Vetrina: castelli senza porte ne’ finestre

La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
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Lettura

Chi vuole dominare un altro e averlo tutto per sé, privandolo di rapporti con il resto del mondo, costruisce un “castello senza porte né finestre” dove rinchiuderlo: una situazione magari molto confortevole, ma priva di libertà. Può essere un rapporto affettivo in cui si vuole possedere l’altro in modo esclusivo o un rapporto di lavoro in cui si tiene l’altro prigioniero. Se ti costruiscono attorno un castello senza porte né finestre, imita la principessa. Affrettati a saltare giù dalle impalcature fin che sono basse.

 

Vetrina

Elena Trabaudi
Anéle era una ragazza un po’ contestatrice e, pur essendo figlia di re, si intestardiva a voler fare le cose di testa sua. Qualche volta il padre l’aveva lasciata fare; pensava che col tempo si sarebbe calata meglio nel ruolo, avrebbe sposato uno di pari rango, e in sostanza si sarebbe data una calmata.
La madre invece disapprovava apertamente l’unica figlia; la regina avrebbe voluto un figlio maschio, non una sciacquina che oltretutto si permetteva di tenere testa al padre e che avrebbe finito col farlo imbestialire, con tutto quello che ciò comportava. In questa situazione, Anéle cresceva sempre più in balìa dei ghiribizzi che il cuore e la mente le dettavano, a volte le pareva di non potersi opporre a quello che gli altri si aspettavano, e così faceva stranezze. Era un modo per obbligare i genitori ad accorgersi di lei.
Comunque quella volta il re aveva esagerato. Va bene far costruire un castello supplementare, ma perché accanto a quello già esistente? E soprattutto perché senza porte né finestre, chiuso al mondo, realizzando una perfetta introversione?
Anéle giudicò eccessiva quella scelta paterna e si disse: Oggi vado al mare, come una misera mortale. E se ne ho voglia, farò anche il bagno, senza valletti o dame di compagnia. Voglio fare la mia vita, si disse; e sarebbe stato solo uno dei suoi capricci, se non avesse incontrato sulla spiaggia Ruggero, figlio del duca d’Orléans. Ma questa è un’altra storia…

 

Francesca Taddei
A volte siamo bloccati da ostacoli mentali. Magari ci raccontiamo che sono impedimenti obiettivi e insormontabili, per crearci un alibi che ci consenta di non provarci nemmeno.
Poi un giorno focalizziamo l’attenzione su situazioni in cui gli ostacoli esistono davvero e allora all’improvviso ci rendiamo conto che i nostri, quelli solo mentali, possiamo superarli in un batter d’occhio. Basta riconoscere che erano solo autolimitazioni.

 

Rosa
La principessa se ne andò. Non riusciva a smettere di ridere…. una torre tutta chiusa… non c’era nemmeno la possibilità di entrarvi, s’erano dimenticati di questo!… Una risata vi seppellirà.

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