Tristano guarito dalla regina d’Irlanda

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’opera di Aubrey Beardsley con Morgana che dona uno scudo a Tristano).

Carla Muschio
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La storia

Tristano, figlio di una sventurata coppia di nobili amanti, alla nascita è già orfano di ambedue i genitori. Allevato dal mariscalco di suo padre e istruito in tutte le arti, finisce dopo mille disavventure alla corte di re Marco a Tintagel, in Cornovaglia. Il re fa di lui il suo migliore amico e erede.
Quando Moroldo, un gran guerriero irlandese, giunge a corte per esigere come ogni anno un tributo d’oro e trenta nobili giovinetti, Tristano gli propone un combattimento. Se il giovane Tristano risulterà vincitore, la servitù avrà fine. Moroldo, sicuro della sua forza, accetta, ma viene sconfitto e ucciso. Tristano, seppure vincitore, ha riportato una ferita a una gamba che nessun medico riesce a guarire. In pericolo di vita, ricorda le parole di Moroldo riguardo alla sua spada: essa recava un veleno per il quale solo Isotta, la regina d’Irlanda, conosceva l’antidoto. Tristano si fa allora condurre per mare fino in Irlanda, pur sapendo che non può rivelarsi come abitante di Cornovaglia, pena la morte.
Tristano viene lasciato vicino al porto di Dublino, in una barchetta, abbigliato in vesti lacere, con la sua cetra e poche provviste. Prende a suonare e la sua musica attira dei marinai, che lo soccorrono e lo portano a riva. Dice di essere un menestrello di nome Tantris lasciato ferito e spoglio da una banda di pirati. Viene condotto da un medico, mentre si sparge la notizia delle sue straordinarie virtù musicali. Il medico nulla può per guarirlo e Tristano è in punto di morte quando Isotta, la regina, viene a sapere del suo caso. Lo fa condurre a corte, lo prega di suonare e anch’ella, come tutti, è ammaliata dal suo canto e dalla sua musica. Esaminata la ferita, riconosce il veleno e si impegna a guarirla. In cambio Tristano dovrà dare lezioni di musica alla principessa sua figlia, anch’essa di nome Isotta.
Di giorno in giorno Tristano recupera la salute e la giovane Isotta migliora nella musica. Quando Tristano è del tutto risanato, chiede congedo. La regina vorrebbe negarglielo, ma Tristano/Tantris dice di avere una moglie a casa che lo aspetta e così lo lasciano partire.

La variante

Nina è una ragazza povera cresciuta nella periferia di Mosca. Ha studiato un po’ di musica a scuola e le è stata riconosciuta una bella voce. Infatti, lei vorrebbe dedicarsi a coltivare il suo canto ma non può permetterselo. Finite le scuole, trova lavoro come cassiera in un negozio di alimentari. Il tempo libero è poco, ma tale è il suo amore per la musica che Nina si costruisce un repertorio di vecchie romanze russe e la sera, quando non è troppo stanca, le canta in un lungo sottopassaggio della metropolitana. Tanti le scorrono davanti frettolosi ma a volte un passante si ferma e le lascia qualche rublo. Questo non basta però a sedare la ferita che Nina sente acutamente nel vedere il suo talento senza futuro.
Un giorno prende una grande decisione: tenterà la fortuna all’estero. Risparmia e canta fino ad avere la somma sufficiente per un biglietto aereo fino a Bologna. Un’amica di sua madre fa la badante in quella città e le presterà i primi aiuti.

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