Vetrina: archeologhi conservatori


Per i nuovi lettori: la vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. La canzone è
 Archaeologists dei canadesi Wintersleep).

Carla Muschio
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Lettura

Ricevere favori non dispiacerà di certo al cortigiano, ma non deve sopravvalutarli tanto da non poter fingere di saperne anche fare a meno; e quando ne riceverà non dovrà dire che si stupisce di essere stato prescelto e non si mostrerà nuovo a simili cose, anzi; e non gli verrà in mente di rifiutare, come fanno certi che per pura e semplice mancanza di garbo non osano accettare alcun favore e così lasciano capire a tutto il pubblico che sanno bene di non meritarselo. È vero però che bisogna avere sempre un atteggiamento più dimesso di quel che la nostra posizione gerarchica autorizzerebbe, e non precipitarsi a accettare senza cerimonie tutti i favori e gli onori che ci vengono offerti: bisogna respingerli con modestia, dimostrando di apprezzarne tutto il valore, ma in modo tale da non togliere a chi li offre la bella occasione di dover insistere, perché quanta più resistenza formale si oppone in questo tipo di accettazione, tanto più l’offerente si sente rispettato, e lo stesso favore che concede gli sembra tanto più grande quanto più la persona che lo riceve mostra di apprezzarlo e di ritenersi onorato. Questi sono i favori veri, i più solidi, quelli che fanno salire nella stima di chi, dall’esterno, ci vede riceverli: dato che non sono favori elemosinati, tuti pensano che siano veramente meritati. E tanto più quando li accettiamo con umiltà.

(Baldassar Castiglione, Il cortigiano,
tradotto da Carmen Covito e Aldo Busi, Rizzoli, Milano 1993, p. 158)

Vetrina

Francesca Taddei
Visto che si tratta di un mondo dal quale ho notizie «dal di dentro», posso affermare che in realtà non ci sarà alcun problema di coscienza. Il fatto che Sergio lavori per la soprintendenza da poco dopo la laurea e soprattutto che venga proposto come responsabile della nuova sezione, si spiega in un solo modo: è figlio, o parente, o amico, o amante, di qualcuno molto influente.
Una persona normale, senza spinte, non riuscirebbe neanche a entrare in quel mondo: al massimo potrebbe ottenere qualche collaborazione e, se molto capace, la si utilizzerebbe per fare ricerche e lavori su cui poi altri metteranno il loro nome e dei quali si prenderanno il merito. Figuriamoci poi se affiderebbero a tale persona un ruolo di rilievo. Quello è riservato ai soliti 3-4 nomi e al loro stretto entourage.
Dunque se Sergio è lì, saprà anche bene perché. E non sarà certo impreparato di fronte alla proposta. Saprà quindi perfettamente che quella carica rientra in uno scambio di favori reciproci tra uno stretto giro di persone: io assumo tuo figlio, tu nomini mia nipote, tutti insieme ci infiliamo in un CdA… Normale amministrazione, dunque.
Quanto ad Anita, anche lei se è lì avrà i suoi santi in paradiso. Se ritiene di avere lo stesso potere di Sergio (perché di questo si tratta, non di competenza), potrà lamentarsi coi suddetti santi.
Quindi, senza fare il finto sorpreso, è bene che Sergio accetti quella nomina e si bei nel constatare che fa davvero parte del giro giusto.

 

Elena Trabaudi
Lo ammetto, manco di diplomazia nella maniera più assoluta; per sovrappiù tendo a intimidirmi di fronte a una persona decisa, quindi non sarei in grado di svolgere il compito che viene proposto, cioè ottenere l’incarico di prestigio senza scontentare nessuno e senza caricarmi sulle spalle alcun obbligo morale.
Ma se Sergio ha avuto un posto alla Soprintendenza appena laureato, una vocina mi dice che avesse dei buoni appoggi. Quindi, al limite, sposterà un certo debito di favori dal precedente protettore al direttore del Museo. Per quel che riguarda Anita, è inutile che le dica quanto dolore ha provato nell’accettare un posto che lei meriterebbe al pari di lui: lo odierà comunque.
Ma per posti così ambìti, perché non fare un bel concorso-farsa, attività in cui siamo maestri?

 

Filippo
Sergio lo sa che – al di là della sua specifica situazione – è difficile in generale nella vita essere felici senza sentirsi in colpa.
Pensa che tutto sommato anche il suo direttore probabilmente si dovrà un po’ sentire in colpa per Anita.
Sergio accetta il posto e poi invita per un caffè il direttore ed anche Anita. Il veleno nel caffè tolse di mezzo tutti i problemi… Sergio alla cerimonia in cui veniva nominato nuovo Direttore ancora una volta si ripeteva: «colpa più, colpa meno…».

 

Luciano Madrisotti
Sergio, pur bravo archeologo, appare figura ben modesta se si fa prendere da tali scrupoli, specialmente in quest’epoca così competitiva, ma forse è solo insicuro e un po’ ipocrita. Verso la collega Anita non ha alcun obbligo: se è solo un amico potrà riferirle quanto il direttore gli ha proposto e chiederle anche consiglio; se ha un rapporto più stretto le parlerà a cuore aperto; se ha qualche diffidenza ritenendola forse vendicativa non le dirà proprio niente fino a cose fatte. Del resto l’incarico è per una persona soltanto ed è toccato a lui, se fosse accaduto l’inverso avrebbe forse tramato contro la collega a lui preferita? Non ci è dato saperlo. Quanto ai timori per chissà quali pretese del direttore, potrebbero queste essere tali ed irriferibili da dissuadere anche le più volonterose stelline televisive vogliose di emergere, ma non abbiamo elementi in tal senso, o solo richieste attinenti al nuovo incarico, che dovrebbero essere esaudite senza esitazioni. Se poi dovesse essergli chiesto di sottrarre una statuetta etrusca, registri la pretesa e vada subito dai carabinieri. Ma il soggetto è solo tremebondo e va rassicurato: dica al direttore che accetta con gratitudine ma sente un certo imbarazzo verso la collega. Gli verrà motivato perché la scelta è caduta su di lui e magari anche altro riguardante Anita. Poi ad incarico ottenuto parli subito con lei e le dica tutto quanto è possibile che non la ferisca. Anita capirà nella misura in cui è capace e se ne farà una ragione o gli toglierà il saluto o chiederà il trasferimento.

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