Surfer-osa / Ani DiFranco, Firenze, Teatro Puccini, 11 settembre

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A metà tra la recensione e la pagina di diario, un pezzo sul concerto tenuto dalla musicista nella città di Dante lo scorso giovedì. Un grazie a Surfer-osa (in fondo al pezzo il collegamento al suo sito) per questo articolo (sue anche le foto), entusiasta e partecipato, che a chi non c’è stato toglie un filino il rimpianto, e rivernicia il desiderio di assistere a un concerto della cantautrice di Buffalo, Usa.

Giovedì 11 settembre al Teatro Puccini di Firenze è stato esaudito un mio desiderio, vedere e ascoltare Ani DiFranco a pochissimi passi dal palco.
anidifranco4Non commento la scelta dei pezzi, che potete vedere nella fotografia dedicata alla scaletta (persa giusto per un pelo; ma come consolazione una delle mie vicine di sedia mi ha permesso di fotografare il suo cimelio).
Della serata mi rimane cucito addosso il sorriso di Ani, così puro e contagioso. Il talento e la forza dirompente con cui lo esprime. La DiFranco ha donato un concerto onesto, carico, tecnicamente vicino alla perfezione.
La breve apertura è stata lasciata alla promozione dell’ep di Shabsi Mann (voce e chitarra) accompagnata dalla vikinga ninja (come l’ha definita Shabsi) Mikatsiu, ovvero Mika Hayashi Ebbesen (cello/melodica), fondatrice del collettivo Human fiction Tartini. Durante e dopo il concerto di Ani era possibile vederle gironzolare e socializzare in quel del Puccini.
E poi è iniziato il concerto.

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Ani DiFranco ha parlato e scherzato con il pubblico, a partire dall’illusione di poter scappare dalla famiglia passando all’incubo dell’aria condizionata, citando Dante che ha definito come «il tizio che ha iniziato a parlare d’amore quando non era poi così fico parlarne» per poi finire sulla promiscuità e il nostro lato animale. C’è stata anche una divertente  parentesi dedicata alla lettura di estratti di un suo libro di poesie edito dalla Minimum Fax (la versione italiana è stata fornita da Heidi, la ragazza del merchandising).
A proposito di mercanzie.

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Chi ha partecipato ai concerti di questo tour ha potuto comprare in anteprima il nuovo disco Allergic to water, senza libretto e copertina ma con tutto quello che veramente conta, che sarà ufficialmente in vendita, questa volta con una veste grafica curata, dal prossimo novembre.
Ani a Firenze si è presentata per quello che è, senza trucco. Proprio come l’anteprima del suo nuovo disco.
Indossava una canotta semplice e un paio di pantaloni anonimi. Era davvero bella, rendeva quasi impossibile staccarle gli occhi di dosso. Non c’era nessuna scenografia, il contrabbasso e la batteria erano l’unico accompagnamento, agli antipodi di quel che circola mediamente nel mondo dello spettacolo o nei talentifici televisivi, dove musica e personaggi sono costruiti a tavolino.

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Io l’ho seguita emozionata, da un posto veramente vicino al palco. Era la prima volta che riuscivo a vederla dal vivo dopo quasi 18 anni da quando ho iniziato ad ascoltarla, folgorata da Shameless (una canzone contenuta in Dilate, uscito nel 1996). La musicista ha dato il suo meglio in ogni pezzo, facendolo rivivere; dandogli nuova bellezza e profondità, rendendo questa serata irripetibile e toccante dalla prima all’ultima nota. Non riusciva a stare ferma, si è mossa per tutto il tempo come se fosse stata in procinto di scoppiare dalla gioia. Proprio come racconta nella sua Joyful girl: «Lo faccio per la gioia che reca / Perché sono una ragazza gioiosa / Perché il mondo non mi deve nulla / E noi ci dobbiamo gli uni gli altri il mondo» («I do it for the joy it brings, / because I’m a joyful girl, / because the world owes me nothing / and we owe each other the world»).

Quattro canzoni imprescindibili:

PROMISCUITY

 

NOT A PRETTY GIRL

 

YOU HAD TIME

 

UNTOUCHABLE FACE

Surfer-osa
Visitate il suo sito
(contiene anche cose spinte, ocio)

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