Sull’allegoria

Trifone, un grammatico greco del I secolo a.C., definisce così l’allegoria: “discorso che in senso letterale indica una cosa, ma che ne intende un’altra, in base ad un rapporto di somiglianza”.
Pare che il poeta Teagene da Reggio (Calabria), del VI secolo a.C., sia stato il primo a mettere a punto il concetto di allegoria e dargli questo nome. Teagene tuttavia non ha inventato l’allegoria, l’ha solo scoperta. Con intensità diversa, paragoni, metafore e allegorie, che permettono di descrivere e capire l’ignoto con il noto, sono nate insieme al linguaggio umano, che è simbolico nella sua essenza. Il primo uomo che ha chiamato “gambe” i quattro supporti del tavolo ha usato un concetto già assodato, quello di “gamba”, per descrivere come si regge il tavolo.
La similitudine tra gli arti inferiori dell’uomo e il supporto del tavolo può essere la constatazione di un semplice dato di fatto che non dà adito a meditazioni profonde. Peraltro, il ricordo delle gambe, magari le gambe sensuali di una bella donna, può essere così vivo nell’espressione “gambe del tavolo” da renderla indecente, come fu in Inghilterra durante l’Età Vittoriana.
L’abitudine porta a usare parole e espressioni in modo automatico, senza più vedere la vita che scorre in esse. I poeti, che usano le parole con particolare arte, è come se le spolverassero, restituendole alla loro originaria lucentezza. E nel dire questo ho costruito una metafora: come la massaia spolverando un tavolo nota le sue venature, così  il poeta, guardando un fenomeno, vede in esso verità fino ad allora nascoste.
Attraverso l’allegoria, presente in letteratura fin dal suo sorgere, sono state espresse e rese comprensibili grandi verità. Infatti già gli antichi filosofi e grammatici greci leggevano nella poesia omerica e nei miti del loro popolo non già una narrazione fattuale o reali vicende divine ma l’esposizione in forma allegorica di leggi della vita umana.
Lo stesso Gesù deve molto del suo successo alla capacità di parlare in modo traslato. Un conto è dire: “vivete in modo semplice” e un altro, ben più convincente, è affermare: “considerate come crescono i gigli: non filano, né tessono, eppure io vi dico che nemmeno Salomone, in tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di essi” (Luca 12, 27).
Dall’antichità fino al Medioevo e al Rinascimento la costruzione e decodificazione di allegorie ebbe un successo crescente. Pensiamo ad esempio a Dante, a Giotto: nella loro arte nulla è solo se stesso, tutto rimanda ad altro. Persino quando l’artista non ha messo in piedi consapevolmente una costruzione allegorica, il fruitore dell’opera è pronto a ricercarla e sempre la trova, perché tutto si presta ad essere utilizzato per descrivere altro.
In epoca moderna l’allegoria nella sua forma canonica è decisamente in disuso, sebbene ogni manifestazione artistica possa essere letta come allegoria, persino il mondo di Harry Potter e le vicende di Snoopy.
Il mio intento è di ridare vita alla modalità allegorica del pensiero invitando i lettori a giocare con le interpretazioni delle allegorie moderne da me scritte. Quando ci si impratichisce, si scopre che è divertente trasferire un concetto da un ordine di realtà a un altro e che questo rende più facile vivere. Infatti di fronte a una situazione difficile, se si riesce a stabilire il debito parallelismo con un fenomeno a noi già noto si è anche trovato il modo per affrontare il problema.
I più bravi diventeranno come Mosè, che acquisì autorità in Egitto grazie alla sua capacità di interpretare i sogni del Faraone, cioè di muoversi con leggerezza tra i significati.

 

COME SI GIOCA

Il lunedì di ogni settimana il lettore trova su daParte un mio testo allegorico, che può essere una narrazione, la descrizione di un fenomeno naturale o di un aspetto della vita. Ciascuno è invitato a decodificare a suo modo l’allegoria applicando a un altro campo il messaggio di questa. Ogni lettura è lecita, pur che funzioni. Si può inviare alla maestra la propria decodifica. Gli scritti più belli verranno inseriti nella “vetrina” della settimana successiva, insieme alla decodifica dell’autrice. I lettori più pubblicati nella vetrina riceveranno dei premi.
Il premio più grande, che verrà vinto da tutti i partecipanti, sarà l’aver acquisito una maggiore capacità di far volare il proprio pensiero, diventando sempre più bravi a capire il mondo.

Carla Muschio
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