Tutte le vite del libro

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Vivere sulla linea del crepuscolo: non è più giorno, ma è presto, infinitamente presto, per pensare che sia notte. Vivere in maniera ritirata, disertando il mondo, facendo perdere le proprie tracce. Non esserci più. Non lasciare recapiti, cancellare il proprio nome sulla targhetta del citofono. Cancellare i graffi che la propria esistenza ha lasciato sul materiale digitale del reale e darsi per assenti: tornare nell’oblio del mai-esistito. E lì, fatalmente, trovare la propria libertà. Sembra che da un po’ di tempo a questa parte il destino dei libri sia iscritto proprio in questa linea orizzontale e perpetua, ma istintiva e sorprendente: il libro sta precipitando, ma lascia scie di confortevole sopravvivenza futura.

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Da maggio la storica casa editrice Mondadori ha fatto uscire una collana di libri innovativa che prende il nome di Flipback e che tanto innovativa non è, per almeno due ragioni: la prima è che l’idea viene dall’Olanda ed è già stata sperimentata dalle edizioni Jongbloed bv, per traghettare in Inghilterra, dove ha ricevuto il battesimo di Flipback, e poi in Spagna (Librinos) e Francia (Point2); la seconda è che i titoli che Mondadori ha scelto per inaugurare la collana non sono nuove uscite, ma romanzi che hanno ormai una certa età e, soprattutto, una rendita commerciale quasi sicura: da Paolo Giordano a Margaret Mazzantini, da John Grisham a Carlos Ruiz Zafon. Innovativo, però, dovrebbe essere il formato: meno pesante, meno ingombrante, maneggevole (si legge con una sola mano) e soprattutto scritto in verticale. Naturalmente la forma ricorda la pergamena (o il papiro), ma lo scopo è evidente: sottrarre alla voracità dell’e-book il pasto nudo del libro. Operazione struggente, per quanto disperata e amorevole. Operazione ibridante e impura, forse anche opaca, nella misura in cui si comprende che la necessità di evitare l’estinzione del libro – e del lettore, ma non si capisce perché dovremmo (ri)valutare il libro dandogli un’estetica accattivante che ricorda il suo formato elettronico. Ma è presto e ingiusto prendere posizione pro o contro i Flipback.

Alcune riflessioni, però, chiedono non certo una risoluzione, ma almeno la loro formulazione. Credo che al libro spetti la stessa strada – perlopiù di passione – che è toccata alla radio, quando la tv ne divorò interi territori elettivi e poi rosicchiò anche le strutture stesse del suo essere. La crisi che stiamo vivendo è onnicomprensiva: coinvolge economia, cultura, società, ma anche aspetti negativi e positivi. Non credo che l’interattività o l’estrema magnetica fragilità del libro digitale siano negativi in termini assoluti e ne avevamo già scritto da queste parti. Credo anzi che questo nuovo supporto di lettura sia un affascinante prodigio critico, sollecita a scosse dissonanti. Il libro elettronico non è un demone, ma solo l’esaltante possibilità di sfondamenti percettivi che finora sono stati impossibili. Da un po’ giriamo intorno alla sinestesia, prima parlando di colonne sonore associate a libri e poi di booktrailer, ma il fatto è che l’ipotesi di sconfinamenti in territori sciamanici attrae inesorabilmente chi legge e chi si occupa di far leggere gli altri. Inutile ripetersi: l’e-book, se trattato come tale e non come un contenitore di mille libri, maneggevole e comodo, dunque un e-book pensato come grumo d’ipotesi di lettura e non come ennesima edizione tascabile di innumerevoli libri può essere un vero e proprio strumento lisergico di lettura. Al contrario il libro storico deve per forza riacquistare la sua letterarietà, giacché ogni scrittore contemporaneo si forma sulle immagini e meno sulle parole (anche il grande vecchio Don DeLillo dice che Godard ha avuto più influenza sul suo lavoro più di qualunque altro romanziere precedente).

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Ma allora i Flipback in quale zona vivono? In un’interzona non meglio specificata, di ammiccamenti all’elettronica e di pregio per la carta? E perché non destinare opere innovative, scritte per essere lette in verticale, a questa nuova collana, anziché i soliti venditori da numeri folli? In ogni caso vietato demonizzare o condannare. Qui la sola cosa da condannare è l’oscena pubblicità che gira in tv sui Flipback. Non guardo mai la Tv: è possibile che debba intercettare solo queste cose? Meglio è leggere.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni

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