Travaglio non “va via con loro”


Marco Travaglio ha stroncato in maniera netta, su “Il fatto quotidiano“, la trasmissione “Vieni via con me” andata in onda lunedì scorso su Rai3. Legittimo, ovviamente, ma quello che appare strano è che uno come lui, sempre molto preciso in ogni affondo e dettagliatissimo nell’elenco dei fatti, nel criticare gli autori della trasmissione di Fazio e Saviano sia stato molto, troppo, vago.

Parrucche

Perchè solo le critiche a Saviano sono state circostanziate: “Roberto potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa in più”, “il fatto che Falcone sia un martire cristallino della lotta alla mafia non significa che non abbia mai sbagliato in vita sua”. Però poi scrive “La critica investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline”. Un esempio please? Abbado è una statuina?

Capelli

Se è così pregasi citarlo. Vendola non è sufficientemente spettinato? Premesso che non mi sembra che Travaglio sia sul pulpito adatto riguardo a pettini e affini, si da il caso che Vendola sia gay dichiarato, comunista, cattolico, governatore e pure con la zeppola. Insomma, un tipo interessante, e comunque era lì per leggere alcune cose che troppi dimenticano. Doveva leggerle qualcun altro pettinato diversamente? Travaglio avrebbe preferito il pizzetto di Luca Telese? Il ciuffo di Antonio Padellaro? Lo spigliatissimo Michele Santoro? Il terzo ospite di “Vieni via con me” era Roberto Benigni, che Travaglio salva definendolo “rompighiaccio” anche se, a dire il vero, nel suo volare altissimo e bassissimo, il comico toscano è parso l’unico a cedere agli eccessi di retorica. Comunque, tutto questo non impedisce a Travaglio di chiudere il pezzo sentenziando “Lunedì sera il conformismo “de sinistra” che pettina tutti allo stesso modo ha sbaragliato il conformismo berlusconiano del Grande Fratello”.

Quelli che non

Evidentemente Travaglio critica la trasmissione di Rai3 non tanto per quello che è stata ma per quello che NON è stata. Tanto che scrive “L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani). Un trio davvero affascinante. Una trasmissione dedicata ai tre politici sicialiani avrebbe finalmente scosso le menti dei conformisti di sinistra! Perchè notoriamente i tre godono di grande fascino, e tornare sulle loro malefatte avrebbe finalmente aperto gli occhi ai più. Travaglio evidentemente preferisce lo stile “anno zero”, ovvero un “presepe di sinistra” vecchio di trent’anni: la dignità della classe operaia, i disoccupati meridionali che urlano “lavoro, lavoro”, Bersani, Franceschini, Norma Rangeri, Belpietro, Salluzzi, il vignettista comunista… nunvereggheppiù. Il punto è che “vieni via con me” non intendeva attaccare Berlusconi, ma il berlusconismo e, a mio modestissimo parere, lo ha fatto degnamente. Inoltre, ancorchè troppo pettinati, gli ospiti di Fazio hanno attaccato Berlusconi politicamente, non per i suoi guai giudiziari. Travaglio, per esempio, non ha apprezzato il paragone tra le parole dei ministri della cultura europei e quelle di Sandro Bondi? Non ha apprezzato l’elenco dei fondi destinati agli istituti culturali nazionali in Germania e Francia confronto a quelli italiani? Non ha apprezzato il tono sprezzante di Saviano nei confonti dei leghisti? Non ha trovato divertente l’elenco su cosa è considerato “gay” nel casertano?

Fatti

Purtroppo, che in Italia esista un regime lo mostra soprattutto l'”Universo concentrazionario” in cui vivono le redazioni di quasi tutta la stampa italiana, il cui orizzonte non supera le Alpi, a volte nemmeno la Brianza. Parlano i fatti e, per fortuna, non solo quelli quotidiani.

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