Vetrina: fiori di muschio

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!

Lettura

Il muschio, grazie alla sua straordinaria adattabilità, trova il modo di vivere a dispetto del clima rigido, della mancanza di terra, dell’aridità. Lo fa così bene da avere anche un avanzo di nutrimento e acqua con cui permette di vivere a un’altra pianta. Similmente certe persone in condizioni avverse sviluppano tante risorse da riuscire non solo a sopravvivere loro, ma anche ad aiutare altri, con la sovrabbondanza della loro vitalità.

Vetrina

Elena Trabaudi, Emanuela
Manuela entrò nella sala affollata. Era stata incerta fino all’ultimo momento: non sapeva se preferire la solitudine della sua cuccia conosciuta o un tuffo in un ambiente estraneo. Era stata invitata con cordialità da una conoscente, una signora che le si era rivolta in biblioteca mettendosi a parlare di letture, e poi di incontri al circolo Una rosa per Rosanna. Evelina, questo era il suo nome, aveva poi invitato Manuela a visitare il circolo in questione in occasione del trentennale dalla fondazione.
E così adesso eccola qua la nostra eroina, con i jeans d’ordinanza e il maglione più amato, ad affrontare un mondo nuovo e sconosciuto. Un pensiero attraversò in un lampo la mente di Manuela: la gente come lei, capace di vivere di nulla, senza valide relazioni, rischia di inaridirsi; per cui sfoggiò un sorriso inerme, aggirandosi fra le persone e il tintinnare dei bicchieri, chiedendosi allarmata quanto dovesse durare questo inutile patimento.
Ma ecco che all’improvviso saltarono fuori da chissà dove due signore alquanto vivaci, ma ben disposte, che le si rivolsero amichevolmente: la portarono in giro, presentandola a molti invitati, e tutti sorridevano amabili alle due Anna (entrambe si chiamavano così, guarda caso). Lei si disse che ci sono persone che sembrano brillare di luce propria, ma forse le loro doti risaltano maggiormente per contrasto con il sottofondo. Ma a Manuela non piaceva fare da sfondo e si ripromise di essere più sciolta una prossima volta…

 

Lorenzo
Il muschio fa da sé e fa molto: cresce a partire quasi dal nulla, vivendo come di nulla e copre con il suo bel verde rocce altrimenti spoglie. E’  una pianta preziosa anche nei paesi alpini: lì può esser fatta crescere sui tetti per proteggere le case dal freddo.  Ma dà il suo meglio quando si incontra con le orchidee di montagna cui si dà in matrimonio: si offre come terreno da radice e riceve inaspettate fioriture. E alla fine non sai più dire chi è l’orchidea e chi il muschio.

 

Francesca Taddei
Alberto è uno scrittore, ma nessuno lo sa. O meglio, nessuno gli riconosce questo ruolo. Lavora – anzi, presta la sua opera sottopagata – come collaboratore. Non è un dipendente della società per cui lavora, però come un normale dipendente trascorre le sue giornate: stesso orario, stesse mansioni. Nelle sue otto ore di lavoro si comporta come gli altri lavoratori, ma c’è una differenza: lui sa che non metterà radici in quel luogo. Da sempre il suo lavorare è questo: sopravvivere anche negli ambienti lavorativi più avversi, cercare di sfruttare ogni minima apertura per ottenere almeno un prolungamento del contratto, con la consapevolezza che comunque il lavoro avrà un termine, e arriverà un nuovo periodo di disoccupazione. Ma Alberto ormai è preparato e sa come economizzare su tutto, per sopravvivere a quei periodi di interruzione tra un contratto e l’altro. E poi a volte avviene uno strano fenomeno. Qualcuno si accorge della sua abilità nella scrittura e allora, invece delle solite mansioni di routine, gli chiede di rielaborare o scrivere ex novo un testo. Naturalmente questo testo non uscirà mai col suo nome, ma con quello del dipendente a tempo indeterminato cui competerebbe tale mansione. Sarà costui a brillare e “fiorire”, ma solo servendosi del lavoro sotterraneo del povero precario.

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