Vetrina: come ti chiami?

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Citazioni

Hai dimenticato un nome? Cerca di non dare la colpa al rumore, chiedi un biglietto da visita o chiedi a qualcun altro. Se hai un vuoto totale, stimola la memoria chiedendo cosa uno sta facendo in quel periodo. Ammettere che non ricordi il nome di qualcuno è un vero affronto.

(tradotto da Fleur Britten, Etiquette for Girls, Debrett’s 2006, p. 170)

Vetrina

Francesca Taddei
Confesso che è una cosa che mi succede: a volte nel turbine delle presentazioni non memorizzo i nomi! Ma non mi sembra una cosa tragica. Intanto perché in genere, con persone appena conosciute, non ci si chiama per nome. Anche se si decide di darsi del tu.
Per esempio, io farei proprio come Anna: «Mi passi il martello?». Non mi sognerei mai di dire: «Toni, mi passi il martello?». Non so perché, ma l’aggiunta del nome mi ha sempre trasmesso un senso di familiarità, quindi lo trovo fuori luogo con gli estranei.
E poi credo che si tratti solo di aver pazienza: prima o poi qualcuno chiamerà direttamente Tobi. Se questo non accadesse, ci sono tanti bei giri di parole per indicare una persona che non sappiamo come si chiama.
Ma soprattutto, mi concentrerei sull’allestimento della mostra!

Elena Trabaudi
Quasi sempre dimentico i nomi di chi mi viene presentato, soprattutto se l’ambiente è nuovo e le persone da conoscere sono tante.
Una volta eravamo a una riunione familiare. La padrona di casa ci ha informato che più tardi sarebbe venuta una cara amica con il fidanzato. Io dissi: Mi raccomando, stiamo attenti a non chiamarlo col nome del fidanzato precedente!
Arrivano e tutti ci impappiniamo: c’è chi si presenta con il proprio nome tradotto nella lingua del signore in questione, chi dice il nome della propria moglie. Il soggetto avrà pensato: Ma questi sono tutti scemi? Altro che ricordarsi i nostri nomi…

Lodovico Re
Tra sé e sé pensa che siamo alle solite… dio, quante volte gli è già capitata quella situazione! Che nervi, ma non c’è molto da fare. D’altra parte lui la buona volontà ha provato anche a mettercela nel tempo: durante le presentazioni è molto attento, ascolta i nomi, prova a farsi delle associazioni importanti del tipo che la signora in questione si chiama come la bidella della sua scuola elementare, ma poi intanto si è presentato anche il marito e siccome ancora pensava alla bidella, il nome di lui non ha nemmeno cominciato a registrarlo. E’ sempre così e non sembra un problema mai per gli altri, ma per lui lo è ed eccome.
Ora nessuno al mondo sembra sapere come si chiamino i due operai e non c’è niente da fare d’altro: con carta e penna in mano, la porge a Tobi e gli chiede con fare di chi è un po’ in velocità: «Scusa mi puoi riscrivere il tuo numero di cellulare che così non lo devo cercare? Aggiungici anche il nome che sennò poi mi confondo. Grazie!».

Filippo
… «Scusa, cara, puoi guardare sul sito come si chiama il nome del protagonista di questa scena che devo metterlo nel testo per la vetrina della Muschio su  daParte?».

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