Trapianto di fegato

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Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno 2014 si vincono tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Siamo alla festa di Natale dei Bortelli, che tradizionalmente invitano al ristorante una decina di ospiti scelti tra gli amici più cari per farsi gli auguri in una serata golosa. A una cena di Natale si dovrebbe parlare solo di cose allegre. Invece la conversazione a un certo punto va a cadere sul migliore amico di Mario, che è gravemente malato al fegato e potrebbe essere salvato solo da un trapianto.
Ciascuno dice la sua, come si fa in questi casi. Chi esprime la sua vicinanza a Mario per l’infausta sorte dell’amico, chi manifesta fiducia nella medicina moderna. Edoardo è uno specialista di trapianti di fegato. I Bortelli, organizzatori della serata, lo sanno bene. Vorrebbe tanto stare zitto e godersi il cotechino per non pensare al lavoro almeno a cena. Lascia parlare tutti per prendere tempo ma alla fine si decide a rivelarsi. Avrà fatto bene?
Edoardo dice a Mario: «Noi ci conosciamo poco. Vedo che non sai che sono chirurgo e mi occupo proprio di trapianti di fegato. Abbiamo un reparto che è un fiore all’occhiello dell’ospedale. Vengono anche dall’estero a farsi operare da noi».
Tutti ascoltano ammirati le parole di Edoardo. Dopo una pausa, il chirurgo continua.
«Non vorrei apparire immodesto ma, se devo dirla tutta, sono stato proprio io che ho messo a punto una tecnica particolare che permette di evitare nella maggior parte dei casi il pericolo più grande, il rigetto. Eh sì, è stata la gloria principale della mia vita. Di’ al tuo amico che se vuole può rivolgersi a me».

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