Vetrina: chi non beve in compagnia

Drinking Bacchus

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine: Guido Reni, 
Bacco che beve, 1623 circa).

Carla Muschio
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Citazioni

Sembra che anticamente in Francia, non riuscendo il padrone a persuadere con le parole i commensali, ricorresse alla forza, giacché furono costretti i legislatori a vietare queste violenze; una legge di Carlomagno proibì di sforzare chiunque a bere più che non voleva; un’altra condannava i soldati a bere una certa quantità d’acqua, se invitavano qualcuno a bere vino.

(Melchiorre Gioia, Nuovo Galateo)

Vetrina

Francesca Taddei
Mai, mai, mai insistere a tavola!! Si offre una sola volta il vino, e si dice solo una volta «vuoi ancora un po’ di…?». Se il commensale garbatamente rifiuta, significa che ha già mangiato/bevuto a sufficienza o che non gli piace quello che si sta offrendo. Quindi è molto sgarbato insistere, costringendo il malcapitato a doversi rifiutare categoricamente oppure a dover buttare giù controvoglia una pietanza o un vino.
Ci sono persone che invece insistono per rimpinzare gli ospiti fino a esplodere, prendendo un gentile rifiuto come un’offesa personale. I pasti con queste persone generalmente si trasformano in un incubo, in cui si parla solo di cibo e in cui ci si deve continuamente giustificare se non si accetta l’ennesimo bis.
A maggior ragione poi con gli alcolici; insistere, oltre che essere segno di maleducazione, è anche una mossa controproducente: si rischia di dover poi gestire qualche ospite ubriaco.

Elena Trabaudi
Ci mancherebbe di dover diventare tutti ciucchi (o briahi, alla toscana [non di costa, ndCdC pisano]) per compiacere Guglielmo!
La prima regola del padrone di casa dovrebbe essere quella di mettere gli ospiti a proprio agio, evitando di insistere: si offre quello che c’è da mangiare e da bere, poi si lascia la gente libera.
Anche con i cibi, le persone possono avere passioni o idiosincrasie strane. Conosco una persona simpaticissima che ordina piatti che già sa che non mangerà; un’altra al contrario parecchio antipatica, che quando era invitata dalla nuora faceva un’abbondante merenda per rifiutare quello che avrebbe trovato in tavola. E così via.
Figuriamoci se uno se la può prendere perché gli amici rifiutano il suo passito.
Se il malumore è calato sui commensali, sarà perché avranno pensato:
1)    che hanno mangiato troppo
2)    che hanno anche bevuto troppo
3)    che Guglielmo è oltremodo noioso.

Filippo
C’è una legge del comportamento sociale che vuole che di fronte ad un pericolo possiamo solo «fight or flight», combattere o scappare.
Con questo in mente il povero Federico pensa che dovrebbe imporsi. Non con la forza della maleducazione naturalmente, ma almeno con lo humour, quello sì. Purtroppo non gli viene in mente niente di spiritoso e meno che mai nessuna parte dialetticamente abbastanza forte.
E’ una cena seduti e non è facile rovesciare il bicchiere nel vaso di gerani come in un recente party privato in terrazzo dove gli volevano far  bere un whiskey di troppo. Scappare in bagno è una soluzione effimera: prima o poi si torna a tavola.
E’ giunta l’ora di sperimentare sul campo la strategia da tempo preparata. Con una mossa tanto lesta quanto celata, fa suonare il suo cellulare: avete presente quel comando con cui provare le varie suonerie? Proprio quello. Simula poi una conversazione su una faccenda grave e praticamente corre fuori scusandosi senza lasciar tempo a risposte. Per strada il fresco gli dà vigore alle gambe. Da Guglielmo non andrà più a cena.
Finita la festa Grazia lo chiama per dirgli: «Bella la tua nuova suoneria del cellulare, la voglio anch’io».

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2 risposte a Vetrina: chi non beve in compagnia

  1. elena dice:

    Hai ragione! Infatti ho scritto da non-toscana…
    Salta fuori il mio essere lombarda.

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