Chania: la gara fra le Muse e le Sirene

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Le nove Muse, figlie di Zeus e di Mnemosine, la «Memoria», sono le protettrici di tutte le arti. Esse donano agli uomini anche l’oblio delle sofferenze, la cessazione delle ansie. Impersonano l’elevazione del pensiero incarnato nella fantasia. Le nove sorelle vivono sul Monte Elicona e sull’Olimpo e si dedicano al canto e alla danza. Hanno voce meravigliosa che incanta gli uomini e la natura stessa: talora persino il mare e il cielo si fermano per ascoltarle.

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Altre famose cantanti della mitologia greca antica sono le Sirene, figlie di Acheloo, una divinità fluviale. All’origine esse erano uccelli con la testa di donna. Era stata Demetra, la dea della fertilità, a donare loro le ali per essere aiutata a cercare la perduta figlia Persefone. Questa era stata rapita da Ades per farne la sua sposa e Regina degli Inferi. Essa ritorna sulla terra solo a primavera, per poi ricongiungersi negli Inferi con il marito.
Le Sirene, amiche di Persefone, forniscono anime al regno dell’aldilà. Infatti esse attirano gli uomini con il loro canto, ma questa temporanea beatitudine li porta alla morte. Quindi dalle Muse e dalle Sirene comprendiamo che l’arte e il canto possono beare o dannare.

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Narra Stefano da Bisanzio che un giorno nella baia di Souda, accanto alla città di Chania, convennero le Muse e le Sirene per una gara di canto (di cui serba memoria questo sarcofago). Atena, Zeus e Hera erano i giudici. Furono le Muse a vincere. Le Sirene, umiliate per la sconfitta, si strapparono le ali dalla rabbia e, non potendo più volare, presero a vivere nel mare, dove ancor oggi seducono i marinai attirandoli nel loro abbraccio di morte.

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Dopo la vittoria le Muse, con olimpica calma, spennarono le ali perdute dalle Sirene e se ne fecero delle graziose coroncine.

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Nella città più vicina alla baia che assistette alla cruciale battaglia in cui l’arte della vita vinse sull’arte della morte è ambientato questo reportage. A martedì prossimo.

Carla Muschio
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