Vetrina: composizioni floreali

vetrina fiori 2

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
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Carla Muschio
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Lettura

I mazzi di fiori raccolti da ciascuno dei partecipanti alla gara assomigliano ai progetti (di scrittura, di lavoro, di vita) che ciascuno di noi persegue. C’è chi si impegna tanto in un campo, per poi scoprire che esso non lo rappresenta veramente. Meglio allora per lui lasciar perdere e incominciare da capo. C’è chi sa da subito cosa vuole nella vita e pone tanta energia per perseguire il suo scopo. C’è chi raccoglie esperienze un po’ a caso, per poi scoprire che erano unite da un filo a lui stesso ignoto che le cinge in un mazzolino armonioso. C’è chi disperde le forze in varie direzioni senza mai trovare un’unità. E infine c’è chi, come il padrone della rosa canina, distingue con facilità ciò che è bello per lui e tranquillamente se lo gode.

Vetrina

Elena Trabaudi
Chi è sicuro di sé non si spreme troppo, convinto che il suo innato buon gusto gli farà fare un’ottima figura. E poi, se anche per caso la rosa canina non piacesse ai giudici, la cosa non lo sfiorerebbe nemmeno. Non per niente è l’unico uomo del terzetto.
Al contrario, sia Giulia che Raffaella temono il giudizio altrui: la prima non sa scegliere e si butta in una ricerca senza una linea guida che la conforti; la seconda invece ha eccome una preferenza, ma teme di essere giudicata poco convincente, banale, e tenta di aggiungere un pizzico di originalità.
In lei mi riconosco più che negli altri. E tu eri là ranuncolo rosso/folletto incandescente nel mio buio. Opto per i ranuncoli.

 

Francesca Taddei
Quel giorno c’era il compito in classe di italiano. Il professore dettò il titolo del tema, poi ricordò agli studenti che avevano tre ore di tempo a disposizione.
Ginevra iniziò subito a scrivere forsennatamente; lei scriveva così, di getto. Poi cancellava, riscriveva, cancellava di nuovo. La brutta copia sembrava un campo di battaglia; ma poi riusciva a consegnare una bella copia impeccabile.
Stefano cominciò diligentemente a comporre uno schema dei concetti che intendeva esporre. Poi avrebbe solo dovuto ampliare ciascun concetto e collegarlo adeguatamente al precedente e al successivo.
Luca si mise invece a trafficare sotto il banco. Aveva una serie di temi già svolti, di cui aveva fatto fotocopie rimpicciolite, e sperava ardentemente che tra essi ci fosse più o meno lo stesso argomento del tema.
La prima cosa che fece Ambra fu invece rivolgere uno sguardo alla sua amica del cuore, che stava nel banco accanto. «Come inizi tu?», le sussurrò. «Penso di partire dall’inquadramento storico», le rispose l’altra. Rassicurata dall’indicazione dell’amica, Ambra iniziò a scrivere.
In fondo alla classe, Valerio se la prendeva comoda. C’era un sacco di tempo. Tre ore… figurati; a lui ne bastavano un paio, forse anche meno. Scriveva quello che gli veniva in mente, giusto un paio di colonne per raggiungere il minimo e poi consegnava. Lui non si sprecava di certo.
Silvia sembrava guardare il vuoto con lo sguardo perso. In realtà raccoglieva le idee. Aveva il vezzo di non fare la brutta copia; quindi passava un’oretta a pensare e poi buttava giù direttamente la versione definitiva. Il professore non era ancora riuscito a farle cambiare idea.
Accanto a lei, Gabriele era nel panico. Non aveva studiato abbastanza. O forse sì, ma ora sembrava tutto evaporato. Avrebbe fatto uno schifo di compito. Non si ricordava nulla!! Cominciò a guardarsi intorno disperato, cercando nei volti dei compagni un’indicazione, una via d’uscita. Oddio, che poteva fare??
Bianca stava facendo quello che le avevano insegnato alle elementari. Prima un’introduzione, poi lo sviluppo di tutti gli elementi richiesti nella traccia e infine una bella conclusione. Possibilmente ad effetto.
Marco invece partì in quarta, sviluppando il tema alla rovescia rispetto a quello che veniva suggerito nella traccia. Gli piaceva fare il bastian contrario e amava i toni polemici. Avrebbe fatto un tema di grande impatto; sicuramente non sarebbe passato inosservato.
Alla fine delle tre ore i compiti furono raccolti e finirono nella borsa dell’insegnante. A casa lo aspettavano lunghe ore di impegno per valutare i lavori dei suoi studenti.

 

Filippo
Quando il cosa fare prevale sul come farlo.
Programmavano tutto del viaggio, meglio di un’agenzia di viaggi organizzati. Meglio di un pacchetto tutto incluso: ed alla fine il viaggio sembrava  solo l’esecuzione materiale di qualcosa concepita lontano. Nell’esecuzione del viaggio non c’era più iniziativa  di quanta ne abbia la stampante di un computer  nel mettere sulla carta un documento: loro andavano in automatico.
Ed anche i resoconti di viaggio sembravano più una relazione  contabile od una buona lezione di storia dell’arte che non il resoconto di un viaggio dell’anima: anima magari spaventata, ma curiosa di fronte all’ignoto.

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