Vetrina: come il boa guarda il coniglio

sguardoconiglio

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
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Lettura

Non leggerò questa allegoria «alla russa» ma sulla scorta dei dati forniti dai naturalisti. Certe persone sentono il bisogno di «dominare il territorio», di controllare, di non essere sorprese dalla vita. Esse ti si avvicinano «al buio», senza che tu ti accorga di essere stato designato come «vittima». Quando hanno ottenuto da te un minimo di confidenza, «ti avvolgono nelle loro spire», cioè ti vogliono frequentare in modo esclusivo, vogliono che tu li aiuti, li consoli, nei casi più gravi, vogliono che tu li serva. Tutto questo ti «soffoca», ma se hai lasciato andare il processo troppo avanti, è difficile sfuggire.

Vetrina

Francesca Taddei
Mi viene in mente un film, uno di quei film sciocchini che non sono altro che la rivisitazione di una favola: Pretty Woman. Lasciamo perdere la trama del film, la storia d’amore ecc… Il protagonista maschile, prima della sua trasformazione buonista, è un grande manager il cui lavoro consiste nell’individuare società in crisi, fare in modo che arrivino al collasso, per poi acquisirle a prezzo stracciato. Ecco, per queste persone in genere si parla di «squali», ma non mi sembra un paragone del tutto azzeccato. Lo squalo, se ha un pregio, è quello di essere senz’altro diretto nei suoi attacchi. Invece il boa, che si avvicina subdolo nell’oscurità, mi sembra molto più simile al personaggio in questione. Come lui, avvicina pian piano la preda, la soffoca e alla fine la assimila per intero.

 

Claudio Ghelli (14 anni)
Come il boa, la finanza attacca le persone in modo subdolo, quando meno te lo aspetti.
Infatti le stangate delle tasse arrivano all’improvviso e dietro c’è l’economia europea che chiede a tutti di stare al passo, come il capo di una cordata sulle Alpi.
La preda in questo caso siamo noi che, senza preavviso, veniamo stritolati.

 

Lorenzo
In un’afosa notte di gennaio nell’estate australiana la porta del retro di casa dei Wellington era rimasta socchiusa: il piccolo Thomas oramai cresceva in fretta ed era sempre un po’ più autonomo di quel che i suoi genitori non immaginassero ancora. Il bambino per far uscire il gatto aveva fatto scattare l’apertura della porta del retro ma non l’aveva richiusa e nessuno se ne era accorto, malgrado in casa avessero sentito con molta preoccupazione di alcuni attacchi di boa nelle case dei vicini. Avevano anche  considerato di comperare una pistola per meglio difendersi.
Ora era notte e il piccolo Thomas dormiva  nel lettone abbracciato alla mamma, entrambi inconsapevoli.
Lui entrò in casa silenziosamente  proprio dal retro e siccome era un animale notturno sgusciò per tutta la casa al buio senza far rumore ed urtare davvero nulla. Passò accanto al bambino e si avvicinò a lui con la bocca: fece come per socchiuderla, ma lo sfiorò soltanto con le labbra perchè qualcosa lo distrasse e subito scivolò via. Arrivò rapido in cucina, e se lo trovò di fronte, sembrava quasi aspettarlo, immobile. Lui lo puntò e in un attimo se lo cacciò totalmente  in gola senza che quasi ne sentisse il sapore. Mentre deglutiva velocissimo il pane con la nutella rimasto sul tavolo pensava con irritazione al litigio appena avuto alla riunione di lavoro con il suo socio.

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