Sull’odore, il profumo e il ricordo dei libri

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Questa settimana ci occupiamo di una cosa che, per citare il suo “artefice” (uno di essi, almeno) è “un libro, lo apri, c’è una bottiglia dentro e odora di libro. Potrebbe essere eccentrica, ma in realtà è un’idea semplice e lineare”. Chi parla è il profumiere Geza Schoen, responsabile, insieme allo stilista tedesco Karl Lagerfeld di “Paper Passion” (Passione di carta), un profumo alla fragranza di libro.
Il prodotto è in giro dal luglio 2012, al prezzo di 88 €. E naturalmente i committenti dell’operazione sono una casa editrice, la Steidl Books, e una rivista: “Wallpaper”.

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Di recente, in un luogo dove non potevo controbattere, ho sentito una persona che tesseva le lodi dell’e-book. Il centro del suo discorso era che nell’e-book ci entrano qualcosa come diecimila libri anche di 700 e passa pagine, che puoi leggere senza dover accendere la luce visto che di recente il Kindle si è dotato di retroilluminazione dello schermo, che tieni l’oggetto con una mano e che non hai bisogno di metterti gli occhiali se inizi ad avere problemi di vista, perché basta ingrandire le lettere. In effetti nessuno si azzarderebbe a dire che questi sono svantaggi, perché l’evidenza è che davvero l’e-book reader offre molte agevolazioni sia per l’immagazzinamento del libri che per la lettura.

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Del resto se prendete un libro, uno di quelli di carta, lo aprite e lo annusate l’odore che emana la carta non è semplicemente una fragranza che può piacere o non piacere. Se avete un minimo di cuore e un minimo di esperienza e magari siete stati fortunati, perché in casa c’erano dei libri o avevate dei nonni amanti della lettura o, che so, un bravo professore alle scuole medie, ecco, tutto questo è uno sfondamento percettivo che s’irradia dal fiore spiegato delle pagine. Io lo faccio, proprio ora sì, come testimone. Prendo L’uomo senza qualità di Robert Musil, lo apro e lo annuso. Mi ricordo quando l’ho comprato: è stato il primo acquisto di libri dopo molti mesi che ne prendevo solo in biblioteca. L’ho fatto per festeggiare, perché avevo ricevuto una buona notizia e così mi sono concesso questi 29 € e ora ricordo quando da bimbetto la mia richiesta di passare un sabato pomeriggio perfetto si incaricava di chiedere a mio padre una gita in centro. Avevamo un programma consolidato: pizza al taglio in un forno di via Cavour (che a Firenze è una via centralissima, dalla volante piazza San Marco ai marmi di piazza Duomo). Sbrigata la merenda andavamo da Marzocco, una storica libreria fiorentina. A Marzocco c’era un meraviglioso reparto cinema, in una specie di soppalco con centinaia di VHS, tutti divisi per genere cinematografico o attore o regista, a seconda della celebrità del genere o dell’attore o del regista. Ho scoperto lì perle come Sciopero di Ejsenstejn o Dracula di Tod Browning. Mi trasferivo poi nel settore dell’occulto, perché come ogni bambino di 9 anni il mistero mi piaceva da morire e sfogliavo libri di ufologia ed esoterismo e parapsicologia e storie di fantasmi. Mio padre passava in rassegna i libri che gli piacevano. Io ero libero, in libreria, da solo, circondato dai libri. Marzocco, poi, aveva un aspetto quasi da sommergibile, con i corridoi un po’ angusti, i neon sul soffitto e gli scaffali non proprio appetitosi (forse è la mia memoria che distorce gli eventi). Sembrava di inoltrarsi in un labirinto, protetto dai libri. Trovai I racconti del mistero di Edgar Allan Poe, I racconti gotici in un’edizione della Newton&Compton (con classici come Il vampiro di Polidori e Frankenstein), ma anche I tre moschettieri di Dumas e Notre-Dame di Hugo. Se non avessi avuto quella libreria sarei stato una persona diversa.

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Ora le cose sono cambiate. Al posto di Marzocco ora c’è Eataly e mio padre non legge più romanzi, ma saggi di storia. Il problema dell’e-book non è tanto che le sue pagine non profumano (anche perché a essere precisi un e-book non ha pagine), ma che non prevedono un luogo come la vecchia libreria Marzocco. L’e-book non esiste: è questo il suo pregio. Fossi stato bimbetto ora dove sarei andato il sabato pomeriggio?
E poi ogni libro ha il suo odore. Libri che sanno di stracci fradici, di legno plastificato (“un sapore tipo Ikea”, dice la mia compagna), di cassettone da nonni e rovere all’ombra delle persiane, di confortevole studio in una casa di montagna e d’inquieto tiglio nei viali urbani. Un libro, come un essere umano, cambia odore crescendo; è sensibile all’ansia e alla paura, al calore o al freddo, vive e respira e fa innamorare. Faccio annusare le pagine di Musil alla mia compagna e lei dice che sanno di “legno e Bubble Gum”. Soltanto a uno sguardo superficiale l’e-book può sembrare un sostituto del libro di carta. Personalmente non sono contrario al libro digitale, anzi: solo è necessario capire che ruolo dargli. Iniziare a pensarci non sarebbe una cattiva idea.
Nel frattempo, però, non ci saranno conversatori disattenti che mi faranno cambiare idea sulla bellezza di un libro di carta, compresa la difficoltà di leggere mentre chi ti sta accanto vuol dormire, la necessità d’inforcare gli occhiali perché si sono passati i 40 e la vista inizia a funzionare meno. Insomma, voglio dire: leggere è un piacere e una conquista. Non si può leggere ovunque, anche se potenzialmente è possibile: è indispensabile ritagliarsi dei momenti di vera attenzione, di vera concentrazione, di reale amore e dedizione all’atto in sé, come omaggio alla civiltà. E poi, francamente, non ci vedo nulla di male nel vederci un po’ meno. Gli occhiali, come i libri, mi sono sempre piaciuti.

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p.s.
Al solito un grazie meraviglioso alla Libreria Immaginaria, infinita fonte di saggezza e curiosità.

Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni

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