Tra il 24 e il 26 (rispettate l’esistenza o aspettatevi resistenza)

venticinque aprile

Oggi è l’anniversario della Liberazione. Ricordiamo una generazione che non seppe né volle essere serva, circondata da lacché e carnefici della loro stessa nazionalità. Per le istituzioni, una celebrazione vuota, riempita di parole smentite dal passato recente (in genere. Non per Boldrini, per dirne una), al di là di parole e proclami e moniti e pensamenti, finte come i giri che Mussolini faceva compiere agli aerei per impressionare, col loro numero, Hitler in visita (erano sempre gli stessi).
Oggi per causa di tantissimi si dovrebbe proclamare la

 

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E invece a me piacerebbe che ogni giorno fosse il 25 aprile.
Non ho mai pensato tanto a Pertini quanto in questi ultimi tempi, in cui niente è come pensavano alcuni di noi: credevamo in un centro-sinistra che voltasse pagina, e ce lo ritroviamo in ciuccio; credevano in un movimento che facesse brillare le stelle del cambiamento, e se lo sono ritrovato tanto puro quanto inconcludente; credevamo che il papa restasse fino alla morte, e invece si è dimesso; credevamo che il presidente della Repubblica si dimettesse, e invece resterà fino alla morte (se continua così, la nostra come nazione).

 

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Pertini si arrabbiava per gli uomini in ginocchio, Napolitano per quelli in piedi.
Ho trovato in rete il pensiero sottostante.

 

pertini

(Anche se non sono d’accordo con la conlcusione. Non votare non è un’opzione).

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