dall’aereo leggermente turbato: si sta chiedendo perché la mamma, nell’apprendere la notizia del viaggio, lo abbia messo in guardia dagli italiani. Avrà ripetuto una frase fatta, un preconcetto generico, dice a se stesso; ma la lieve ombra di disagio rimane.
L’incontro fra i due è piacevole, ma la passione scoppiata in viaggio non regge al ritorno in città. E così, dopo un’altra visita ancora più spenta, si lasceranno senza tanti rimpianti. Non sapranno mai la verità e non capiranno il sollievo dei genitori alla notizia della fine del loro amore.

FRANCESCA TADDEI
Luisa vede che suo padre si rabbuia ogni volta che nomina Nero. A pensarci bene, aveva avuto una strana reazione anche quando aveva iniziato a leggere Il mio nome è rosso di Pamuk; lo aveva chiuso appena iniziato e aveva fatto una mezza scenata sulla scelta dei nomi dei protagonisti. Uno era appunto Nero.
Pensa e ripensa, Luisa si convince che c’è qualcosa di molto grave. Si mette a indagare e scopre molte cose di cui non era a conoscenza. Per esempio, che il padre aveva avuto una lunga storia extraconiugale, prima della sua nascita. Lei dunque era stata il frutto della riconciliazione tra i genitori. “Stai a vedere…” comincia a tremare Luisa.
Ha appena sostenuto un esame di greco all’università; e il mito di Edipo era l’argomento principale del corso. In un attimo Luisa si vede protagonista di quei miti senza tempo che avevano affrontato durante le  lezioni, basati su unioni incestuose tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle. Rivede con orrore l’immagine di sé e Nero a letto insieme.
La ragazza sta davvero male; il pensiero di provare attrazione per il proprio fratellastro la tormenta. Alla fine decide di affrontare il padre, che in principio nega, ma poi, pressato dalle urla della figlia, confessa quella relazione.
«Va bene, se proprio vuoi la verità, ti dirò tutto; ma non sarà piacevole…», dice l’uomo con lo sguardo rivolto a terra. Via via che il padre parla, Luisa aspetta solo il momento in cui dirà che sì, con quella donna ha avuto un figlio, e che quel figlio si chiama Nero… Invece, inaspettatamente, il racconto si conclude diversamente:
«“La relazione con quella donna è finita quando tua madre mi ha detto di aspettare un bambino, cioè te. Non volevo fare il padre e intanto avere un amante».
«Quindi non hai avuto un figlio con quell’altra donna?», lo incalza Luisa.
«Un figlio? E come avrei potuto? Io non potevo averne, per questo il rapporto con la mamma era in crisi».
«Come non potevi averne??», sgrana gli occhi Luisa. «E allora io…?».
«Ma infatti tu non sei biologicamente figlia mia, anche se ti ho amato moltissimo fin dal primo momento”. E questo era vero, convenne Luisa. Ma allora il padre naturale chi era?
«So poco di lui, tua madre non voleva parlarne; so solo che si erano incontrati durante un convegno e che aveva un nome che non ho mai dimenticato: Nero. Evidentemente è destino che uomini con questo nome facciano innamorare le mie donne…».
Luisa abbraccia il padre e, nonostante le rivelazioni, si sente incredibilmente sollevata.

LODOVICO RE
Il padre di Luisa si incupisce a sentire il nome «Nero», è più forte di lui. Ricordi lontani di oltre trent’anni fa si affollano nella sua mente. Il rimorso è agghiacciante e gli serra ogni parola in gola. Si siede, meglio dire si abbandona sulla poltrona. Luisa percepisce l’atmosfera epica dei momenti di grande dolore della vita, malgrado il mutismo del padre….a sera in cucina la grande confessione liberatoria….la confessione di un padre oramai nella parabola discendente della sua vita…prima di parlare sente di doversi scusare e vuole esser come perdonato in anticipo…..perdonato di quell’abbandono di trent’anni prima…. tenuto nascosto a tutti… di quando aveva abbandonato in autostrada il suo fedele cane Nero. E non se l’era mai perdonata.

LUCIANO MADRISOTTI
Merlo Merlot è sceneggiatore di fiction televisive e non sa più che pesci pigliare per proseguire la puntata numero 34.512 di Alla’s, fiction molto amata dalle casalinghe rassegnate. Infine ha una illuminazione, introdurrà il principio della dimenticanza:  il protagonista Arturo ha dimenticato di aver avuto come tutti una madre, preso dalla vita frenetica e lussuosa finora condotta, ma pure sua madre ha dimenticato l’esistenza di questo figlio, che ammira solo come protagonista del jet set, ed anche di altri quattro piccini scordati da anni in un Kinderheim austriaco con retta ventennale anticipatamente corrisposta. Figurarsi poi se ha mai più pensato ad una figlia avuta in giovane età da un indigeno della Papuasia ed affidata ad una fedele governante della cui esistenza e salario si è da tempo dimenticata. Questa figlia di nome Margit, presa dal mondo della street art, ha dimenticato madre e fratello Arturo di poco più giovane. Così lo sceneggiatore Merlot, intrecciando tante dimenticanze, potrà creare infinite agnizioni e combinazioni anche velatamente incestuose tra così numerosi personaggi, evitando la ormai abusata scappatoia di far ritornare vivo chi sembrava essere morto un migliaio di puntate prima!

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