Vetrina: gentiluomini veri

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video:
Gentleman di Psy).

Carla Muschio
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Lettura

Un vero gentiluomo deve avere riguardo per i diritti e i sentimenti degli altri, anche nelle cose da poco. Rispetta l’individualità degli altri, come vuole che gli altri rispettino la sua. In società è tranquillo, accomodante, discreto, non si dà arie, non dà ad intendere con parole od opere che si considera superiore, o più saggio, o più ricco degli altri. Non si vanta mai dei suoi successi né costringe gli altri a complimentarsi con lui tramite una falsa modestia su ciò che ha realizzato. Si distingue soprattutto per intuizione e empatia; è rapido nel percepire e gestire quelle piccole cose, apparentemente insignificanti, che possono causare agli altri gioia o dolore. Nell’esprimere la sua opinione non è dogmatico; ascolta gli altri con pazienza e rispetto e, se è costretto a dissentire da loro, ammette di poter sbagliare ed espone le sue vedute senza offendere chi lo ascolta. È franco e cordiale nelle relazioni; per quanto lui possa essere elevato, anche la persona più umile è a suo agio in sua presenza.

(tradotto da John H. Young, Our Deportment or the Manners, Conduct,
and Dress of the Most Refined Society
, Harrisburg e Chicago 1881, p. 23)

Vetrina

Elena Trabaudi
E’ difficile definire il vero gentiluomo. Ci si accontenterebbe di una persona educata, che non ti faccia rimanere male con una battuta sarcastica, che non ti faccia soffrire quando sei più fragile, che ti soccorra nella tristezza invece di metterti il muso. Non so se esista in natura una specie simile; caso mai avvertitemi!

 

Paola
Aperto, positivo e giusto nell’animo, manifesta questo suo sentire con gentilezza.
Cammina attento e delicato nel mondo.
Non abbraccia mode, ha una sua identità e non la impone.
Può sembrare anonimo e passivo ma… una gentildonna lo riconoscerà.

 

Luciano Madrisotti
Impresa disperata quella di definire il gentiluomo contemporaneo! Anche perché se ne è persa la memoria e in definitiva non era così importante. Ma è un peccato! Inoltre la descrizione delle caratteristiche esclude i rapporti stretti tra persone, famigliari, amorosi o d’altro genere, per i quali vanno fatte ben diverse considerazioni.  In ordine sparso, se ancora esiste, il vero gentiluomo parla a bassa voce, non racconta barzellette, è mediamente colto ed informato, ironico ma accogliente verso gli altri, dai quali non cerca complicità sportive, politiche o di altro tipo. Con una signora è cortese ma non affettato, se la va a prendere in auto sotto casa scende al suo arrivo, apre le porte, cede il passo ma la precede all’ingresso di un locale pubblico, scosta la sedia a tavola, la serve per quanto è necessario, conversa con lei se le è seduto vicino, ascoltandola e accettando i suoi temi di conversazione, l’aiuta ad indossare cappotto o pelliccia all’uscita, per strada le cammina a lato dalla parte esterna del marciapiede, se l’accompagna in auto a casa scende ed attende che abbia aperto la porta, non si addentra in pettegolezzi  ma sa sostenere una conversazione spiritosa, veste in modo adatto per ogni circostanza, quindi non andrà in jeans ad un pranzo formale o all’opera, né con abito nero ad un incontro pomeridiano. Insomma ve ne sarebbero tante altre di regole ma forse de hoc satis, anche perché si parla di archeologia e dai più si dirà, come nel quesito proposto, che basta essere spontanei e naturali senza tutte queste ipocrisie!

 

Lodovico Re
Come si caratterizza un vero gentiluomo? Si potrebbe pensare di declinare al maschile la vecchia barzelletta, normalmente al femminile, dove lui incontra una signora e le domanda: “Scusi, Lei è gentildonna?”. E quella di rimando: “Cazzo, non si vede?”.

 

Francesca Taddei
Credo che ognuno intenda una cosa diversa con questo termine, e sicuramente il profilo del perfetto gentiluomo è cambiato molto da un’epoca all’altra. Se dovessi dare una definizione adatta a ogni tempo, direi che il gentiluomo è una persona educata e gentile, che non scade mai nell’affettazione; sicura di sé senza mai mostrarsi superiore; a proprio agio in ogni circostanza e in ogni ambiente; mai ridicola, mai arrogante, mai sopra le righe. Sono creature rare, va detto.

 

Mariagrazia
Educato e sicuro di sé, sa stare con tutti: sia con chi  è socialmente più importante di lui sia con chi lo è di meno, senza atteggiarsi diverso da quello che è. Ascolta con interesse le persone più istruite e non fa il superiore con chi non lo è. Cortese con tutti, partecipa con misura alle discussioni senza alterarsi e senza usare un frasario pesante. Con le signore, poi, è gentile e cavaliere con tutte: belle, brutte, giovani ed anziane. Ce ne sono ancora nella nostra attuale società? Forse dovremmo affidarci ad un moderno Diogene che andasse alla ricerca del gentil…uomo.

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