Vetrina: farfalle migranti

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
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Carla Muschio
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Lettura

La farfalla è un essere così leggiadro, effimero e leggero (pesa spesso meno di un grammo) da far sembrare incredibile che la sua mente sappia contenere, produrre e trasmettere tanto pensiero, eppure è così. Seppure infinitamente più grande e sofisticato di una farfalla, anche ciascun uomo è effimero e limitato. Però l’umanità, l’insieme degli esseri umani presenti in un dato momento sulla terra, conserva il sapere del passato, lo accresce e lo trasmette. Così ogni uomo, nel tempo limitato che trascorre al mondo, trova già pronte un’origine, una meta, una rotta, un prato dove sbocciano i suoi fiori preferiti.

Vetrina

Elena Trabaudi
Com’è bella la migrazione adriatica delle farfalle! Le seguiamo dal lido di Jesolo alla riviera romagnola, fino al Gargano e a Santa Maria di Leuca. Ecco, quella che si tramandano è una geografia che ripete le mete dei vacanzieri di un tempo, quando ancora non usava per gli italiani ritrovarsi tutti a Sharm o a Urghada.
Negli anni ’60 del secolo scorso le vacanze erano già per molti, ma i posti erano quelli: oltre all’Adriatico, c’era per esempio la Liguria. Ed esistevano due correnti di pensiero: meglio il Levante o il Ponente? Poi c’era la Toscana; e non solo la Versilia, zona chic, ma tanti posti meno rinomati, con la pineta, a cominciare da Tirrenia o Cecina, tanto per fare degli esempi.
E, come le cavolaie, le famiglie si tramandavano spesso l’abitudine a un certo luogo, una frazione, una spiaggia da raggiungere con la macchina stracarica il primo d’agosto.

 

Francesca Taddei
Sono tante le specie che migrano; tra queste c’è anche l’uomo. Dal di fuori sembrano misteriosi i motivi che spingono tanti individui a muoversi insieme, ad affrontare pericoli di ogni genere. E ci si domanda come fanno ad orientarsi, e anche a sopravvivere a questi viaggi sfiancanti.
Ma c’è sempre un motivo molto valido, che in genere ha a che fare con la sopravvivenza. Per questo le migrazioni sono fenomeni che non si possono impedire. Bisogna farsene una ragione.

 

Lodovico Re
Sta nella vocazione, sta  nel  fiuto di un cane che segue il filo dell’odore di una salsiccia abbrustolita per i vicoli  alla ricerca del retrobottega da cui proviene, sta nella scrittura libera e veloce, sta nel colpo di scherma messo istintivamente a segno, sta nel senso della bellezza.
Tantissimo di quel che sappiamo non sappiamo come facciamo a saperlo.

 

Pietro V.
A noi la vita delle farfalle pare effimera perché la giudichiamo a partire dai giorni che ci sono concessi: ma non potrebbe dire altrettanto di noi la sequoia? Per una farfalla i minuti di vita sono pienissimi, e tutta la vita spesa da bruco certo non è poca, per la farfalla.
E poi penso a un detto giapponese o cinese (sarà Confucio? Lao Tzu?): quello che il bruco chiama fine del mondo, il mondo la chiama farfalla.
E poi penso che la migrazione delle farfalle, con questo fortissimo senso di «bene per la specie» a noi uomini dovrebbe dirci tanto, ma proprio tanto, perché possediamo solo il presente, mentre il futuro è di chi verrà dopo di noi, i nostri figli o i figli degli altri: dunque, se fossimo farfalle i figli degli altri sarebbero comunque nostri.

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