Vetrina: abbigliamento a teatro

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Citazione

L’attenzione alla persona è la prima esigenza delle buone maniere. Perciò fa’ sì che la tua stessa persona sia di lezione. Curare e adornare la propria persona è un dovere sociale oltre che individuale. Può essere un tuo diritto quello di andare in giro con le mani e il volto sudici, ma non hai il diritto di offendere la sensibilità degli altri mostrando in società queste mani, questo volto e questi abiti.

(tradotto da The Lady’s Book of Manners)

Vetrina

Elena Trabaudi
La scelta dipende da molte cose, prima fra tutte dal tipo di teatro.
Posto che i personaggi del racconto sono giovani e che il tipo di teatro sarà più o meno off, penso che alla fine opteranno giustamente per il sì.
Il discorso sarebbe senz’altro diverso se si trattasse di andare in un solido teatro borghese.
C’è poi il fattore età: salvo qualche super-libero o super-snob che non si fa problemi, tutti noi miseri mortali ci sentiremmo a disagio e finiremmo col rovinarci lo spettacolo.

Francesca Taddei
I due ragazzi non possono presentarsi così in teatro. Non tanto per gli schizzi sui vestiti (quello alla fine è quasi il meno), quanto perché saranno sicuramente sudati e per questo non presentabili.
La cosa fondamentale quindi, se vogliono andare a teatro, è disporre di una doccia, o almeno di un lavandino funzionante! Ammettiamo che la casa nuova abbia già l’allacciamento all’acqua e quindi questa parte sia risolvibile: devono allora trovare rapidamente una maglietta pulita. Le alternative sono due: 1) nell’isolato si trova un negozio di abbigliamento, un supermarket, una merceria, dove acquistarla 2) sul percorso tra la casa e il teatro abita (e in quel momento è in casa) un amico disposto a prestare loro un paio di vestiti puliti.
Se invece la casa nuova non ha ancora l’acqua corrente, non resta che sperare che l’amico lungo il percorso, oltre ai vestiti, metta a disposizione anche il bagno.

Rosa
Alla fine andarono a teatro anche se, avendo il loro amico invitatili all’ultimo, non avevano altro che i loro vestiti da imbianchini della domenica. Lo spettacolo non era forse di quelli straformali, e loro, avendone il tempo, in nessun caso si sarebbero messi su come ad una sfilata di moda od in stile star del cinema. Però lo stesso gli abiti da lavoro rimanevano abiti da lavoro. Ed ecco l’idea. Lei si lavò i capelli e poi li arrangiò in un delizioso chignon di lato. Lui, non sapendo bene cosa fare con i suoi di capelli, dopo uno shampoo ci passò sopra una buona mano di gel.
Con la testa a posto, si dissero, siamo già a buon punto per la serata a teatro. Avevano i pennelli e si misero a disegnare sulle magliette: ognuno pittò in grande un logo su maglietta, pantalone e gonna: la A di un Armani, piuttosto che la V di un Valentino.
E vai.
A teatro lo spettacolo erano loro.

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