Twin Peaks / Fuoco cammina con me (parte I)

Nel 1990, precisamente l’8 aprile, fu trasmesso negli Usa il primo episodio della serie TV “I segreti di Twin Peaks”, creata da David Lynch (che un mese dopo avrebbe vinto la Palma d’Oro a Cannes per “Cuore Selvaggio”) e dal direttore della fotografia Mark Frost. La serie è andata avanti per due stagioni, la prima di 8 episodi e la seconda di 22, fino ad un cancellamento improvviso di tutto che costrinse ad un episodio finale immediato con rischio di forzature nella trama e nella soluzione delle sottotrame e dei misteri, anche se fortunatamente Lynch riuscì a maneggiare con cautela e perizia evitando il disastro e anzi dirigendo uno degli episodi migliori dell’intera serie. Insieme alle due stagioni, uscì nei cinema nel 1991 un lungometraggio dal titolo “Fuoco cammina con me” che narra alcuni eventi riguardanti ciò che succede prima della storia rappresentata ngli episodi destinati al circuito TV.  Fu, in particolare all’inizio, un successo inaspettato, una piccola rivoluzione culturale nel mondo della TV, capace di far diminuire lo spessore della linea di confine tra l’intrattenimento televisivo e il cinema d’autore, inserendo un mistero appassionante in una trama non priva di virate nel grottesco-comico e nel surreale ma anche nel tragico, nel metaforico, nel metafisico. Una serie TV senza la quale molti prodotti di successo delle grandi case di produzione televisiva americane non sarebbero mai esistiti, primi tra tutti “Lost” e “The X Files”.

Trame

La trama è, inizialmente, abbastanza semplice. Pete (Jack Nance, il protagonista di “Eraserhead” che appare in molti film di Lynch prima del 1996 – anno in cui incontrò una morte assurda in una rissa) trova sulla spiagga, avvolto nella plastica, un cadavere. È quello di Laura Palmer (Sheryl Lee), reginetta prediletta di Twin Peaks, cittadina del Nord America vicina al confine con il Canada dove la principale fonte di posti di lavoro è una segheria, protagonista dei titoli di testa. Poco dopo viene trovata anche, in stato di shock dopo ripetuti stupri e violenze, un’altra ragazza, di nome Ronnette Pulaski (Phoebe Augustine). Mentre lo sceriffo della città (Michael Ontkean), i suoi efficienti colleghi e l’agente dell’FBI Dale Cooper (Kyle MacLachlan, protagonista di “Dune” e “Velluto Blu”, due film di Lynch usciti negli anni ’80), che è il vero protagonista della faccenda, indagano attorno all’omicidio, tutti gli abitanti della piccola città reagiscono in modo differente al lutto: chi comincia ad indagare, chi si deprime in maniera irreparabile, chi sembra non fregarsene assolutamente, e chi sa cose attorno all’omicidio e attorno alla stessa Laura che non dovrebbero essere divulgate.
La serie TV si basa principalmente sulle sottotrame romantiche ma non a bassi livelli da Soap Opera (che coinvogono principalmente i compagni di classe di Laura), sugli indizi, sulle visioni e sulla personalità eccentrica e carismatica dell’agente Dale Cooper e sugli intrighi più fitti, concernenti la droga o gli affari strani che si celano dietro la segheria Packard. Sempre in bilico tra il drammetto televisivo e il thriller surreale inquietante, la narrazione ruota attorno ai rapporto tra i vari personaggi, alla violenza e alla bestialità primordiale che si cela dietro l’apparente quiete degli abitanti di Twin Peaks, tipico campionario del genere umano, apparentemente innocenti o ingenuI, in realtà pieni (come i titolisti italiani della serie si son premurati di avvertire) di segreti. Un po’ come la Dogville di Lars Von Trier, che comparve nei cinema parecchio dopo, nel 2003, e che si basa su una civiltà priva di segreti e dalla celestialità e vitalità solo apparente: un siparietto volontariamente patetico. Ma Lynch fa di più: pur scherzando anche sugli stereotipi degli anni ’50 e ‘60 (il ribelle che imita James Dean, la mitologia della motocicletta, i diciottenni che giocano a football, le soap operas, i concorsi di bellezza) e senza inserire elementi tecnologici, crea comunque un insieme vitale e atemporale, in cui spesso non si capisce cosa è da prendere sul serio e cosa no.

Attori

Attori spesso bravissimi: Kyle MacLachlan è carismatico al punto giusto; Sherilyn Fenn, che interpreta Audrey Horne, possiede fascino; l’eccentrismo avido del Benjamin Horne di Richard Beymer, pur odiabile, ispira simpatia; Sheryl Lee è assai brava, anche se nella serie non si vede abbastanza; Jack Nance nel ruolo di Pete gigioneggia al punto giusto e sfiora il genio; Kimmy Robertson e Kenneth Welsh, rispettivamente la segretaria Lucy e il malefico Windom Earle, si immedesimano perfettamente; Frank Silva (Bob), Al Strobel (Philip Gerard/Mike), Carel Struycken (il Gigante) e Michael J. Anderson (il Nano) interpretano i personaggi più surreali della serie; Ray Wise, infine, è il migliore del cast, nel ruolo disperato e ambiguo del padre di Laura.

Poemetto

Vi è un poemetto che si sente per la prima volta nell’episodio 2, contando come episodio 0 l’episodio pilota, recitato dall’uomo privo di un braccio: “Through the darkness of futures past / the magician longs to see / one chants out between two worlds/ Fire walk with me” (ovvero “Nell’oscurità di un futuro passato / il mago desidera vedere / un uomo recita una cantilena tra due mondi / Fuoco cammina con me”, anche se in italiano il terzo verso era stato tradotto in maniera differente a causa della somiglianza tra “chants” e “chance”). In questo poemetto è riassunto ovviamente solo il lato thriller/surreale, ma con una potenza verbale clamorosa,  riaffermata quando la frase “Fire walk with me” diventa uno dei principali tormentoni della serie. Si potrebbe quasi dire che ogni verso racchiude in sè un significato riferibile alla serie. Per questo ogni sezione di questa lunga recensione e analisi sarà dedicata ad un verso del poemetto, mettendo in evidenza le rivelazioni più importanti per lo sviluppo e la comprensione della serie.

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