Vetrina: del bere

del bere

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. L’immagine è un dipinto di Peter Severin Krøyer intitolato
Hip hip hurrah!).

Lettura… sed ubi maior

Ho scritto questa allegoria pensando alla lettura: certi libri si leggono d’un fiato; all’estremo opposto, una raccolta di poesie si centellina piano. Mentre lavoravo a questo testo mi hanno segnalato una pagina di Francis Bacon con un’allegoria molto affine alla mia. Allora, ubi maior, taccio e traduco.

Bacon / Of studies

Studies serve for delight, for ornament, and for ability. Their chief use for delight is in privateness and retiring; for ornament, is in discourse; and for ability, is in the judgment and disposition of business. For expert men can execute, and perhaps judge of particulars, one by one; but the general counsels, and the plots and marshalling of affairs, come best from those that are learned. To spend too much time in studies is sloth; to use them too much for ornament, is affectation; to make judgment wholly by their rules, is the humor of a scholar. They perfect nature, and are perfected by experience: for natural abilities are like natural plants, that need pruning, by study; and studies themselves do give forth directions too much at large, except they be bounded in by experience. Crafty men condemn studies, simple men admire them, and wise men use them; for they teach not their own use; but that is a wisdom without them, and above them, won by observation. Read not to contradict and confute; nor to believe and take for granted; nor to find talk and discourse; but to weigh and consider. Some books are to be tasted, others to be swallowed, and some few to be chewed and digested; that is, some books are to be read only in parts; others to be read, but not curiously; and some few to be read wholly, and with diligence and attention. Some books also may be read by deputy, and extracts made of them by others; but that would be only in the less important arguments, and the meaner sort of books, else distilled books are like common distilled waters, flashy things. Reading maketh a full man; conference a ready man; and writing an exact man. And therefore, if a man write little, he had need have a great memory; if he confer little, he had need have a present wit: and if he read little, he had need have much cunning, to seem to know that he doth not. Histories make men wise; poets witty; the mathematics subtle; natural philosophy deep; moral grave; logic and rhetoric able to contend. Abeunt studia in mores [Studies pass into and influence manners]. Nay, there is no stond or impediment in the wit but may be wrought out by fit studies; like as diseases of the body may have appropriate exercises. Bowling is good for the stone and reins; shooting for the lungs and breast; gentle walking for the stomach; riding for the head; and the like. So if a man’s wit be wandering, let him study the mathematics; for in demonstrations, if his wit be called away never so little, he must begin again. If his wit be not apt to distinguish or find differences, let him study the Schoolmen; for they are cymini sectores [splitters of hairs]. If he be not apt to beat over matters, and to call up one thing to prove and illustrate another, let him study the lawyers’ cases. So every defect of the mind may have a special receipt.

Bacon / Degli studi

Gli studi servono al diletto, all’ornamento e all’abilità. La loro principale utilità per il diletto si manifesta nella solitudine e nel ritiro; per l’ornamento, si manifesta nel discorso; e per l’abilità, sta nel giudizio e nella disposizione delle cose. Infatti un uomo esperto è in grado di eseguire e forse valutare i particolari uno a uno, ma i consigli generali, la disposizione e l’ordine delle vicende migliori sono quelli che provengono dai colti. Dedicare troppo tempo agli studi è pigrizia; usarli troppo come ornamento, è affettazione; farsi guidare nei giudizi unicamente dalle loro regole è il capriccio degli accademici. Essi perfezionano la natura e vengono resi perfetti dall’esperienza: infatti le capacità naturali sono come le piante in natura, vanno potate attraverso lo studio; e gli studi stessi danno indicazioni troppo ampie, se non sono limitate dal’esperienza. Gli uomini scaltri condannano gli studi, i semplici li ammirano e i saggi ne fanno uso, perché gli studi non ti dicono come li devi usare: quella è una saggezza esterna ad essi e superiore, che si conquista con l’osservazione. Non devi leggere al fine di contraddire e confutare; non per credere e dare per scontato; non per trovare parole e discorsi, ma per soppesare e considerare. Alcuni libri sono da assaggiare, altri da divorare e una piccola minoranza di essi è da masticare e digerire; vale a dire, alcuni libri vanno letti solo in alcune parti; altri vanno letti, ma senza curiosità; e pochi vanno letti per intero, con diligenza e attenzione. Alcuni libri possono anche essere letti per procura e si può chiedere ad altri di farne degli estratti; ma questo si può fare solo per gli argomenti meno importanti e per i libri di livello più basso, perché i libri distillati sono come le comuni acque distillate, cose appariscenti e basta. Il leggere rende un uomo completo; il discutere rende l’uomo preparato; lo scrivere rende l’uomo esatto. Perciò, se un uomo scrive poco, deve avere buona memoria; se discute poco, deve avere un ingegno pronto; e se legge poco, deve avere molta furbizia così da far sembrare che lui sappia ciò che non sa. Le storie rendono l’uomo saggio; la poesia lo rende arguto; le matematiche, sottile; la filosofia naturale, profondo; la morale, serio; la logica e la retorica, abile nel contendere. Abeunt studia in mores (Gli studi influenzano i costumi.) No, non c’è limite né impedimento all’ingegno, esso si può estrarre con studi adeguati, come le malattie del corpo richiedono esercizi appropriati. Le bocce fanno bene ai calcoli e ai reni, il tiro, ai polmoni e al petto, il tranquillo passeggiare, allo stomaco, l’equitazione, alla testa e così via. Perciò, se un uomo ha un ingegno instabile, che studi le matematiche, poiché nelle dimostrazioni, se si distrae anche solo un poco, deve ricominciare da capo. Se il suo ingegno non è atto a distinguere o scoprire differenze, che studi gli scolastici, dato che costoro spezzano il capello in quattro (cymini sectores). Se non è capace di vincere nei dibattiti e di presentare una cosa per provarne e dimostrarne un’altra, che studi i casi giudiziari. Quindi ogni difetto della mente può avere la sua speciale ricetta di cura.

Vetrina

Elena Trabaudi, Giornate
Potrei fare un paragone con le persone che incontriamo nella vita, oppure in modo più specifico con gli amici: ognuno ci dà qualcosa, e noi dobbiamo porci di fronte a lui in modo adatto, per gustare appieno l’intimità, oppure le risorse che possiamo trarre da un incontro.
Invece mi viene più congeniale pensare ai giorni della nostra vita: ogni giornata ha un suo sapore e una sua gradazione. Ci sono quelle fresche, corroboranti, quelle afose e stancanti. Può splendere il sole o piovere; e in questo secondo caso una pioggia a dirotto, breve ma intensa, assomiglia a un pianto liberatorio, mentre una pioggerella fitta e insistente, che genera nebbiolina e umido, equivale alla noia e ai problemi di ogni giorno.
Un giorno di sole può rappresentare la gioia. Che carattere solare!, dicono, abusando di questo termine. Come sei ombrosa!, mi diceva mia suocera. Però il sole può scottare e l’ombra dare refrigerio… Io amo le giornate fresche, col sole, in un clima asciutto e a non più di 20 gradi.

 

Francesca Taddei
Ci sono persone con cui ti senti in sintonia già al primo sguardo; con altre invece devi superare l’impressione iniziale e scoprire pian piano la loro vera personalità dietro l’apparenza. Ci sono quelli con cui il rapporto si instaura piano piano, col tempo, e quelli che invece ti sembra che siano tuoi amici da sempre. Alcuni si apprezzano con la frequentazione assidua, anche quotidiana, altri invece vanno presi a piccole dosi, per apprezzarne le doti senza farsi respingere dai difetti. E naturalmente ci sono persone che sono le perfette compagne dei momenti di svago, e altre che invece si rivelano preziose soprattutto nei momenti difficili; quelle con cui sei invogliato ad approfondire l’amicizia e quelle di cui ti accontenti che siano delle semplici conoscenze. Insomma, ogni persona ha i suoi tempi e le sue modalità di frequentazione!

 

Lodovico Re
Ogni pianta ha il suo terreno. Chi cresce in montagna e chi sulla riva del mare. Chi nei climi tropicali e chi piuttosto in quelli polari. Quando vogliamo far crescere una pianta, che sia in vaso o in giardino, dovremmo sempre sceglierle un terreno adatto: ci sono terre diverse come per esempio la sabbia, il terreno del fondo delle paludi od il terriccio del bosco. Tuttavia per comodità, non conoscenza e anche una certa dose di “comodità” (intendiamo pigrizia), magari lo comperiamo nei centri commerciali in grossi bustoni, senza soffermarci più di tanto a leggere le principali caratteristiche e l’uso più corretto. Allora la povera pianta diventa come quei poveri ospiti che a tavola vengono un po’ fatti ingozzare dai padroni di casa, che non sanno in nessun modo tener conto dei gusti dei loro amici o della loro fame quel giorno. Alla fine gli  ospiti escono malconci dalla cena e con  il fermo proposito  di dribblare i prossimi inviti.

Pietro V.
«Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa» (Charles Bukowski, Donne, 1978): mi pare dica tutto. No? Allora ecco un proverbio norvegese: «Loda il Dio di tutte le cose in ogni cosa, per ogni cosa brinda, e lascia che il mondo sia solo il mondo». Aggiungo un viatico: «Riempi il bicchier ch’è vuoto, vuota il bicchier ch’è pieno: fa’ che sia sempre vuoto, fa’ che sia sempre pieno».

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