Twin Peaks / Fuoco cammina con me (parte IV)

(Di questo articolo, la prima parte è stata pubblicata qui; la seconda parte invece qui; mentre la terza qui).

Pilota

Del pilota de “I segreti di Twin Peaks” fu girata una versione con un finale allungato e differente: Sarah Palmer ha una visione, ma non è quella di Jacoby che disseppellisce il ciondolo di James, bensì è quella di Bob nascosto dietro il letto di Laura, visione che lei nella serie ha nel secondo episodio. Immediatamente Sarah lo dice a Leland, che chiama la polizia e informa Cooper, il quale, nell’obitorio, incontra l’uomo senza un braccio che gli recita il poemetto ampiamente succitato insieme ad indicazioni per trovare Bob nei sotterranei dell’ospedale. Qui Bob sta provando un rito attorno a 12 candele in cerchio e poi promette che ucciderà di nuovo, ma l’uomo senza un braccio gli spara e lo uccide e, improvvisamente, muore anch’egli. 25 anni dopo, si svolge la scena del Nano.
Questa scena, per chi ha visto la serie, è praticamente uguale alla scena finale del terzo episodio della serie, l’episodio 02, in cui c’è il sogno tormentato di Cooper, solo privo di tagli e corrispondente alla descrizione che dà Cooper stesso nell’episodio 03. Il celebre “sogno rivelatore” sarebbe quindi in realtà nient’altro che una visione che Cooper ha di quello che sarebbe dovuto succedere per far finire il più presto possibile il mistero/la serie.

Realtà del sogno

Da qui, casomai non si fosse ancora capito, si può comprendere che forse “I segreti di Twin Peaks”, come già “Velluto Blu”, è una serie che va oltre il limite tra sogno e realtà. Twin Peaks stessa è un posto, usando un intercalare americano, ‘dreamlike’, come la Lumberton notturna di “Velluto Blu”, ed in essa Kyle MacLachlan (è un caso che Lynch abbia scelto lo stesso attore per le due opere?) si perde a causa della propria innocenza e diventa vittima delle azioni altrui e della propria curiosità. Twin Peaks è isolata dal mondo, ma è un posto malvagio, posseduto dalla vicinanza della Loggia Nera, dall’essenza di Bob e di Mike, da un fantasma incombente di morte che si avvicina con l’arrivo di Cooper. Del resto, il male è contenuto nei boschi, in mezzo agli alberi: il legno stesso di essi, il prodotto degli alberi e forse del male, è il motore che fa andare avanti industrialmente la città. E infatti, l’anima di uno dei personaggi che muore nella serie (non rivelerò quale per motivi chiari al lettore) rimane intrappolata in mezzo ai legni con cui è costruito il Great Northern Hotel, precisamente in una maniglia, grazie a Bob e al Nano (?) che si materializzano nella stanza in cui il personaggio è morto. Personaggio che, privato della propria anima, pesa molto di meno (non i soliti 21 grammi, famoso ‘peso dell’anima’ celebrato da Iñàrritu).
Quindi Twin Peaks parla di una realtà che è anche un sogno, dentro il quale si trova un mondo onirico che però è reale (la Loggia Nera). Del resto, il Gigante e il Nano sono l’uno il contrario dell’altro, eppure l’uno è anche l’altro: Uno e lo stesso, dicono nell’ultimo episodio.

Ma intanto…

Qual è, insomma, la morale de “I segreti di Twin Peaks”? Anche un uomo perfetto, di fronte all’amore e alle scelte costrette dalla propria vita, dal proprio mestiere e dal proprio Ego, può essere ridotto a dover inglobare in sè il Male. “Ma intanto…” dice Laura Palmer prima di urlare, nella Loggia Nera, nell’ultimo episodio, e fa uno dei tanti gesti ambigui che lei compie mentre vi è. Laura Palmer non è che l’antitesi di Cooper, molto vicina però a lui per intenti e per il destino malvagio che le è stato destinato da… non da Dio, ma dall’uomo senza un braccio. Del resto, la menomazione sua è la stessa della Venere di Milo che si trova nella Loggia, una menomazione che freudianamente si può leggere come una castrazione, quella a cui si è sottoposto Cooper dopo la morte di Caroline (evento che si svolge prima della serie) e prima di conoscere Annie. In effetti, in “Fuoco cammina con me”, è Cooper a consolare Laura che piange nella Loggia Nera, come se lui vi appartenesse: ogni persona al mondo ha un doppio nella Loggia Nera, sin da prima di conoscerla? Ovvero, ognuno ha una doppia faccia malvagia, un doppelgänger?

Doppio

“I segreti di Twin Peaks” e tutto il cinema di Lynch è basato sulla dualità delle persone e delle cose: in “Eraserhead” sull’affetto che prova Henry verso il figlio-mostro che si trasforma in follia omicida paranoide, in “Velluto Blu” sull’innocenza di Jeffrey Beaumont che si trasforma in curiosità perversa spinta anche da un desiderio sessuale che diventa scabroso, in “Mulholland Drive” e “Strade Perdute” sulla doppia identità di tutti i personaggi, in “INLAND EMPIRE” la natura di tutto si può suddividere in addirittura più parti in quanto è un incubo frammentario condiviso da più persone. In “I segreti di Twin Peaks” il concetto di fondo è che Twin Peaks è una città innocente e isolata in apparenza, ma è in realtà dotata di segreti e di una doppia faccia composta da sesso, violenza e droga, una doppia faccia che ha come protagonista la faccia di Laura Palmer, donna apparentemente pura ma in realtà piena di frivolezze e violenze interne, fuochi che devono camminare con lei, nel senso di dentro di lei. Laura Palmer è come la Dorothy Vallens (Isabella Rossellini) di “Velluto Blu”. Laura Palmer è tutto e nulla. Senza di ella, senza il suo voler entrare all’Inferno, di cui la stanza rossa non è che l’anticamera, Cooper non avrebbe mai rischiato di entrarvi e di mettere al rischio la propria anima. E la scena del Nano, con i suoi dannati 25 anni dopo, non è che un mattone dal pessimismo inquietante: Cooper buono rimane nella Loggia Nera per 25 anni e la sua anima, il suo Ego e il suo Es (ma non il suo Superego) restano lì con lui, costretti ad un’esistenza infinita ma atemporale, sempre di fronte ai dubbi di un destino che è difficile da chiamare ancora tale. Cooper è l’Uomo: benchè apparentemente privo di difetti, anch’egli ha due facce. Come Twin Peaks, come tutte le cose; e come tutti.

Ciliegina

Ma forse questa è tutta un’analisi molto sopra le righe, inadeguata, non come la vorrebbe Lynch. Forse l’unico significato che va dato alla serie è che chi sa godersi troppo bene il caffè e le torte di ciliege e poi riesce anche a riderne alla fine non riesce a vivere in maniera normale.
Infine chi scrive vuole ringraziare Lynch in maniera particolare per questa sua Opera così compatta e suggestiva, che mi ha personalmente colpito al cuore e cambiato, in gusti, pensieri e atteggiamenti. “Nel posto da cui veniamo, gli uccelli canticchiano una piacevole canzone, e c’è sempre una musica nell’aria…”

7isLS

 

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