Tema libero: una gita alla sala d’aspetto del dottore

suarezpark

(Immagine via Oggi oppure).

La sala d’aspetto del dottore è quella cosa che è piena quando hai fretta di farti visitare e deserta quando vai lì per le ricette.
E’ il punto debole dell’intero sistema sanitario nazionale perché in genere ti ci trovi per curare una patologia e mentre sei lì te ne pigli altre tre o quattro virali.
La composizione faunistica è molto precisa, prevede che gli anziani siano tutti macchiette dallo spiccato accento locale, gli adulti tutti di forte accento straniero e i cinni tutti molesti e spaccamaroni. In genere c’è sempre anche un esponente del popolo sardo di età variabile, che ti chiedi quali vicende della vita l’abbiano portato in una sala d’aspetto di un medico di base a Bologna, poi ci ripensi e inizi a chiederti quali vicende della vita l’abbiano portato in mezzo ad un raggruppamento di più di dieci persone senza essersi portato dietro la bandiera sarda.
La stretta convivenza fra anzianità bolognese e umanità proveniente da altre nazioni genera forte contrasto nei primi, che vorrebbero dimostrarsi progressisti ma sono culturalmente elastici come un posacenere in ghisa: quando una donna un poco corpulenta con un sari notevolissimo osa alzarsi per andare al cesso, l’anziana bolognese che sarebbe stata dopo di lei alza gli occhi, vede la sedia vuota e chiede:
«dov’è andata…» [pausa per cercare alternative non palesemente razziste] «…quella grossa?» [Palo. Grazie per aver partecipato.]
Forse conscia di aver attirato l’attenzione con figura di qaqqa pregia, l’anziana bolognese decide quindi di mantenere il palco parlando a volume comizio con altra coetanea conterranea delle nipoti/figlie/sailqatzo che sono andate a vedere gli Uandirecsciòn a Milano

– …fino a Milano, eh, pensa, che han fatto più tempo in strada che a sentire il concerto
– eeeh, ma sono famosi
– dice che c’erano trentamila persone
– eeeh, ma sono famosi
– dice che sono i nuovi Bitols

E qui si tocca il punto di non ritorno della sala d’attesa, quando l’apparente insostenibilità della situazione ti porta all’onironautica (non orinonautica, quella è un’altra cosa) immaginando (nell’ordine):

– Di ingaggiare «Quella Grossa™» per percuotere rudemente le vecchie
– Il preludio della Carmen, ma usando le teste delle vecchie al posto dei piatti
– George Harrison che si materializza con una Gretsch Country Gentleman in mezzo alla sala e la fracassa sulla testa di indovinate chi
– Il dottore che esce dallo studio usando una ricetta rossa a mo’ di cartellino urlando «Fuori! e niente aspirinetta per un mese»
– John Lennon che si materializza in mezzo alla sala, abbranca le vecchie e le teletrasporta in una stanza senza porte e finestre con solo due casse e Yellow submarine a ripetizione
– Suarez che entra dalla finestra e le addenta in rapida successione

e in genere verso Suarez arriva il mio turno.

Autolesionistra
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