Twin Peaks / Fuoco cammina con me (parte III)

(Di questo articolo, la prima parte è stata pubblicata qui; la seconda parte invece qui)

Una cantilena fra due mondi

Concludendo il discorso più generale riguardo alla serie TV “I segreti di Twin Peaks”, non si può che giungere, finalmente, alla stranota ed inquietatissima Red Room (che suona un po’ come “Redrum”, il “Murder” all’incontrario di “Shining” – ed infatti nella Red Room come parlano?) in cui si svolgono le scene più surreali del film. La prima volta che appare è nell’episodio 2 della serie, in cui in un sogno Cooper si vede invecchiato di 25 anni, seduto su una poltrona. Sulle altre vi sono un malefico Nano (Michael J. Anderson) e sua cugina, “ma non sembra quasi esattamente Laura Palmer?”. Ed infatti è lei, vestita di nero come nel finale di “Fuoco cammina con me”. Sembra una noir-lady e ne ha il fascino. Il Nano e Laura parlano in maniera strana, con accenti particolari. Sono stati ottenuti facendo registrare le voci degli attori al contrario (la prima frase del Nano, “Let’s Rock”, è diventata “Corstèl”) su di un vinile, che poi veniva suonato al contrario e messo in playback, ottenendo un effetto alienante, che del resto è ottenuto anche grazie all’organizzazione, spesso profondamente asimmetrica, dello spazio e degli oggetti di scena, tra i quali spicca una Venere di Milo. Il Nano dice “Balliamo!” e si siede. Strofina le mani. Sui drappi appare una strana ombra: un uccello, forse un gufo? “Ho buone notizie!” continua “La gomma che ti piace sta per tornare di moda!”. L’anziano Cooper lo guarda stranito, e poi guarda Laura. Il Nano parla “Lei è mia cugina, ma non sembra quasi esattamente Laura Palmer?”. “Ma tu sei Laura Palmer. Sei Laura Palmer?” dice Cooper. La sua voce è normale. “Mi sembra di conoscerla, ma ogni tanto le mie braccia si piegano all’indietro.”, risponde lei, riferendosi al modo in cui era stata legata la sera dell’omicidio. “Lei è piena di segreti. Nel posto da cui proveniamo, gli uccelli cantano una bella canzone. E c’è sempre musica nell’aria!”. Detto ciò, il Nano si alza, e nell’aria si sente in effetti della musica: “Dance of the Dream Man”, composta da Angelo Badalamenti, che grazie a questa serie e ad altri film di Lynch (su tutti: “Mulholland Drive” e “Una storia vera”), ha dimostrato di essere uno dei migliori compositori di colonne sonore. Si alza anche Laura, bacia sulle labbra Cooper, che sorride bonariamente, e gli sussurra qualcosa nell’orecchio: il nome del suo assassino.

Medaglie e specchi

Cos’è il contrario di un Nano? Un Gigante. Appare anch’esso, nella primissima puntata della seconda stagione, in una visione di Cooper. L’apparizione del Gigante, se uno nota, è quasi sempre preceduta dall’apparizione di un anziano cameriere un po’ stolto, in effetti un po’ alto, con la stessa forma della faccia di Carel Struycken. Il Gigante è un personaggio positivo, in effetti, dà consigli buoni a Cooper: gli dà alcune dritte di notevole efficacia su come risolvere il mistero di Laura Palmer, gli fa capire quando sta succedendo un altro omicidio, mantiene le proprie promesse, ed infine gli dà un consiglio importante che lui poi non segue. Il Nano e il Gigante, come Mike e Bob, sono due facce della stessa medaglia, la stessa persona eppure due rivali. Quindi, se il Gigante è buono, il Nano è cattivo?
In “Fuoco cammina con me”, il Nano è chiaro: “Io sono il braccio” dice. È, quindi, la materializzazione del braccio sinistro di Mike, su cui era stampato il tatuaggio con su scritto “Fuoco cammina con me”. Mike se l’è strappato quando ha visto la faccia di Dio (ovvero quando ha capito di essere il Bene e di poter essere onnipotente, di poter far spuntare angeli a suo piacimento nelle menti di chi vuole), ovvero quando è cambiato al proprio interno e ha rinnegato Bob. Eppure sono la stessa persona. Vivevano insieme ed uccidevano insieme, quando vivevano nel supermercato, dice. Quindi il Nano è la parte cattiva di Mike, che questi ha rinnegato per poter sconfiggere Bob, essendo Mike una specie di Dio, essendo egli il Bene, l’opposto di Bob. E la cantilena del verso, è forse la musica del Nano? E chi è che la canticchia? Uno qualsiasi attirato dal passaggio tra un mondo e l’altro? Forse Bob? O Mike? O Laura, Leland, Cooper?
Senza dubbio, è quasi impossibile riuscire a trovare una lettura compatta che spieghi ogni singola inquadratura, ci si può solo limitare a tesi incomplete. Ma mi sembra quasi indubbio che, se il Gigante è buono o cattivo, il Nano non è completamente buono. “Wow, Bob, Wow”
Windom Earle è inoltre un elemento del Male perpetrato nella Realtà che cerca disperatamente di ritrovarsi insieme al Male primordiale, perpetrando nella Loggia Nera. La teoria personale di chi scrive è che la Loggia Nera e la Loggia Bianca si materializzino inizialmente nello stesso luogo, ovvero la Stanza Rossa: il pavimento infatti è a strisce bianche e nere. Solo con la frase-chiave “Fuoco cammina con me” detta dal Nano, la Loggia diventa definitamente la Loggia Nera. La frase è aumentata in potenza dalla suspence, dalla paura. Ed è con l’incontro di Bob, che vuole rendere Windom Earle un vegetale, uno schiavo del male che diventa oggetto dei propri contributi al genere umano, che sdoppia Cooper in buono e cattivo. “Il Dale buono è nella Loggia e non può più uscire. Scrivilo nel tuo diario.” dice Annie a Laura in “Fuoco cammina con me”, durante un’apparizione fugace ed inquietante. Le Logge si sdoppiano e sdoppiano: sia Dale, che il Nano (“quando mi rivedrai non sarò più io”), che Laura (“ma intanto…”) e infine perfino Leland che riappare con la frase inquietante ed ambigua “Io non ho mai ucciso nessuno”.
Ma “I segreti di Twin Peaks”, bisogna ricordare, non è solo la Loggia Nera. È una storia normale di mistero ed intrattenimento che sin dall’inizio tratta del viaggio verso di essa, compiuto da un uomo normale e buono costretto alla rovina di sè stesso a causa della propria curiosità e del proprio dovere, come il Jeffrey di “Velluto Blu”. E Laura è Dale Cooper in uno specchio deformante: un viaggio verso la Loggia Nera che era invece inevitabile e nel quale Laura invece trova l’apoteosi morale della propria esistenza, una vendetta (ingiusta) del Fato verso il suo comportamento.

Fuoco cammina con me

Infine si giunge a “Fuoco cammina con me”, il lungometraggio girato nel 1992 che fa da prequel alla serie TV. Dopo che la serie era stata un fenomeno veramente singolare e rivoluzionario, Lynch si era dispiaciuto di concludere in una maniera così tragica e potente, ma ostica, incompleta, non abbastanza rivelatrice su tutti i nessi psicofisici della storia. Mancava – anche ’ per connettere di più la trama della serie con la visione universale Lynchiana – un film che raccontasse la settimana prima della morte di Laura Palmer e le investigazioni attorno all’omicidio di Teresa Banks con lo stile caotico tipico del regista. La struttura è stata criticata a Cannes proprio per essere assai confusionaria: il film comincia come un thriller relativamente pacifico con virate nel grottesco comico e si conclude come un incubo sanguinario e brutale in cui l’apparato sonoro ha un’importanza pari a quella dell’apparato visivo, grazie al sound design di Lynch, sempre illuminante e geniale sin da “Eraserhead”, ma forse il film è unico e bellissimo proprio per quello, anche se alcuni elementi possono essere difficili da apprezzare sia per i fan di Lynch che per i fan della serie.
La storia inizia con Gordon Cole (lo stesso Lynch) che chiede a due agenti, uno interpretato dal cantante Chris Isaak e l’altro dall’eroe di “24” Kiefer Sutherland, figlio del grande Donald, utilizzando un bizzarro codice, di indagare sull’omicidio di Teresa Banks. I due sì indagano ma vengono accolti con squallida impazienza e irrispetto dai concittadini della povera ragazza (omicidio non compiuto a Twin Peaks). L’agente interpretato da Isaak, però, all’improvviso scompare, e a questo punto ci si ritrova con altri personaggi conosciuti: Cooper e il suo aiutante Albert che, insieme a Gordon Cole, sono vittime di visioni ed incubi (in cui vi sono il Nano e BOB, tra gli altri) che si frappongono all’immagine di un agente, Philip Jeffries, da tempo scomparso, che racconta la propria storia prima di svanire nell’aria. Cooper indaga sulla scomparsa dell’agente interpretato da Isaak. Un po’ dopo, a Twin Peaks, Laura Palmer (bravissima Sheryl Lee) fa incontri strani con una donna anziana (interpretata dalla stessa attrice che fa la zia di Jeffrey in “Velluto Blu”), con il suo nipotino, con Ronnette Pulaski, BOB, il padre, Annie, eccetera, prima di venire assassinata in una scena angosciosa.
Caotico e visionario, il titolo “Fuoco cammina con me”, frase dall’enfasi quasi biblica, potrebbe benissimo essere una frase che dice Laura stessa: “Pericolo cammina con me”, diciamo. Il fuoco che ribolle dentro di lei e che deve uscire, in realtà entra di più e la uccide. Lei vive costantemente con il pericolo infuocato della morte. Il motivo per cui Lynch ha girato il film non è stato “chiarire” o “spiegare”, bensì “aggiungere indizi alla difficile comprensione”. Per farlo si è servito di più cose che facessero capire che non ha intenzione di avere un pubblico televisivo, sin dalla scena, importante e più volte ripetuta a partire dai titoli di testa, in cui Leland Palmer sfonda con un’ascia una TV, e di due personaggi di importanza apparentemente minima nella serie che diventa quasi fulcro dell’azione nel film: la signora Chalfont e il suo nipotino. Sembrano loro a causare la scomparsa dell’agente Desmond (Isaak). Nella serie, per essere precisi, appaiono in solo una scena: quando Donna (che in “Fuoco cammina con me” è interpretata da un’attrice diversa, Moira Kelly al posto di Lara Flynn Boyle – e purtroppo la differenza si nota –) va a dare i pasti a domicilio. Trova la Chalfont a letto e le dà della zuppa (la malefica garmonbozia, che rappresenta il dolore), che scompare grazie ai giochi magici del nipote, che sembra un Lynch in miniatura, biondo. Dopodiché loro le danno le indicazioni per andare a trovare Harold Smith, personaggio importante per la scoperta di indizi sull’assassino di Laura. Dopodiché però si capisce che c’è qualcosa che non va con i personaggi: varie puntate dopo, Donna va con Cooper dagli Chalfont e ad aprire la porta è un’altra donna anziana che non sa nulla su di loro. Non è che forse, invece, il Mago che canta una cantilena in mezzo ai due mondi è il nipotino della Chalfont che appare nel film con movimenti scimmieschi ed una maschera che accenna a Pinocchio?

Ovvio

In Italia il film è vietato ai minori di 14 anni a causa della lunga sequenza in un bordello in cui Laura copula con tre uomini diversi, tra i quali il disgustoso Jacques Renault, per poi scappare insieme all’amica Donna che non vuole che la imiti. Parlano di come Teresa Banks, ex-collega di Laura e Ronnette, volesse sapere qualcosa sul padre della nostra reginetta di Twin Peaks. Di Teresa era l’anello con il gufo che Desmond aveva trovato sotto il camper degli Chalfont. Perché Leland l’ha uccisa? Semplicemente perché sapeva che era una prostituta e che lavorava con sua figlia (come sembra da un paio di scene)? Del resto, Ronnette, per essere salvata da Mike/Philip Gerard, si toglie l’anello maledetto dal dito e lo dà a Laura. L’anello che, tra l’altro, era indossato da Mike/Philip Gerard nella scena del traffico. L’anello è come una specie di fulcro cancerogeno, che causa il disdegno e la nascita della violenza, e ha come simbolo il gufo in quanto esso è nella serie il simbolo della paura. O forse l’analisi è più sconcertante: il fatto che Leland uccida la propria figlia non è importante, lui vuole solo uccidere chi possiede l’anello con il gufo. Ed è l’angelo l’elemento più confuso di tutto l’insieme: l’angelo non esiste, e il pianto (moribondo) di Laura nella stanza rossa nell’ultima scena ne è la strumentalizzazione. È disperata e piange perché non esiste, e comprende che l’angelo custode che tutti dovrebbero avere in lei è stato sostituito dal fuoco che l’ha uccisa, che è sia Leland che Bob. Un’altra scena presente e apparentemente priva di connessioni con la trama della serie è quella in cui Bobby Briggs, l’insopportabile fidanzato di Laura (che la tradisce con Shelly), uccide uno spacciatore: questa scena si ricollega alla frase che dice James a Donna nel primissimo episodio, frase che però non ha alcun collegamento con nessuna sottotrama in tutta la serie. Probabilmente Lynch voleva crearne una ma poi, con Mark Frost e gli altri sceneggiatori, ha lasciato stare il progetto o se n’è dimenticato, solo per poi disseppellire la frase appositamente per il film. Se “I segreti di Twin Peaks” è basato sull’assenza di Laura, “Fuoco cammina con me” è basato sulla sua ingombrante presenza.
Un’analisi completa anche qui è complessa, il consiglio di guardare il film più volte e di cercare di collegarlo agli episodi della serie diretti da Lynch (che sono quelli che possono aiutare meglio alla comprensione) e agli altri film del regista per comprendere i temi comuni è qualcosa di ovvio: ma non sempre l’ovvio è di troppo.

7isLS

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